Testi apocrifi - Testamenti dei dodici figli di Giacobbe - Profezie On Line

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Apocrifi

TESTI APOCRIFI
TESTAMENTI DEI DODICI FIGLI DI GIACOBBE


Testamento di Ruben, primo figlio di Giacobbe e di Lea


I.


[1] Copia del testamento di Ruben. Tutte le raccomandazioni che fece ai suoi figli prima di morire, quando aveva centoventicinque anni. [2] Due anni dopo la morte di Giuseppe, Ruben si ammalò e si riunirono intorno a lui per fargli visita i figli e i figli dei figli.
[3] Disse loro: "Figlioli miei, ecco, io sto morendo e me ne vado sulla via dei miei padri".
[4] Visti lì Giuda, Gad e Aser, suoi fratelli, disse loro: "Sollevatemi, perché possa dire ai miei fratelli e ai miei figli tutto quello che tengo nascosto nel cuore. Ecco, io sto per venir meno".
[5] Sollevatosi, li baciò. Poi disse: "Ascoltate, fratelli e figli miei. Porgete ascolto a Ruben,  vostro padre, a quanto sta per raccomandarvi.
[6] Ecco, oggi io vi scongiuro per il Dio del cielo di non comportarvi come fanno i giovani, ignorando la Legge e vivendo nell'impudicizia, nella quale mi trovai travolto anch'io: contaminai il letto di mio padre Giacobbe.
[7] Io vi dico che (Dio) mi colpì ai fianchi con una grave ferita (e io restai malato) per sette mesi. E se mio padre Giacobbe non avesse intercesso per me presso il Signore, il Signore avrebbe voluto farmi morire.
[8] Avevo trent'anni, quando commisi il male davanti al Signore e per sette mesi fui malato da morire.
[9] Dopo, con grande fermezza feci penitenza per sette anni davanti al Signore.
[10] Né vino né sicera bevvi, la carne non entrò nella mia bocca, nessun cibo appetitoso mangiai, ma soffrivo per il mio peccato, che é stato grande, come non ce ne é stato un altro in Israele.

II.


[1] E ora ascoltate da me, figlioli miei, ciò che vidi, quando facevo penitenza, riguardo ai sette spiriti dell'inganno.
[2] Contro l'uomo sono stati posti [da parte di Beliar] sette spiriti che sono le radici delle opere della giovinezza.
[3] E altri sette spiriti gli furono dati al momento della creazione, perché ogni opera dell'uomo si fondasse su di essi.
[4] Il primo é lo spirito di vita, con la quale é creata la struttura dell'uomo. Il secondo é lo spirito della vista, con la quale nasce il desiderio.
[5] Il terzo é lo spirito dell'udito, col quale nasce l'apprendimento. Il quarto é lo spirito dell'odorato, col quale é data la sensazione di respirare.
[6] Il quinto é lo spirito della parola, con la quale nasce la conoscenza.
[7] Il sesto é lo spirito del gusto, per cui mangiamo e beviamo e in esso si fonda la forza, perché nei cibi sta il fondamento della forza.
[8] Il settimo é lo spirito del seme e del coito, insieme ai quali, a causa del desiderio del piacere, arrivano in folla i peccati.
[9] Perciò questo spirito é l'ultimo in ordine alla creazione, ma é il primo rispetto alla giovinezza. Esso é pieno di ignoranza e l'ignoranza guida il giovane come un cieco dentro la fossa, come una pecora nel precipizio.

III.


[1] Oltre a tutti questi, ottavo é lo spirito del sonno, col quale fu creata l'estasi della natura e l'immagine della morte.
[2] E' a questi spiriti che si mescolano gli spiriti dell'errore].
[3] Il primo é lo spirito dell'impudicizia, che risiede nella natura e nei sensi. Il secondo é lo spirito di insaziabilità del ventre.
[4] Il terzo é lo spirito di contesa (che risiede) nel fegato e nella bile. Il quarto é lo spirito di compiacenza e di adulazione, per apparire degni di lode senza un vero impegno.
[5] Il quinto é lo spirito di superbia, per vantarsi e inorgoglirsi. Il sesto é lo spirito di menzogna + in rovina e in gelosia +, per inventare o nascondere discorsi di fronte a parenti e ad amici.
[6] Il settimo é lo spirito di ingiustizia, con la quale avvengono furti e rapine, per saziare il desiderio di piacere che c'é nel cuore. Infatti l'ingiustizia si fonde con l'azione di tutti gli altri spiriti attraverso l'accettazione di doni.
[7] A tutti questi é legato lo spirito del sonno, che é spirito di inganno e di immaginazione.
[8] Così tutti i giovani vanno in rovina, ottenebrando la propria mente di fronte alla verità; non si comportano secondo la Legge di Dio, né ascoltano l'insegnamento dei padri, come capitò anche a me nella mia giovinezza.
[9] E ora, figlioli miei, amate la verità ed essa vi custodirà. Io vi insegno: ascoltate le parole di Ruben,  vostro padre.
[10] Non posate la vostra attenzione su aspetto di donna, non state insieme a una donna sposata, non occupatevi di affari di donne.
[11] Se infatti non avessi visto Balla che faceva il bagno in un luogo nascosto, non sarei caduto in una trasgressione così grave.
[12] La mia mente, una volta che ebbe accolto in sé la nudità femminile, non mi lasciò dormire, finché non ebbi compiuto quell'abominio.
[13] Partito Giacobbe, mio padre, per andare a trovare suo padre Isacco, e trovandoci noi in Gader, vicino a Efrata, nel territorio di Betlemme, un giorno Balla ubriaca stava sdraiata nuda sul suo letto.
[14] Entrato (nella sua camera) e guardata la sua nudità, commisi l'empietà, senza che lei se ne accorgesse; poi, lasciatala addormentata, me ne andai.
[15] Subito, un angelo di Dio svelò a mio padre la mia empietà; e, giunto, si addolorò per me, senza più toccare Balla.

IV.


[1] Non badate, dunque, figlioli miei, alla bellezza delle donne, non fate caso alle loro faccende; comportatevi piuttosto in semplicità di cuore e nel timore del Signore. Affaticatevi nel lavoro e nello studio e dietro ai vostri greggi, finché il Signore non vi conceda una compagna come lui vuole, perché non vi capiti ciò che é capitato a me.
[2] Fino alla morte di mio padre io non ebbi il coraggio di guardarlo in faccia, o di parlare con uno dei miei fratelli, per la vergogna.
[3] Ancora mi tormenta la coscienza del mio peccato.
[4] Mio padre mi consolò e pregò per me il Signore, che la Sua ira si allontanasse da me, come mi aveva mostrato il Signore. Da allora fino a questo giorno ho saputo custodirmi e non ho più peccato.
[5] Per questo, figlioli miei, io vi dico, osservate tutte le raccomandazioni che vi faccio, e non peccherete.
[6] Il peccato di impudicizia é la fossa dell'anima, in quanto ci separa da Dio e ci avvicina agli idoli. E' questa che fa smarrire la mente e il pensiero e conduce giovani di morte immatura all'Ade.
[7] Molti infatti porta a rovina l'impudicizia. Sia uno vecchio o nobile, sia ricco o povero, sempre si attira addosso l'onta di fronte agli uomini e a Beliar.
[8] Avete sentito, dunque, di Giuseppe, come si seppe guardare da una donna e purificare il pensiero da ogni impudicizia; così trovò grazia davanti a Dio e agli uomini.
[9] L'egiziana tentò molte cose contro di lui; chiamò degli stregoni e gli portò dei filtri, ma la sua volontà non accolse il desiderio cattivo.
[10] Per questo il Dio dei nostri padri lo protesse da ogni mala morte nascosta. Se infatti l'impudicizia non domina la vostra mente, nemmeno Beliar può aver dominio su di voi.

V.


[1] Cattive sono le donne, figlioli miei, e poiché non hanno nessun potere sull'uomo, usano l'inganno della bellezza per attrarlo a sé.
[2] Quello poi che non hanno la forza di sedurre con la bellezza, lo vincono con l'inganno.
[3] Altre cose di esse mi disse l'angelo di Dio e mi insegnò che le donne sono più esposte dell'uomo allo spirito di impudicizia: nel cuore tramano contro gli uomini; attraverso gli ornamenti ingannano le menti degli uomini; attraverso lo sguardo iniettano il veleno; a questo punto li hanno davvero resi schiavi.
[4] La donna infatti, a viso aperto, non ha la forza di far violenza all'uomo, ma può fargli del male con la bellezza impudica.
[5] Dunque, figlioli miei, fuggite l'impudicizia e ordinate alle vostre mogli e alle vostre figlie di non adornare le loro teste e i loro sguardi per non ingannare le menti; ogni donna che si serva di questi inganni é destinata alla punizione eterna.
[6] Fu in questo modo infatti che ammaliarono i Vigilanti, prima del diluvio. Perché quelli le guardarono a lungo e così ne ebbero il desiderio e concepirono l'azione nella mente. Presero forma umana e apparvero loro, mentre erano unite ai loro mariti.
[7] Esse concepirono nella mente il desiderio delle loro immagini e dettero vita ai giganti; ché i Vigilanti erano apparsi loro alti fino al cielo.

VI.


[1] Guardatevi, dunque, dall'impudicizia e siate puri nella mente. Custodite anche i vostri sensi dalle donne.
[2] Ordinate anche alle vostre donne di non avere rapporti con uomini, perché anche loro siano pure nella mente.
[3] Infatti i contatti continui, anche se non si commette empietà, tuttavia sono per loro una malattia inguaribile e per noi si risolvono nella infamia eterna di Beliar.
[4] Ché l'impudicizia non ha in sé né intelligenza né pietà; ogni gelosia abita nel desiderio di essa.
[5] Per questo io vi dico, sarete gelosi dei figli di Levi e cercherete di essere più grandi di loro, anche se non ci riuscirete.
[6] Dio infatti li vendicherà e voi morrete di mala morte.
[7] Dio ha dato a Levi l'autorità e a Giuda insieme con lui; e anche a me, a Dan e a Giuseppe, per essere dei capi.
[8] Per questo io vi ordino di ascoltare Levi perché conoscerà la Legge di Dio; darà istruzioni riguardanti il giudizio e farà i sacrifici per Israele fino al compimento dei tempi; sommo sacerdote unto indicato dal Signore.
[9] Io vi scongiuro per il Dio del cielo di fare la verità ciascuno verso il suo prossimo, di nutrire amore ciascuno per il suo fratello.
[10] A Levi avvicinatevi in umiltà di cuore, per ricevere dalla sua bocca la benedizione.
[11] Egli benedirà Israele e Giuda, perché lui il Signore ha scelto per regnare davanti a tutto il popolo.
[12] Inchinatevi davanti alla sua discendenza, perché [per voi morrà in guerre visibili e invisibili e] in mezzo a voi sarà re per sempre".

VII.


[1] Ruben morì, dopo aver lasciato ai suoi figli queste raccomandazioni.
[2] Lo deposero in un sarcofago, fino a quando non lo riportarono dall'Egitto e lo seppellirono a Hebroné nella grotta, dove era anche suo padre.

Testamento di Simeone, secondo figlio di Giacobbe e di Lea


I.


[1] Copia delle parole di Simeone, che disse ai suoi figli prima di morire, quando aveva centoventi anni, e al tempo in cui morì suo fratello Giuseppe.
[2] Quando Simeone si ammalò, vennero a fargli visita i suoi figli. Fattasi forza, si mise a sedere, li baciò e disse:

II.


[1] "Ascoltate, figlioli miei, Simeone, vostro padre. Voglio dirvi che cosa tengo nel mio cuore.
[2] Nacqui da Giacobbe, secondo figlio a mio padre, e mia madre Lia mi chiamò Simeone, perché il Signore aveva ascoltato la sua preghiera.
[3] Io ero fortissimo, non avevo paura ad agire non temevo nulla
[4] il mio cuore era forte, il mio fegato irremovibile, le mie viscere senza compassione
[5] Perché anche il coraggio é dato agli uomini dall'Altissimo, sia quello dello spirito, sia quello fisico].
[6] Quando ero giovane, ero molto invidioso di Giuseppe, perché mio padre lo amava più di tutti gli altri.
[7] Indurii il mio fegato contro di lui, da ammazzarlo, perché il signore dell'inganno e lo spirito dell'invidia mi aveva accecato la mente, cosicché non lo potevo più guardare come fratello, né risparmiare mio padre, Giacobbe.
[8] Ma il suo Dio e Dio dei nostri padri mandò il suo angelo e lo protesse dalle mie mani.
[9] Quando andai a Sichem a portare unguenti per i greggi e Ruben (andò) a Dothaim, dove erano tutti i nostri strumenti e le nostre provviste, mio fratello Giuda lo vendette agli Ismaeliti.
[10] Quando Ruben lo seppe, se ne addolorò, ché avrebbe voluto riportarlo al padre.
[11] Io, invece, quando seppi la cosa, mi adirai contro Giuda, perché lo aveva lasciato andare vivo: per cinque mesi restai adirato contro di lui.
[12] Ma il Signore mi tenne legato e mi impedì di usare le mani, perché la mia mano era diventata per sette giorni mezza secca.
[13] Allora io riconobbi, figlioli, che ciò mi era capitato a causa di Giuseppe. Feci penitenza e piansi; pregai il Signore Iddio che la mia mano guarisse e fossi libero da ogni contaminazione e invidia, nonché da ogni stoltezza.
[14] Riconobbi infatti di aver meditato un'azione cattiva davanti al Signore e davanti a Giacobbe mio padre, a causa di Giuseppe mio fratello, perché lo avevo invidiato.

III.


[1] E ora, figlioli miei, ascoltatemi e guardatevi dallo spirito dell'inganno e dell'invidia.
[2] Perché anche l'invidia domina tutta la mente dell'uomo e non lo lascia né mangiare, né bere, né fare nulla di buono.
[3] Ma sempre gli suggerisce di eliminare l'invidiato; solo che l'invidiato fiorisce sempre, mentre chi invidia appassisce.
[4] Per due anni nel timore del Signore mortificai l'anima mia col digiuno. E riconobbi che la liberazione dall'invidia si produce attraverso il timore di Dio.
[5] Se uno infatti si rifugia nel Signore, lo spirito cattivo fugge via da lui, e la sua mente diventa leggera.
[6] Finisce con l'avere misericordia dell'invidiato e condivide i sentimenti di coloro che lo amano: così si libera dall'invidia.

IV.


[1] Poiché mio padre mi vedeva taciturno, mi interrogava sui miei sentimenti: io gli dicevo che avevo il fegato gonfio.
[2] Soffrivo infatti più di tutti, perché il colpevole ero io della vendita di Giuseppe.
[3] Quando poi andammo in Egitto e mi mise in prigione come spia, riconobbi che soffrivo giustamente e non mi ribellai.
[4] Giuseppe era buono ed aveva in sé uno spirito di Dio; era compassionevole e misericordioso, non si ricordò del male che gli avevo fatto, ma mi amò insieme coi miei fratelli.
[5] Guardatevi, dunque, figlioli miei, da ogni gelosia ed invidia e comportatevi in semplicità di cuore, perché Dio conceda anche a voi grazia, onore e benedizione, sulle vostre teste, come avete visto che é capitato a Giuseppe.
[6] Giorno dopo giorno, mai ci rinfacciò quel che era successo, ma ci amò come la sua anima e ci onorò più dei suoi figli, donandoci ricchezza, bestiame e prodotti della terra.
[7] Anche voi, figlioli miei, amate ciascuno il suo fratello in bontà di cuore, così lo spirito dell'invidia starà lontano da voi.
[8] Esso rende l'anima crudele, distrugge il corpo alla volontà offre ira e guerra incita al sangue <....>. conduce la mente alla ribellione all'anima produce turbamento al corpo tremore.
[9] Anche durante il sonno gli appare una qualche gelosia cattiva che lo divora, sconvolge la sua anima con l'aiuto di spiriti malvagi, mette in agitazione il suo corpo, fa svegliare la mente tutta confusa: appare agli uomini come spirito malvagio e venefico.

V.


[1] Per questo Giuseppe era d'aspetto florido e bello, perché in lui non abitava nulla di cattivo. Infatti il volto tradisce il turbamento dello spirito.
[2] E ora, figlioli miei, rendete buoni i vostri cuori davanti al Signore, rendete piane le vostre vie davanti agli uomini; così troverete grazia davanti al Signore e agli uomini
[3] Guardatevi, dunque, dall'impudicizia, perché l'impudicizia é madre dei mali separandoci da Dio e avvicinandoci a Beliar.
[4] Io ho visto infatti nei caratteri del libro di Enoc, che i vostri figli periranno a causa dell'impudicizia e con la spada faranno ingiustizia ai figli di Levi.
[5] Ma di fronte a Levi non potranno reggere, perché egli combatterà la guerra del Signore e vincerà ogni vostro assalto.
[6] Saranno dispersi a piccoli gruppi in mezzo a Levi e a Giuda e fra di voi non ci sarà più nessuno che tenga il potere, come ha profetizzato anche nostro padre nelle benedizioni.

VI.


[1] Ecco, vi ho detto tutto, per poter essere innocente del vostro peccato.
[2] Se vi toglierete di dosso l'invidia e ogni durezza di cuore, come rosa fioriranno le mie ossa in Israele, come giglio la mia carne in Giacobbe. Il mio profumo sarà come profumo del Libano, si moltiplicheranno dei santi usciti da me, per tutti i tempi dei tempi i loro rami si estenderanno per ampio tratto.
[3] Allora perirà la discendenza di Canaan e resto non ci sarà in Amalek. Periranno tutti i Cappadoci, tutti i Khettei scompariranno.
[4] Allora verrà meno la terra di Cam e tutto il popolo perirà. Allora tutta la terra sarà libera dal tumulto e tutta la distesa sotto il cielo dalla guerra.
[5] Allora Sem sarà glorificato, perché il Signore Iddio, il Grande d'Israele, apparirà sulla terra [come uomo] per salvare in sé Adamo.
[6] Allora tutti gli spiriti dell'inganno saranno calpestati, e gli uomini domineranno gli spiriti malvagi.
[7] Allora io risorgerò nella gioia e benedirò l'Altissimo per le sue meraviglie, [perché Dio, prendendo un corpo e mangiando insieme con gli uomini, li ha salvati].

VII.


[1] E ora, figlioli miei, ubbidite a Levi e a Giuda, non ribellatevi a nessuna di queste due stirpi, perché da esse sorgerà per noi la salvezza di Dio.
[2] Infatti il Signore farà sorgere da Levi [come] un Sommo Sacerdote e da Giuda [come] un re [Dio e uomo]. Così salverà [tutti i popoli] e il popolo di Israele.
[3] Per questo io vi ordino di ordinare anche voi ai vostri figli di osservare questi comandamenti al loro tempo".

VIII.


[1] Quando Simeone ebbe finito di fare queste raccomandazioni ai suoi figli, si addormentò coi suoi padri, all'età di centoventi anni.
[2] Lo deposero in un sarcofago di legno, per poi riportare le sue ossa in Hebron. Le riportarono di nascosto durante la guerra egiziana.
[3] Gli egiziani conservarono le ossa di Giuseppe nelle tombe reali,
[4] perché gli indovini avevano detto loro che, se le ossa di Giuseppe fossero uscite (dall'Egitto), vi sarebbero state su tutta la regione oscurità e tenebra e grandi sciagure per gli egiziani, cosicché nessuno, nemmeno con una lampada, avrebbe riconosciuto suo fratello.

IX.


[1] I figli di Simeone piansero il loro padre. Restarono in Egitto fino ai giorni del loro esodo con Mosé.

Testamento di Levi terzo figlio di Giacobbe e di Lea


I.


[I] Copia delle parole di Levi. Tutte le raccomandazioni che lasciò in testamento ai suoi figli, secondo le quali avrebbero dovuto comportarsi, e tutte le predizioni di ciò che sarebbe accaduto loro fino al giorno del giudizio.
[2] Era ancora sano, quando li chiamò a sé; ma gli era stato rivelato che stava per morire. Quando si furono riuniti, disse loro:

II.


[1] Io, Levi, fui concepito in Harran e vi nacqui. Poi venni con mio padre a Sichem.
[2] Ero giovane, avevo circa venti anni, quando vendicai Dina, nostra sorella, insieme con Simeone, per l'offesa di Emmor.
[3] Una volta, mentre pascolavo i greggi ad Abelmaul, venne su di me lo spirito di intelligenza del Signore e vidi tutti gli uomini smarrire la loro via: sopra le mura si era insediato il peccato e l'ingiustizia si era stabilita sopra la torre.
[4] Mi preoccupai per la stirpe dei figli degli uomini e pregai il Signore perché fossi salvo.
[5] Allora cadde su di me un sonno: vidi un monte alto ed io ero su di esso.
[6] Ecco, si aprirono i cieli e un angelo del Signore mi disse: "Levi, Levi, entra".
[7] Entrai nel primo cielo e vi vidi molta acqua sospesa.
[8] E vidi ancora un secondo cielo molto più luminoso e splendente: c'era infatti un'altezza sconfinata.
[9] Domandai all'angelo: "Che significa questo cielo che é così?". Mi rispose l'angelo: "Non ti stupire di questo, perché vedrai un altro cielo ancora più splendente e più puro.
[10] Quando sarai salito lassù, sarai vicino al Signore. Sarai suo ministro. rivelerai agli uomini i suoi misteri e annunzierai riguardo a chi verrà a riscattare Israele.
[11] Attraverso te e Giuda Dio apparirà agli uomini, salvando in sé stesso tutto il genere umano.
[12] Da ciò che appartiene al Signore vengono i tuoi mezzi di sostentamento. Egli sarà per te campo e vigna, frutto della terra, oro e argento.

III.


[1] Ascolta dunque (ciò che ti dico) dei cieli che ti sono stati mostrati. Quello più basso, per questo ti appare triste, perché vede tutte le ingiustizie degli uomini.
[2] Esso tiene pronti fuoco, neve e ghiaccio per il giorno del giudizio (che sarà) nella giustizia di Dio. In esso infatti ci sono tutti gli spiriti delle punizioni, per fare vendetta degli uomini.
[3] Nel secondo ci sono le potenze degli accampamenti, (gli angeli) schierati a battaglia per il giorno del giudizio, per far vendetta degli spiriti dell'inganno e di Beliar. Al di sopra di loro stanno i santi.
[4] Nella sede poi più alta di tutte c'é la grande gloria che é al di sopra di ogni santità.
[5] Nel cielo sotto di esso ci sono gli arcangeli, che prestano il loro servizio e placano il Signore per tutti i peccati di ignoranza dei giusti.
[6] Offrono al Signore un aroma profumato, un sacrificio spirituale e incruento.
[7] Nel cielo sotto ci sono gli angeli che portano le risposte agli angeli del volto del Signore.
[8] In quello ancora sotto ci sono i troni e le potenze, in esso si inneggia incessantemente a Dio.
[9] Quando Dio volge il suo sguardo verso di noi, tutti tremiamo: il cielo, la terra e l'abisso si scuotono davanti al volto della Sua maestà.
[10] I figli degli uomini peccano e provocano l'ira dell'Altissimo, perché non comprendono queste cose.

IV.


[1] Sappi ora che il Signore giudicherà i figli degli uomini. Quando le pietre si spaccheranno, quando il sole si spegnerà, quando le acque si prosciugheranno, quando il fuoco si ritirerà, quando tutta la creazione sarà sconvolta, quando gli spiriti invisibili saranno annientati, quando l'Ade sarà spogliato delle sue armi [per la passione dell'Altissimo], gli uomini disubbidienti induriranno nella loro ingiustizia e per questo saranno giudicati e puniti.
[2] L'Altissimo ha ascoltato la tua preghiera di separarti dall'ingiustizia e di divenire per lui figlio, servo e ministro del Suo volto.
[3] Tu brillerai in Giacobbe della luce della conoscenza sarai come un sole per tutta la stirpe di Israele.
[4] A te sarà data la benedizione, e a tutta la tua stirpe finché il Signore non visiterà tutti i popoli con la Sua   [del Figlio Suo] misericordia per sempre [solo che i tuoi figli gli metteranno le mani addosso per impalarlo].
[5] Per questo ti é stata data prudenza e conoscenza, per insegnare ciò ai tuoi figli.
[6] Infatti coloro che ti benedicono saranno benedetti,e coloro che ti maledicono periranno.

V.


[1] A questo punto l'angelo mi aprì le porte del cielo, e vidi il Santo Altissimo seduto sul trono.
[2] Mi disse: "Levi, ti ho dato le benedizioni del sacerdozio, finché io non venga ad abitare in mezzo a Israele".
[3] Allora l'angelo mi riportò giù sulla terra, mi dette uno scudo e una spada, e mi disse: "Su Sichem vendica Dina, tua sorella, ed io sarò con te, ché mi ha mandato il Signore".
[4] Fu allora che uccisi i figli di Emmor, come sta scritto nelle tavole dei padri.
[5] Gli dissi: "Signore, Ti prego, insegnami il tuo nome, per poterti invocare nel giorno dell'afflizione".
[6] Ed egli mi rispose: "Sono l'angelo che intercede per la stirpe d'Israele, perché non sia colpita".
[7] Allora mi svegliai e benedissi l'Altissimo.

VI.


[1] Quando arrivai da mio padre, trovai uno scudo di bronzo; e da questo deriva il nome del monte, Aspis, che é vicino a Gebal, a sud di Abima.
[2] Io custodivo queste parole nel mio cuore.
[3] Dopo di questo, consigliai a mio padre e a Ruben,  mio fratello, di dire ai figli di Emmor di farsi circoncidere, perché ero pieno di zelo per l'abominio che avevano fatto a mia sorella.
[4] Per primo uccisi Sichem e Simeone uccise Emmor.
[5] Subito dopo vennero i miei fratelli e colpirono quella città a fil di spada.
[6] Quando mio padre lo seppe, si sdegnò e si addolorò, perché avevano ricevuto la circoncisione ed erano stati uccisi; nelle benedizioni saltò il nostro nome.
[7] Avevamo peccato, perché avevamo agito contro il suo parere. Quel giorno perfino si ammalò.
[8] Ma io sapevo che si trattava di un giudizio di Dio a rovina di Sichem, perché essi volevano fare anche a Sara e a Rebecca quello che avevano fatto a Dina, nostra sorella. Ma Dio glielo impedì.
[9] Perseguitarono Abramo, nostro padre, perché era straniero, danneggiarono i greggi al tempo in cui c'erano bestie gravide e torturarono tremendamente Eblae, un servo che gli era nato in casa.
[10] Trattarono allo stesso modo tutti gli stranieri: + rapivano a forza le loro donne e le cacciavano + [11] Ma alla fine l'ira di Dio li prevenne.

VII.


[1] Dissi a mio padre Giacobbe: "Per mezzo tuo il Signore annienterà i Cananei e darà la loro terra a te e alla tua discendenza dopo di te.
[2] Da oggi Sichem sarà detta la città degli stolti, perché come uno deride un pazzo, così li abbiamo derisi:
[3] fu una stoltezza quella che commisero in Israele, contaminando mia sorella".
[4] E partiti di là, andammo a Betel.

VIII.


[1] Qui ebbi di nuovo una visione come la prima, dopo che ci avemmo passato settanta giorni.
[2] Vidi sette uomini, vestiti di bianco, che mi dissero:Alzati e indossa la veste del sacerdozio, la corona della giustizia, il pettorale dell'intelligenza, la stola della verità, il diadema della fedeltà, la mitra + della testa + e l'efod della profezia.
[3] Ciascuno di loro portava un oggetto, me li misero addosso e mi dissero: Da ora sii sacerdote, tu e tutta la tua discendenza.
[4] Il primo mi unse con l'olio sacro e mi dette un bastone.
[5] Il secondo mi lavò con acqua pura e mi fece mangiare pane e (bere) vino sacro; mi rivestì della stola sacra e gloriosa.
[6] Il terzo mi mise una veste di lino simile a un efod.
[7] Il quarto mi circondò di una fascia simile a porpora.
[8] Il quinto mi dette un ramo di grasso olivo.
[9] Il sesto mi pose sul capo una corona.
[10] Il settimo mi pose sul capo il diadema del sacerdozio e mi riempì le mani di incenso, cosicché potessi esercitare il sacerdozio per il Signore Iddio.
[11] E mi dicono:Levi, la tua discendenza si dividerà in tre funzioni, come segno della gloria del Signore che deve venire.
[12] Il primo ufficio sarà grande. Al di sopra di esso non potrà essercene un altro.
[13] Il secondo sarà costituito dal sacerdozio.
[14] E in quanto al terzo, [gli sarà dato un nome nuovo, perché sorgerà un re da Giuda e farà un sacerdozio nuovo, secondo l'ordine dei pagani e per tutti i pagani.
[15] Amabile é la sua apparizione come profeta dell'Altissimo dal seme di Abramo, nostro padre].
[16] Ogni cosa che ci sia bella in Israele sarà tua e della tua discendenza. Mangerete ogni cosa che sia bella a vedersi, la tua discendenza si dividerà la tavola del Signore.
[17] Da essa nasceranno dei sacerdoti, dei giudici e degli scribi;e secondo il loro cenno sarà conservato ciò che é sacro.
[18] Svegliandomi, mi resi conto che questo sogno era simile al primo.
[19] Ma io tenni nascosto anche questo nel mio cuore e non lo rivelai a nessuno sulla terra.

IX.


[1] Dopo due giorni Giuda e io, insieme con nostro padre Giacobbe, partimmo per (andare a trovare) nostro nonno Isacco.
[2] E il padre di mio padre mi benedisse secondo le visioni che avevo avuto; ma non volle venire con noi a Betel.
[3] Quando arrivammo a Betel, mio padre Giacobbe ebbe una visione che mi riguardava: sarei stato per loro come sacerdote.
[4] E alzatosi presto, versò al Signore tutte le decime per mano mia.
[5] Così arrivammo a Hebron per rimanervi.
[6] Isacco mi invitava continuamente a imprimermi nella mente la Legge del Signore, come mi aveva detto l'angelo.
[7] Egli (Isacco) mi insegnava la Legge sul sacerdozio, sui sacrifici, sugli olocausti, sulle primizie, sul sacrificio volontario e su quello di salvezza.
[8] Tutti i giorni mi insegnava con grande impegno e mi diceva:
[9] "Guardati dallo spirito di impudicizia, perché é tenace e può contaminare il santuario attraverso il tuo seme.
[10] Prenditi, dunque, quando sei ancor giovane, una moglie senza macchia, che non sia stata di altri e che non venga da famiglia pagana.
[11] Prima di entrare nel tempio, làvati, e mentre sacrifichi, sciàcquati le mani; quando avrai finito il sacrificio, sciàcquatele ancora
[12] Fa' offerte al Signore (solo) con legno dei dodici alberi sempreverdi, come m'insegnò Abramo.
[13] Offri sacrifici al Signore di ogni animale e uccello puro.
[14] Offri le primizie di ogni primogenito e della vigna in sacrificio al Signore Iddio. Ogni sacrificio salalo col sale -.

X.


[1] E ora osservate, figlioli, quanto io vi ordino, poiché vi ho rivelato quanto ho ascoltato dai miei padri.
[2] Ecco, sono innocente di ogni vostra empietà e della trasgressione che farete alla fine dei tempi [contro Cristo salvatore del mondo], ingannando Israele e attirando contro di esso grandi mali da parte del Signore.
[3] Voi commetterete in Israele trasgressioni tali, che Gerusalemme non potrà reggere di fronte alla vostra malvagità, ma il velo del tempio si scinderà, per non coprire la vostra vergogna.
[4] Sarete dispersi come prigionieri fra le genti, e lì sarete di vergogna e di maledizione.
[5] Ma la casa che il Signore sceglierà, si chiamerà Gerusalemme, come sta scritto nel libro di Enoc il giusto.

XI.


[1] Quando, dunque, mi sposai, avevo ventotto anni; la donna si chiamava Melca.
[2] Essa concepì e partorì un figlio, cui pose nome Gersam, perché ci trovavamo in terra straniera.
[3] Di lui io vidi che non era nella prima fila.
[4] Quando avevo trentacinque anni, nacque Kaath al tramonto.
[5] Vidi in una visione: stava in alto, in mezzo all'assemblea.
[6] Per questo lo chiamai Kaath, che significa principio di grandezza e unione.
[7] Come terzo figlio mi partorì Merarì, quando avevo quaranta anni, e poiché sua madre non riusciva a partorirlo, lo chiamò Merarì, cioé amarezza.
[8] Iokhabed nacque in Egitto, quando avevo sessantaquattro anni. Allora ero glorioso in mezzo ai miei fratelli.

XII.


[1] Gersam si sposò e generò da sua moglie Lomné e Semeé.
[2] I figli di Kaath erano Amram, Isakhar, Hebroné e Ozeel.
[3] I figli di Merarì erano Moolì e Musì.
[4] Quando io avevo novantaquattro anni, Amram sposò Iokhabed, la mia figliola, perché lui e mia figlia erano nati nello stesso giorno.
[5] Avevo otto anni, quando entrai nella terra di Canaané e diciotto, quando uccisi Sichem. A diciannove diventai sacerdote e a ventotto mi sposai; a quaranta entrai in Egitto.
[6] E ecco, figlioli miei, voi siete la terza generazione.
[7] Giuseppe morì quando avevo centodiciotto anni.

XIII.


[1] E ora, figlioli miei, vi ordino: temete il Signore Iddio vostro con tutto il vostro cuore, e comportatevi con semplicità secondo tutta la sua Legge.
[2] Insegnate anche voi ai vostri figlioli a leggere e scrivere, perché abbiano l'intelligenza per tutta la loro vita, leggendo incessantemente la Legge di Dio.
[3] Ché chiunque conosca la Legge del Signore, sarà onorato   e dovunque vada, non resterà straniero.
[4] Ma acquisterà anche molti amici oltre ai genitori e molti fra gli uomini desidereranno servirgli   e apprendere la Legge dalla sua bocca.
[5] Praticate, dunque, figlioli miei, la giustizia qua sulla   perché possiate trovarla nei cieli.
[6] Seminate cose buone nelle vostre anime e le ritroverete nel corso della vostra vita  Ma se ci seminate cose cattive,   mieterete ogni turbamento e afflizione.
[7] Acquistate la sapienza nel timore del Signore, così, anche se finirete prigionieri, anche se saranno distrutte città e campagne, anche se andrà perduto oro, argento e ogni bene, nessuno può togliere la sapienza al saggio, tranne l'accecamento dell'empietà e l'indurimento del peccato.
[8] Ché se uno si salva da queste azioni cattive, allora gli verrà splendente la sapienza anche di fronte ai nemici, avrà una patria anche in terra straniera e sarà trovato amico anche in mezzo a nemici.
[9] Chiunque insegna cose buone e le mette in pratica, terra, sarà compagno di trono di re, come Giuseppe, mio fratello.

XIV.


[1] Io, dunque, figlioli miei, ho visto che alla fine dei tempi commetterete empietà contro il Signore, stendendo le mani malvagiamente, e diventerete oggetto di scherno in mezzo a tutti i popoli.
[2] Nostro padre Israele é puro dell'empietà dei Sommi Sacerdoti [che stendono le loro mani contro il salvatore del mondo].
[3] Come infatti il sole é più puro [di fronte al Signore] della terra, così anche voi siete le lampade d'Israele di fronte a tutti i popoli.
[4] E se voi diventerete tenebra a causa dell'empietà, che resterà da fare alle genti che vivono nella cecità? Voi attirerete la maledizione sopra la nostra gente e così finirete col distruggere la luce della Legge che é stata data per illuminare tutti gli uomini, insegnando comandamenti contrari alla volontà di Dio.
[5] Rapinerete il Signore delle Sue offerte e ruberete dalla Sua parte ciò che gli spetta, mangiandolo in spregio con le prostitute.
[6] Insegnerete le Leggi del Signore per avidità infamerete donne sposate, starete in compagnia di prostitute   e di adultere; prenderete in mogli le figlie dei gentili e quest'unione sarà per voi come Sodoma e Gomorra.
[7] Diventerete superbi per il vostro sacerdozio, alzandovi contro gli uomini; [e non solo questo, ma anche contro i comandamenti di Dio.]
[8] Disprezzerete le cose sacre, schernendo e deridendo.

XV.


[1] Per questo, il tempio che il Signore si sceglierà sarà deserto per la vostra impurità, e voi sarete prigionieri tra tutti i popoli.
[2] Voi sarete per loro oggetto di disprezzo, riceverete infamia e vergogna grandissime da parte del giusto giudizio di Dio.
[3] Tutti coloro che vi odieranno, gioiranno della vostra rovina.
[4] E se non otterrete misericordia per (i meriti di) Abramo, di Isacco e di Giacobbe, nostri padri, non resterà nessuno della vostra stirpe sopra la terra.

XVI.


[1] Ora io ho conosciuto che andrete errando per settanta settimane, contaminerete il sacerdozio e profanerete gli altari.
[2] Metterete via la Legge e [con la condotta cattiva] disprezzerete le parole dei profeti Perseguiterete i giusti, odierete i pii, vi vergognerete delle parole di coloro che diranno la verità.
[3] [Un uomo che rinnoverà la Legge con la potenza dell'Altissimo, lo considererete un ingannatore e alla fine vi muoverete a ucciderlo, senza riconoscere la sua dignità e riversando il sangue innocente sulle vostre teste per la (vostra) malvagità].
[4] Per questo io vi dico che il vostro tempio sarà deserto fino alle fondamenta.
[5] Non ci sarà per voi luogo puro, ma in mezzo ai popoli sarete maledizione e dispersione, finché Egli non volga di nuovo il Suo sguardo verso di voi, abbia misericordia e vi accolga [per mezzo della fede e dell'acqua].

XVII.


[1] E poiché avete ascoltato riguardo alle settanta settimane, ascoltate anche riguardo al sacerdozio.
[2] Per ogni giubileo vi sarà un sacerdozio. Nel primo giubileo il primo unto al sacerdozio sarà grande, e parlerà a Dio come a un padre. Il suo sacerdozio sarà perfetto col Signore [e nei giorni della sua gioia Egli risorgerà per la salvezza del mondo].
[3] Nel secondo giubileo l'unto sarà accolto con dolore dell'amato; il suo sacerdozio sarà onore e sarà glorificato da parte di tutti.
[4] Il terzo sacerdote sarà accolto con dolore.
[5] Il quarto sarà nelle doglie, perché sotto di lui l'ingiustizia raggiungerà il popolo, e ogni ebreo odierà il suo prossimo.
[6] Il quinto sarà accolto nella tenebra.
[7] Così il sesto e il settimo.
[8] Sotto il settimo ci sarà una contaminazione, che non posso dire di fronte agli uomini; ma coloro che la commetteranno, capiranno.
[9] Per questo essi si troveranno in prigionia e saccheggio: la loro terra e il loro possesso saranno annientati.
[10] Nella quinta settimana torneranno nella loro terra devastata e rinnoveranno il tempio del Signore.
[11] Nella + settantasettesima + verranno dei sacerdoti idolatri, bellicosi, avidi, superbi, trasgressori della Legge, empi, pederasti e terofili.

XVIII.


[1] Quando il Signore avrà fatto vendetta di loro, il sacerdozio scomparirà.
[2] Allora il Signore farà sorgere un sacerdote nuovo, al quale tutte le parole del Signore saranno rivelate. Egli farà sulla terra un giudizio di verità, durante molti giorni.
[3] [Nel cielo sorgerà il suo astro, come di un re, brillando della luce della conoscenza <come> un giorno nel sole. Sarà celebrato su tutta la terra].
[4] Questi brillerà come il sole sulla terra e farà scomparire ogni tenebra di sotto al cielo; vi sarà pace su tutta la terra.
[5] Ai suoi giorni i cieli esulteranno, [la terrà gioirà] e le nubi si rallegreranno. [La conoscenza del Signore si riverserà sopra la terra, come acqua del mare]. Gli angeli della gloria [del volto del Signore] si rallegreranno di lui.
[6] I cieli si apriranno   [e dal tempio della gloria verrà su di lui la santità, con voce paterna come da Abramo a Isacco].
[7] La gloria dell'Altissimo sarà pronunciata sopra di lui, e lo spirito di intelligenza e di santità riposerà su di lui [sull'acqua].
[8] Egli infatti darà la maestà del Signore ai suoi figli, in verità e per sempre. Egli non avrà successori, di generazione in generazione e per sempre.
[9] Al tempo del suo sacerdozio, i popoli cresceranno nella conoscenza sulla terra; saranno illuminati per la grazia del Signore. [Ma Israele rimpicciolirà nella mancanza di conoscenza e si ottenebrerà nel dolore]. Sotto il suo sacerdozio scomparirà il peccato, e i trasgressori della Legge cesseranno di fare il male [mentre i giusti riposeranno in Lui].
[10] Inoltre Egli aprirà le porte del paradiso e devierà la spada puntata contro Adamo.
[11] Darà da mangiare dell'albero della vita ai santi e su di essi starà lo spirito di santità.
[12] Beliar sarà legato da lui che darà ai suoi figli il potere di calpestare gli spiriti maligni.
[13] Il Signore si rallegrerà dei Suoi figli e si compiacerà per sempre di coloro che ama.
[14] Allora esulteranno Abramo, Isacco e Giacobbe, anch'io gioirò e tutti i santi si rivestiranno di gioia.

XIX.


[1] E ora, figlioli miei, avete ascoltato tutto. Scegliete per voi o la luce o la tenebra, la Legge del Signore o le opere di Beliar".
[2] I suoi figli gli risposero dicendo: "Procederemo davanti al Signore e ci comporteremo secondo la sua Legge".
[3] E il loro padre disse loro: "Testimone é il Signore, testimoni i Suoi angeli, testimoni voi e testimone io di ciò che avete detto". I suoi figli gli dissero: "Testimoni".
[4] Così Levi smise di dare ordini ai suoi figli, distese le sue gambe sul letto e si congiunse ai suoi padri, dopo aver vissuto centotrentasette anni.
[5] Lo deposero in un sarcofago e dopo lo seppellirono in Hebron insieme con Abramo, Isacco e Giacobbe.

Testamento di Giuda, quarto figlio di Giacobbe e di Lea


I.


[1] Copia delle parole di Giuda, che egli disse ai suoi figli prima di morire.
[2] Riunitisi, andarono a trovarlo ed egli disse loro:
[3] "Ascoltate, figlioli miei, Giuda vostro padre. Fui il quarto figlio di mio padre Giacobbe, e Lea, mia madre, mi chiamò Giuda, dicendo:Ringrazio il Signore, perché mi ha dato anche un quarto figlio.
[4] Ero agile nella mia giovinezza, ed ubbidiente a mio padre in tutto quello che diceva.
[5] Onoravo mia madre e la sorella di mia madre.
[6] Quando divenni uomo, mio padre mi benedisse dicendo:  Sarai un re, che avrà successo in tutto.

II.


[1] Il Signore mi concesse il favore in tutto ciò che facevo, sia in campagna sia in casa.
[2] So che (una volta) feci alle corse con un cervo; lo raggiunsi e lo imbandii per mio padre, che lo mangiò.
[3] Vincevo alla corsa le gazzelle e raggiungevo tutto quello che c'era nella pianura.
[4] Uccisi un leone e gli strappai un capretto dalla bocca. Preso per i piedi un orso, lo scaraventai in un precipizio, dove si sfracellò.
[5] Inseguii un cinghiale, lo superai nella corsa e lo feci a pezzi.
[6] A Hebroné un leopardo assalì un cane, ma io, afferratolo per la coda, lo scagliai contro una pietra e si fracassò in due pezzi.
[7] Trovai un bue selvatico che pascolava nella campagna, e, presolo per le corna, lo feci roteare, lo accecai, lo scagliai e così lo ammazzai.

III.


[1] Quando arrivarono, coperti di corazza, i due re dei cananei, ad assalire i nostri greggi, accompagnati da molta gente e io ero solo, corsi contro il re di Hasor, lo presi per gli schinieri e lo abbattei. Così lo uccisi.
[2] In quanto all'altro re, quello di Tafué, lo uccisi, mentre era a cavallo, e così dispersi tutta la sua gente.
[3] (Un'altra volta) trovai il re Akhor, un gigante, che scagliava frecce da cavallo, in avanti e all'indietro; sollevai una pietra da sessanta libbre, la scagliai contro il cavallo e lo ammazzai.
[4] Dopo aver combattuto con Akhor per due ore, lo uccisi. Spezzai in due il suo scudo e gli fracassai i piedi battendoli insieme.
[5] Mentre gli stavo togliendo di dosso la corazza, ecco che cominciarono ad assalirmi otto uomini, suoi compagni.
[6] Io mi avvolsi la veste intorno al braccio e, scagliando contro di loro pietre, ne uccisi quattro e gli altri si dettero alla fuga.
[7] Mio padre Giacobbe uccise Belisath, re di tutti i re, un gigante quanto a forza, alto dodici cubiti.
[8] Su di loro cadde il terrore e smisero di combattere contro di noi.
[9] Per questo durante gli scontri mio padre era tranquillo, perché c'ero io insieme coi miei fratelli.
[10] Aveva infatti visto in una visione che mi riguardava che un angelo della forza mi seguiva in tutto, cosicché nessuno poteva toccarmi.

IV.


[1] Dopo, ci capitò una guerra al sud, più grave di quella di Sichem. Schierato insieme coi miei fratelli, inseguimmo mille (nemici) e uccidemmo duecento uomini e quattro re.
[2] Io riuscii a salire sulle mura e uccisi il loro re.
[3] Così liberammo Hebron e prendemmo tutti prigionieri.

V.


[1] Il giorno dopo muovemmo contro Aretané una città forte e potente, che ci aveva minacciato di morte.
[2] Io e Gad ci avvicinammo alla città da oriente, Ruben e Levi da occidente.
[3] Quelli dietro le mura, credendo che fossimo soli, vennero ad assalirci.
[4] Così, di nascosto, i miei fratelli salirono sulle mura da tutte le parti, servendosi di pioli, ed entrarono in città, senza che loro se ne accorgessero.
[5] La prendemmo così a fil di spada e bruciammo col fuoco quelli che si erano rifugiati nella torre; così prendemmo tutti e tutte le loro cose.
[6] Mentre ce ne andavamo via di là, gli uomini di Tafué piombarono sulla nostra preda. Noi, consegnatala ai nostri figli, attaccammo battaglia con loro (inseguendoli) fino a Tafué.
[7] Li uccidemmo, bruciammo la città e predammo quanto c'era in essa.

VI.


[1] Quando fui alle acque di Khozeba, quelli di Yobel vennero a combattere contro di noi.
[2] Attaccata battaglia, li mettemmo in fuga e uccidemmo quelli di Silom, loro alleati, senza dar loro un passaggio per avvicinarsi a noi.
[3] E di nuovo quelli di Makhir ci assalirono cinque giorni dopo per prenderci la preda. Ma noi muovemmo contro di loro e li vincemmo in dura battaglia, perché tra di loro c'erano molti uomini forti. E noi uccidemmo anche loro, prima che facessero la salita.
[4] Quando arrivammo alla città, le loro donne ci rotolarono contro delle pietre giù dalla cima del monte, sul quale era la città.
[5] Io e Simeone ci nascondemmo alle loro spalle e occupammo la cima. Poi distruggemmo anche questa città.

VII.


[1] Il giorno dopo ci fu detto che il re della città di Gaas, veniva verso di noi con molta gente.
[2] Allora io e Dané fingendoci Amorrei, entrammo nella loro città come alleati.
[3] Nel cuore della notte, arrivati i nostri fratelli, aprimmo loro le porte, e li distruggemmo tutti [e tutte le loro cose]. Saccheggiate tutte le loro cose, rademmo al suolo le loro tre cinta di mura.
[4] Poi ci avvicinammo a Thamna, dove stavano tutte le loro provviste.
[5] Allora, offeso da loro, mi adirai e mossi contro di loro sulla cima. E quelli scagliavano contro di me pietre e frecce.
[6] E se Dané mio fratello, non mi avesse aiutato, mi avrebbero potuto uccidere.
[7] Muovemmo contro di loro con coraggio: si dettero tutti alla fuga, andarono da nostro padre per un'altra via e lo pregarono (di fare la pace).
[8] Non facemmo loro nulla di male, ma li tenemmo come tributari e restituimmo loro i loro prigionieri.
[9] Io costruii Thamna e mio padre Rabael.
[10] Quando ci fu questa guerra, avevo venti anni.
[11] E i cananei temevano me e i miei fratelli.

VIII.


[1] Io avevo molto bestiame e avevo come capo dei pastori l'odolomita Yeram.
[2] Andatolo a trovare, vidi Barsaba, il re di Odolam. Egli ci invitò e fece per noi un banchetto. Confortatomi, mi dette in moglie sua figlia, di nome Besue.
[3] Essa mi generò Er, Aunan e Selom. Due, il Signore li fece morire senza che avessero figli, ma Selom lo lasciò in vita.

IX.


[1] Mio padre stette in pace diciotto anni con suo fratello Esaù e i suoi figli (stettero in pace) con noi, dopo il nostro arrivo da Labané dalla Mesopotamia.
[2] Ma, passati questi diciotto anni, quando io ne avevo quaranta, Esaù, il fratello di mio padre, ci assalì con gente pesantemente armata e forte.
[3] Giacobbe colpì con l'arco Esaù che, sul monte Seir, fu portato via morto.
[4] Noi inseguimmo i figli di Esaù; essi avevano anche una città con mura di ferro e porte di bronzo, e non riuscimmo a penetrarvi. Accampatici intorno, l'assediammo.
[5] E poiché non ci aprivano (le porte), dopo venti giorni avvicino, sotto i loro occhi, una scala (alle mura), coprendomi il capo con lo scudo; vi salii resistendo alle pietre e uccisi quattro dei loro eroi.
[6] Ruben e Gad ne uccisero altri sei.
[7] Allora ci chiedono la pace e, consigliatici con nostro padre, li accogliemmo (come tributari):
[8] ci davano (tutti gli anni) cinquecento cori di orzo, cinquecento efe d'olio, e cinquecento misure di vino fino alla carestia, quando scendemmo in Egitto.

X.


[1] Dopo di ciò, mio figlio Ero prende in moglie dalla Mesopotamia Thamar, figlia di Aram.
[2] Era era malvagio e l'angelo del Signore lo fece morire.
[3] Egli non ebbe rapporti con lei, seguendo l'astuzia di sua madre.  
[4] Allora detti a Thamar Aunané il mio secondo figlio, ed ecco il Signore lo uccise.
[6] Avrei voluto darle come marito anche Selom, ma sua madre non volle. Le dispiaceva infatti che (Thamar) non fosse come lei delle figlie dei cananei.

XI.


[1] Io lo sapevo, che la gente dei cananei era cattiva, ma la tendenza della giovinezza aveva accecato la mia mente.
[2] La vidi mentre versava il vino e restai ingannato; la presi in moglie, senza essermi consigliato con mio padre.
[3] Ed essa, mentre ero lontano, andò e prese per Selom una moglie della terra di Canaan.
[4] Quando seppi che cosa aveva fatto, la maledissi nello sdegno della mia anima.
[5] Anche lei morì per la sua malvagità insieme coi suoi figli.

XII.


[1] Dopo di ciò, Thamar, essendo vedova e avendo sentito dire, due anni dopo, che stavo andando a tosare le pecore, adornatasi come una sposa, si mise a sedere nella città di Enan davanti alla porta della città.
[2] Era infatti costume degli amorrei che la giovane sposa sedesse in pubblico per prostituirsi, per sette giorni davanti alla porta della città.
[3] Io ero ubriaco di vino e non la riconobbi. Mi ingannò la sua bellezza con tutti i suoi ornamenti.
[4] Uscii così dalla mia via per avvicinarmi a lei e le dissi:Vengo da te. Mi domandò:Che mi darai?. E io le detti in pegno il mio bastone, la mia cintura e il diadema della mia regalità. Quando andai da lei, concepì.
[5] Non sapendo che cosa avevo fatto, avrei voluto ucciderla. Ma lei, fattimi avere di nascosto i pegni, mi confuse.
[6] Fattala venire da me, sentii da lei anche le parole segrete che avevo pronunciato dormendo ubriaco con lei. Non potevo ucciderla, perché la cosa veniva dal Signore.
[7] Infatti, mi ero domandato se non avesse agito con inganno facendosi dare i pegni da un'altra.
[8] Comunque, non mi avvicinai più a lei per tutta la mia vita, perché avevo commesso questa infamia in mezzo a tutto Israele.
[9] Per di più quelli della città mi avevano detto che alla porta della città non c'era prostituta, perché lei era venuta da un altro posto ed era stata seduta alla porta solo per breve tempo.
[10] Così credevo che nessuno sapesse che ero stato da lei.
[11] Dopo di ciò, a causa della carestia, andammo in Egitto da Giuseppe.
[12] Allora avevo quarantasei anni e ne passai in Egitto settantatre‚.

XIII.


[1] E ora vi ordino, figlioli miei, ascoltate Giuda, vostro padre, e osservate le mie parole, facendo la volontà del Signore e obbedendo ai suoi comandamenti.
[2] Non fate il male, seguendo i vostri desideri e i pensieri delle vostre volontà con superbia di cuore; non vantatevi delle opere e della forza della vostra giovinezza, perché questo é male davanti al Signore.
[3] Anch'io mi vantavo che in guerra non mi avesse ingannato nessun volto di donna bella e denigravo Ruben,  mio fratello, per il fatto di Balla, moglie di mio padre; ma gli spiriti della gelosia e dell'impudicizia si schierarono contro di me, finché non incappai in Besue la Cananea e in Thamar, mia nuora.
[4] Io l'avevo detto a mio suocero, che volevo consigliarmi con mio padre, e così sposare sua figlia; ma egli non volle, anzi mi mostrò un'infinita quantità d'oro che era attribuita in dote a sua figlia: egli era un re.
[5] Poi la adornò d'oro e di perle e le fece mescere il vino a noi durante il banchetto
[6] Il vino travolse i miei occhi e il piacere ottenebrò il mio cuore.
[7] Innamoratomi di lei, con lei giacqui e trasgredii il comandamento del Signore e quello dei padri e la presi in moglie.
[8] Il Signore mi retribuì secondo il consiglio della mia anima: infatti non ho goduto dei figli che ebbi da lei.

XIV.


[1] E ora dico, figlioli miei, non ubriacatevi di vino, perché il vino travolge la mente lontano dalla verità, immette (nell'animo) l'ira del desiderio e induce gli occhi all'errore.
[2] Infatti, lo spirito di impudicizia ha il vino come servo per (eccitare) il piacere della mente; ché sono questi due che rubano la ragione all'uomo.
[3] Infatti, se bevi il vino fino all'ubriachezza, turba la tua mente con pensieri sporchi, scalda il tuo corpo all'impudicizia con l'idea del piacere e ti fa peccare, senza lasciare che tu te ne vergogni.
[4] Così é il vino, figlioli miei, che chi é ubriaco non si vergogna di fronte a nessuno.
[5] Ecco, ingannò anche me, cosicché non mi vergognassi nemmeno davanti a tutta la gente della città, ché fu davanti agli occhi di tutti che andai da Thamar e commisi un peccato grande, togliendo la coperta dell'impurità dei miei figli.
[6] Fu dopo bevuto il vino, che non mi vergognai di fronte al comandamento di Dio e sposai una donna cananea.
[7] Chi beve vino, figlioli miei, ha bisogno di molta intelligenza. E questa é l'intelligenza che riguarda il bere il vino: finché si mantiene il senso del pudore, si può bere.
[8] Ma se si supera il limite, la mente é invasa dallo spirito dell'inganno, che fa parlare l'ubriaco in maniera turpe e gli fa trasgredire la Legge, senza provare vergogna, anzi vantandosi del disonore e credendo che sia bene.

XV.


[1] Chi commette impudicizia non si accorge quando é castigato e non si vergogna del disonore.
[2] Infatti, anche se uno é re, ma é impudico, é privato del regno, una volta che si é reso schiavo dell'impudicizia, come é capitato anche a me.
[3] Ché consegnai il mio bastone, cioè il sostegno della mia tribù, la mia fascia, cioè la potenza, e il diadema, cioè la gloria del mio regno.
[4] Poi me ne pentii e non toccai più vino né carne fino alla mia vecchiezza; non vidi più gioia alcuna.
[5] L'angelo di Dio mi mostrò che le donne dominano sia il re sia il povero:
[6] al re portano via la gloria, al coraggioso la forza, al povero il più piccolo appoggio per la (sua) povertà.

XVI.


[1] State, dunque, attenti, figlioli miei, al limite del vino: in esso ci sono quattro spiriti maligni: del desiderio, dell'ardore, della lussuria e dell'avidità.
[2] Se bevete il vino in allegria, siate morigerati col timore di Dio; ma se in mezzo alla gioia il timore di Dio se ne va, viene avanti l'ubriachezza e (con essa) entra (nell'animo) l'impudenza.
[3] Se poi volete vivere castamente, non toccate per nulla il vino, per non peccare con parole orgogliose, con contese, con calunnie, con trasgressioni dei comandamenti di Dio, così da morire prima del vostro tempo.
[4] Inoltre il vino svela i segreti di Dio e degli uomini, come io svelai alla cananea i comandamenti di Dio e i segreti di Giacobbe, mio padre, che Dio mi aveva detto di non rivelare.

XVII.


[1] E ora vi ordino, figlioli miei, di non amare il denaro e di non guardare alla bellezza delle donne. Perché anch'io fui ingannato dall'oro e dalla bellezza, per (cadere nelle mani di) Besue la Cananea.
[2] Io so che per questi due vizi la mia discendenza cadrà nel peccato,
[3] perché muteranno anche uomini saggi della mia discendenza e faranno sì che diventi piccolo il regno di Giuda, che il Signore mi dette per l'ubbidienza a mio padre.
[4] Io, dunque, non ho addolorato mai mio padre Giacobbe perché ho sempre fatto tutto quello che mi diceva. [5] Anche il mio bisnonno Abramo mi benedisse, perché regnassi in Israele; anche Giacobbe mi benedì, alla stessa maniera. [6] Io so che il regno sorgerà da me.

XVIII.


[1] Ho visto anche quali mali commetterete negli ultimi giorni.
[2] Guardatevi, dunque, figlioli miei, dall'impudicizia e dall'avidità; ascoltate Giuda, vostro padre.
[3] Tutto ciò allontana dalla Legge di Dio e accieca la tendenza dell'anima;insegna la superbia e non permette all'uomo di aver compassione del suo prossimo.
[4] Priva la sua anima di ogni bontà e lo costringe in fatiche ed affanni. Caccia il sonno da lui e logora la sua carne.
[5] Impedisce i sacrifici a Dio e non ricorda la lode di Dio. Non ascolta il profeta che parla e disdegna le parole pie.
[6] (L'uomo che ha questi vizi) é schiavo di due passioni che gli sono nemiche, non può ubbidire a Dio, perché ha accecato la sua anima, e cammina di giorno come nella notte.

XIX.


[1] Figlioli miei, l'avidità conduce all'idolatria, perché é nell'inganno del denaro che si pronuncia il nome degli déi che non sono; inoltre fa sì che chi l'ha smarrisca sé stesso.
[2] Per il denaro io ho perduto i miei figli, e se non ci fossero stati il mio pentimento, la mia umiliazione e le preghiere di mio padre, sarei potuto morire senza figli.
[3] Ma il Dio dei miei padri ebbe pietà di me, perché lo avevo fatto senza conoscenza:
[4] mi aveva accecato il principe dell'inganno e così restai senza conoscenza, come uomo e come carne corrotta nei peccati. Riconobbi la mia debolezza nel ritenere di essere invincibile.

XX.


[1] Sappiate, dunque, figlioli miei, che due spiriti seguono l'uomo, quello della verità e quello dell'inganno.
[2] E di mezzo c'é quello dell'intelligenza dell'animo, che é capace di volgersi dove vuole.
[3] Tutto ciò che riguarda la verità e tutto ciò che riguarda l'inganno sta scritto nel petto dell'uomo. Dio conosce ogni cosa di loro.
[4] E non c'é attimo, nel quale le opere dell'uomo possano restare nascoste, perché stanno scritte nel suo petto, davanti al Signore.
[5] Lo spirito della verità rende testimonianza di tutto e tutti accusa; così il peccatore arde dal suo stesso cuore e non può alzare lo sguardo verso il giudice.

XXI.


[1] E ora, figlioli miei, questo é il mio messaggio: amate Levi, perché possiate vivere; non ribellatevi contro di lui, per non essere distrutti.
[2] Infatti Dio ha dato a me il regno e a lui il sacerdozio, e ha sottomesso il regno al sacerdozio.
[3] A me ha dato le cose della terra, a lui quelle del cielo.
[4] Come il cielo é più alto della terra, così il sacerdozio di Dio é più alto del regno terreno, a meno che il Signore non lo faccia cadere per il peccato e dominare dal regno terreno.
[5] L'angelo del Signore mi disse: il Signore ha scelto lui al di sopra di te, per avvicinarsi a Lui, mangiare della Sua tavola e offrirGli le primizie delle cose buone dei figli d'Israele. Ma tu sarai re di Giacobbe.
[6] Sarai in mezzo a loro come il mare. Come infatti in esso sono agitati giusti e iniqui, alcuni ad esser fatti schiavi, altri ad arricchirsi, ugualmente in te (ci sarà) ogni tipo di uomini: alcuni rischiano di essere fatti schiavi e altri arricchiscono rapendo le cose degli altri.
[7] I re saranno come mostri marini, che inghiottono uomini come pesci, renderanno schiavi i figli e le figlie di uomini liberi, ruberanno case, campi, greggi e possessi.
[8] Delle carni di molti ciberanno ingiustamente corvi e ibi, procederanno verso il male, crescendo in avidità.
[9] Come tempeste saranno falsi profeti e perseguiteranno tutti i giusti.

XXII.


[1] Il Signore porterà contro di loro divisioni reciproche, e in Israele ci saranno guerre continue.
[2] Il mio regno finirà per opera di stranieri, finché non giunga la salvezza di Israele, fino alla parusia del Dio di giustizia, cosicché Giacobbe e tutti i popoli vivranno in pace.
[3] Egli custodirà la forza del mio regno per sempre, perché con giuramento il Signore mi ha giurato di non togliere il regno alla mia discendenza, per sempre.

XXIII.


[1] Molto dolore, figlioli miei, mi é stato arrecato dalle licenziosità e dalle magie che farete a disdoro del regno, seguendo chi parla col ventre, àuguri e spiriti dell'inganno.
[2] Delle vostre figlie farete delle ballerine e delle prostitute; vi mescolerete alle abominazioni delle genti.
[3] Per questo Dio porterà contro di voi fame e peste, morte e spada [vendicatrice], assedio [e cani per dilaniare] di nemici e vergogna di amici, [rovina e infiammazione degli occhi] uccisione di bambini e rapimento di spose, furto di beni e bruciamento del tempio di Dio, devastazione della vostra terra e di voi stessi schiavitù fra le genti.
[4] Mutileranno i vostri figli, per farne degli eunuchi per le loro donne.
[5] Finché non vi rivolgerete al Signore con cuore perfetto, pentendovi e comportandovi secondo tutti i Suoi comandamenti, e così il Signore rivolgerà a voi il Suo sguardo misericordioso e vi ricondurrà (in patria) dall'esilio delle genti.

XXIV.


[1] Dopo di ciò, sorgerà per voi una stella da Giacobbe, nella pace. E verrà un uomo della mia discendenza, come sole di giustizia, che camminerà con gli uomini in mansuetudine e giustizia e nessun peccato si troverà in lui.
[2] I cieli si apriranno sopra di lui a riversare lo spirito come benedizione del padre Santo. Egli verserà su di voi lo spirito di grazia.
[3] Voi sarete nella verità e procederete nei Suoi comandamenti, nei primi e negli ultimi.
[4] [Questo é il germoglio di Dio Altissimo, questa é la fonte per la vita di tutti].
[5] Allora brillerà lo scettro del mio regno e dalla vostra radice spunterà un pollone.
[6] Da essa fiorirà un bastone di giustizia per le genti, a giudicare e a salvare tutti coloro che invocano il Signore.

XXV.


[1] Dopo di ciò, Abramo, Isacco e Giacobbe risorgeranno per la vita; io e i miei fratelli saremo i capi delle tribù di Israele: primo Levi, secondo io, terzo Giuseppe, quarto Beniamino, quinto Simone, sesto Issacar, e così tutti in fila.
[2] Il Signore ha benedetto Levi, me l'angelo del Volto, le potenze della gloria Simeone, il cielo Ruben,  la terra Issacar, il mare Zabuloné i monti Giuseppe, la tenda Beniamino, le stelle Dané la + delizia + Neftali, il sole Gad e la luna Aser.
[3] Ci sarà un solo popolo del Signore e una sola lingua, e lì non ci sarà lo spirito d'inganno di Beliar, perché sarà gettato nel fuoco per sempre.
[4] Coloro che sono morti nel dolore, risorgeranno nella gioia, i poveri per il Signore saranno fatti ricchi e coloro che sono morti per il Signore, si risveglieranno alla vita.
[5] I cervi di Giacobbe correranno nell'esultanza e le aquile di Israele voleranno nella gioia. [Gli empi soffriranno e i peccatori piangeranno]. E tutti i popoli glorificheranno il Signore per sempre.

XXVI.


[1] Osservate, dunque, figlioli miei, tutta la Legge del Signore, perché c'é una speranza per tutti coloro che si attengono alle Sue vie".
[2] (Giuda) disse loro: "Ecco, io muoio oggi, in età di centodiciannove anni.
[3] Nessuno mi seppellisca (avvolto) in una veste preziosa, ma portatemi a Hebroné là dove sono i miei padri".
[4] Detto questo si addormentò; e i suoi figli fecero in tutto come aveva prescritto loro. Lo seppellirono coi suoi padri a Hebron.

Testamento di Issacar*, quinto figlio di Giacobbe e di Lea


Nel Testamento di Issacar si distinguono le seguenti sezioni: narrazione della vita: I-III. I passi IV e V, 1-3 appartengono alla parenesi giudaica. V, 6Ä8 é un piccolo passo "Levi-Giuda". Il cap. VI contiene un "passo SER" e il cap. VII la conclusione.

Anche nella narrazione della vita (capp. I-III) é facile distinguere un fondo originario, che non aveva interesse a speculare sul numero delle mandragole, e uno successivo, che si interessava anche del numero.

Già la tradizione ha individuato il tema di questo piccolo Testamento nella semplicità di cuore. La semplicità della vita é messa in relazione alla pratica dell'agricoltura, il cui abbandono é considerato fonte di mali. Dietro al Testamento di Issacar si muove una società contadina che guarda con grande diffidenza a quella della città. E' la frattura che si produsse nella società giudaica a partire forse dal Il sec. a. C. e che si andò aggravando nel corso dei due secoli seguenti. Il dominio dei farisei sulle città più importanti aggravò la mancanza di comunione con gli abitanti della campagna (diverso calendario liturgico, obbligo per i cittadini di ripagare le decime sui prodotti provenienti dalla campagna).

I.


[1] Copia delle parole di Issacar. Chiamati i suoi figli, disse: "Ascoltate, figlioli, Issacar, vostro padre, porgete orecchio alle parole dell'amato del Signore.
[2] Fui generato come quinto figlio a Giacobbe in ricompensa delle mandragole.
[3] Infatti, Ruben,  mio fratello, aveva portato delle mandragole dal campo, ma Rachele, andatagli incontro, le prese.
[4] Ruben si mise a piangere e alla sua voce uscì Lea, mia madre.
[5] Queste mele erano profumate, quali produce la terra di Haran in alto, sotto a un precipizio d'acqua.
[6] Disse Rachele:Non te le do, ma le voglio tenere in luogo dei figli.
[7] Le mele, dunque, erano due. Disse Lea:Ti basti avermi preso il marito. Non mi prenderai anche queste?.
[8] Le disse Rachele:Prenditi Giacobbe per questa notte in luogo delle mandragole di tuo figlio.
[9] Le rispose Lea: Giacobbe é mio, perché io sono la sposa della sua giovinezza.
[10] Disse Rachele:Non vantarti e non gloriarti, perché egli fu fidanzato a me prima che a te, e per amor mio servì nostro padre per quattordici anni.
[11] E se l'inganno non fosse cresciuto sopra la terra e la malvagità degli uomini non si fosse estesa, tu non saresti a guardare il volto di Giacobbe.
[12] Tu infatti non sei sua moglie, ma al posto mio fosti introdotta presso di lui con l'inganno.
[13] Mio padre mi ingannò e quella notte mi tenne lontano. Fece in modo che Giacobbe non mi vedesse, perché se ci fossi stata, non gli sarebbe capitato questo.
[14] Ma per le mandragole ti presto per una notte Giacobbe.
[15] Giacobbe conobbe Lea, che concepì e mi generò. Per questo compenso fui chiamato Issacar.

II.


[1] Allora, dunque, apparve a Giacobbe un angelo del Signore, il quale gli disse che Rachele avrebbe avuto dei figli, perché aveva disprezzato l'unione carnale e aveva scelto la continenza.
[2] E se mia madre Lea non avesse dato le due mele in cambio dell'unione carnale, avrebbe avuto otto figli; per questo invece ne fece sei e Rachele partorì gli altri due, perché il Signore aveva volto il Suo sguardo su di lei per l'affare delle mandragole.
[3] Aveva visto infatti che lei si voleva unire con Giacobbe per i figli e non per il piacere.
[4] Anche il giorno dopo, di nuovo, cedette Giacobbe. Per l'affare delle mandragole, dunque, il Signore esaudì Rachele.
[5] Per quanto poi le desiderasse, non le mangiò, ma le offrì nel tempio del Signore, portandole al sacerdote che c'era in quel tempo.

III.


[1] Quando, dunque, diventai adulto, figlioli miei, mi comportai con rettitudine di cuore e feci il contadino per mio padre e per i miei fratelli e portavo frutti dai campi.
[2] Mio padre mi benediceva, vedendo che mi comportavo in semplicità davanti a lui.
[3] Non ero intrigante nel mio comportamento, non invidioso né malevolo verso il mio prossimo.
[4] Non ho mai calunniato nessuno, né di alcuno ho biasimato la vita.
[5] A trentacinque anni mi sposai, perché la fatica aveva distrutto (ormai) la mia forza e io non pensavo (più) al piacere della donna, ma il sonno mi veniva a causa della fatica.
[6] Mio padre era sempre contento della mia semplicità, perché offrivo ogni primizia al Signore attraverso il sacerdote, e poi anche a mio padre.
[7] E il Signore raddoppiava i Suoi beni nelle mie mani. E anche mio padre Giacobbe capì che il Signore aiutava la mia semplicità.
[8] Infatti nella semplicità del mio cuore offrivo tutto (ciò che veniva) dai beni della terra ai poveri e agli afflitti.

IV.


[1] E ora ascoltatemi, figlioli, e comportatevi con la semplicità del vostro cuore, perché ho capito che é in questa che si fonda tutta la benevolenza del Signore.
[2] Il semplice non desidera l'oro, né defrauda il prossimo; non desidera cibi numerosi, né vuole una veste diversa.
[3] Non desidera di vivere a lungo, ma solo accetta la volontà di Dio.
[4] Nemmeno gli spiriti dell'inganno hanno su di lui nessuna forza, perché sa non essere sensibile alla bellezza femminile, [per non contaminare col turbamento il suo animo].
[5] La gelosia non entrerà nei suoi pensieri, [la malevolenza non distrugge la sua anima] né, con l'avidità, la confusione nell'animo.
[6] Egli si comporta con semplicità d'animo e tutto guarda con rettitudine di cuore, senza lasciare che i suoi occhi divengano cattivi per l'inganno del mondo, affinché non veda i comandamenti di Dio trasgrediti.

V.


[1] Osservate, dunque, figlioli miei, la Legge di Dio, e acquistate la semplicità, comportatevi con schiettezza, non immischiatevi negli affari del prossimo.
[2] Ma amate piuttosto il Signore e il prossimo. Abbiate misericordia del povero e del malato.
[3] Piegate la vostra spalla al lavoro dei campi e coltivateli secondo ogni cultura, offrendo doni al Signore con rendimento di grazie.
[4] Perché il Signore vi benedirà per mezzo delle primizie dei frutti della terra, come ha fatto con tutti i suoi santi da Abele fino ad ora.
[5] A voi infatti non é concessa nessun'altra parte, se non (quella) del grasso della terra, i cui frutti (si ottengono) a prezzo di fatica.
[6] Infatti anche mio padre Giacobbe mi benedisse con le benedizioni della terra e delle primizie.
[7] Anche Levi e Giuda furono glorificati dal Signore perfino in mezzo ai figli di Giacobbe. Il Signore fissò per loro un'eredità: a Levi dette il sacerdozio, a Giuda il regno.
[8] Ubbidite, dunque, a loro e comportatevi secondo la semplicità di vostro padre. [Ma a Gad fu concesso di distruggere per Israele la pirateria che si andava affermando].

VI.


[1] Io so, figlioli miei, che negli ultimi tempi i vostri figli abbandoneranno la semplicità, si attaccheranno all'avidità, e, messa da parte la schiettezza, si avvicineranno alla malvagità. Abbandonando i comandamenti del Signore, si attaccheranno a Beliar.
[2] Messa da parte l'agricoltura, seguiranno i loro pensieri cattivi; saranno dispersi tra le genti e saranno schiavi dei loro nemici.
[3] Voi, dunque, dite queste cose ai vostri figlioli, affinché, se peccano, ritornino presto al Signore,
[4] perché é misericordioso e li libererà, facendoli tornare nella loro terra.

VII.


[1] Io ho centoventidue anni e non ho conosciuto in me peccato da morire.
[2] Eccetto mia moglie, non ho conosciuto altra donna. Non ho commesso impudicizia, alzando i miei occhi.
[3] Vino fino allo smarrimento non ho bevuto; nessuna cosa bella del prossimo ho desiderato.
[4] Inganno non c'é stato nel mio cuore, menzogna non é uscita dalle mie labbra.
[5] Con chiunque soffrisse, ho gemuto, e col povero ho spartito il mio pane. Non ho mangiato da solo; non ho spostato confini. Piamente mi sono comportato in tutti i miei giorni; ho custodito la verità.
[6] Il Signore ho amato e ogni uomo con tutto il mio cuore.
[7] Fate questo anche voi, figlioli miei, e ogni spirito di Beliar fuggirà da voi, né alcuna opera di uomini malvagi avrà potere su di voi. Ogni bestia selvaggia sottometterete, perché avrete con voi il Dio del cielo e della terra, se procederete con gli uomini in semplicità di cuore.
[8] Ordinò loro che lo portassero a Hebron e lì lo seppellissero, insieme coi suoi padri.
[9] Stese le sue gambe, in buona vecchiezza si addormentò nel sonno eterno.

Testamento di Zabuloné, sesto figlio di Giacobbe e di Lea


I.


[1] Copia delle parole di Zabuloné che egli lasciò in testamento ai suoi figli, quando aveva centoquattordici anni, due anni dopo la morte di Giuseppe.
[2] Disse loro: "Ascoltatemi, figli di Zabuloné fate attenzione alle parole di vostro padre.
[3] Io, Zabuloné nacqui come buon regalo per i miei genitori: quando infatti nacqui, mio padre diventò ricchissimo in pecore e bovi; fu quando ebbe la sua parte con l'affare dei bastoni variegati.
[4] Non ho coscienza d'aver peccato durante la mia vita, se non col pensiero.
[5] Non ricordo di aver commesso peccato, se non quello che commisi per ignoranza contro Giuseppe, quando fui fermo a consigliare ai miei fratelli di non raccontare a mio padre l'accaduto.
[6] Ma piansi di nascosto per Giuseppe; infatti avevo paura dei miei fratelli, perché si erano messi d'accordo che chi avesse svelato il segreto sarebbe stato ucciso.
[7] Ma quando vollero ucciderlo, li scongiurai piangendo a non commettere quel peccato.

II.


[1] Simeone e Gad andarono da Giuseppe per ucciderlo, ed egli disse loro:
[2]Abbiate pietà di me, fratelli miei, abbiate compassione delle viscere di Giacobbe, nostro padre. Non alzate le vostre mani a versare sangue innocente, perché io non ho peccato contro di voi.
[3] E se anche avessi peccato, rimproveratemi, fratelli miei, ma non alzate la vostra mano contro di me, per amore di Giacobbe vostro padre.
[4] Quando ebbe detto queste parole, mi commossi, il mio fegato si versò e si gonfiò tutto l'intimo delle mie viscere.
[5] Piansi con Giuseppe e il mio cuore batteva forte e tremavano tutte le giunture del mio corpo. Non potevo più reggermi.
[6] Giuseppe, quando vide che piangevo insieme con lui e che quelli si facevano avanti per ucciderlo, si rifugiò dietro di me scongiurandoli.
[7] Frattanto Ruben,  alzatosi, disse: Suvvia, fratelli miei, non uccidiamolo, ma piuttosto gettiamolo in una di queste cisterne secche, che i nostri padri hanno scavato, senza trovare acqua.
[8] Per questo infatti il Signore ha impedito che ci venisse l'acqua, perché potessero essere di salvezza a Giuseppe.
[9] E fecero così fino a quando lo vendettero agli ismaeliti.

III.


[1] Il prezzo della sua (vendita), figlioli miei, non lo toccai.
[2] Simeone, Gad e altri sei nostri fratelli, preso il denaro della sua (vendita), ci comprarono calzari per sé, per le loro donne e per i loro figli, dicendo:
[3] Non mangiamo del prezzo della vendita, perché é prezzo del sangue del nostro fratello; piuttosto calpestiamolo in ogni modo, perché aveva detto di regnare sopra di noi. Staremo a vedere che vogliono dire i suoi sogni.
[4] Per questo sta scritto nella Legge di Mosé: Chiunque non voglia suscitare una discendenza a suo fratello, gli si tolga un calzare e gli si sputi in faccia.
[5] I fratelli di Giuseppe non volevano la vita del loro fratello e il Signore tolse loro il calzare che avevano portato contro il loro fratello Giuseppe.
[6] Infatti, quando giunsero in Egitto, i servi di Giuseppe tolsero loro i calzari fuori dalla porta, e così si prostrarono davanti a Giuseppe, come si é soliti davanti al re faraone.
[7] Non soltanto si prostrarono davanti a lui, ma appena si furono inginocchiati davanti a lui, furono coperti di sputi, e disonorati da parte degli egiziani,
[8] perché avevano sentito dire che cosa gli avevano fatto di male.

IV.


[1] Dopo che egli era già stato gettato nella cisterna, i miei fratelli si misero a sedere per mangiare.
[2] Ma io, pieno di compassione per Giuseppe, non mangiai. Nemmeno Giuda mangiava con loro, perché faceva la guardia alla cisterna: temeva che Simeone e Gad balzassero dentro per ucciderlo.
[3] Vedendo che non mangiavo nemmeno io, mi dettero l'incarico di custodirlo finché non fosse stato venduto.
[5] Giunto Ruben e sentito dire che (Giuseppe) era stato venduto durante la sua assenza, stracciò la sua veste e si lamentò dicendo:Come potrò guardare il volto di mio padre Giacobbe?.
[6] Preso il denaro, corse dietro ai mercanti, ma non trovò nessuno. Quelli avevano lasciato la via grande, per fare una scorciatoia attraverso il territorio dei Trogloditi.
[7] Quel giorno non mangiò pane. Avvicinatosi a lui, Dan gli disse:
[8]Non piangere e non affliggerti; ho trovato che cosa diremo a nostro padre.
[9] Uccideremo un capretto e macchieremo il vestito di Giuseppe. Poi lo manderemo a Giacobbe dicendo: Ä Riconosci se é il vestito di tuo figlio Ä.
[10] Infatti avevano tolto a Giuseppe il suo vestito, quando lo vendettero, e gliene avevano messo un altro da schiavo.
[11] Il vestito l'aveva preso Simeone e non voleva darlo, perché avrebbe voluto ammazzarlo con la spada ed era adirato per non averlo ucciso.
[12] Allora tutti insorgemmo a dirgli che, se non avesse dato il vestito, avremmo detto a nostro padre che lui solo aveva commesso quel male in Israele.
[13] Così glielo dette e fecero come aveva proposto Dan

V.


[1] E ora, figlioli miei, vi ordino di osservare i comandamenti del Signore, di esercitare la misericordia verso il prossimo e la compassione verso tutti, non solo verso gli uomini, ma anche verso gli esseri senza ragione.
[2] Per questo il Signore mi benedisse. Tutti i miei fratelli si ammalarono e io solo scampai, perché il Signore conosce l'intenzione di ognuno.
[3] Abbiate, dunque, la misericordia nelle vostre viscere, perché se (uno) fa qualcosa al suo prossimo, il Signore si comporterà con lui allo stesso modo.
[4] Anche i figli dei miei fratelli si ammalarono e morirono a causa di Giuseppe, perché non ebbero misericordia nelle loro viscere. I miei figli invece la scamparono senza ammalarsi, come sapete.
[5] Quando fui nella terra di Canaané lungo il mare, io pescavo per Giacobbe, mio padre. E per quanto a molti capitassero sventure sul mare, io restai senza danni.

VI.


[1] Io, dunque, fui il primo a fare una nave, per navigare sul mare, perché il Signore mi dette sapienza e scienza di esso.
[2] Io gli adattai dietro un pezzo di legno e stesi una vela a un altro legno messo diritto nel mezzo della nave.
[3] Con questa io passavo da una spiaggia all'altra, pescando pesci per la casa di mio padre, fin quando non giungemmo in Egitto.
[7] Feci, dunque, il pescatore per cinque anni.
[8] D'estate pescavo e d'inverno facevo il pastore insieme coi miei fratelli.

VIII *.


[4] Quando arrivammo in Egitto, Giuseppe non ci serbò rancore.
[5] Anche voi, figlioli miei, tenete presente il suo esempio e amatevi gli uni gli altri; nessuno tenga conto del male nei riguardi del fratello.
[6] Ché quest'atteggiamento divide l'unità e disperde ogni stirpe; turba l'anima e distrugge il volto.

IX.


[1] Fate attenzione alle acque: quando procedono tutte insieme, trascinano pietre, legni, terra e sabbia.
[2] Ma se si dividono in molti rami, la terra le assorbe e diventano insignificanti.
[3] Anche voi, se vi dividerete, sarete così.
[4] Non dividetevi, dunque, in due teste. Perché tutto ciò che ha fatto il Signore ha una sola testa. Egli ha dato due spalle, due mani, due piedi, ma tutte quante le membra obbediscono alla testa, che é una.
[5] Ho conosciuto nello scritto dei miei padri che vi dividerete in Israele, seguirete due regni diversi; commetterete ogni abominazione, adorerete ogni idolo.
[6] Così i vostri nemici vi porteranno via prigionieri, e dimorerete fra i popoli con molte malattie e tribolazioni.
[7] Dopo di ciò, ricordandovi del Signore, vi pentirete. Egli vi ricondurrà in patria, perché é misericordioso e compassionevole. Non tiene conto del male contro i figli degli uomini, perché sono carne e sono ingannati nelle loro azioni malvagie.
[8] Dopo di ciò, sorgerà per voi il Signore stesso, luce di giustizia. Ritornerete alla vostra terra e Lo vedrete in Gerusalemme attraverso il Suo nome santo.
[9] Ma di nuovo con la malvagità delle vostre opere Lo irriterete. Da Lui sarete rigettati fino al tempo della fine.

X.


[1] E ora, figlioli miei, non vi addolorate, perché sto morendo; né vi abbattete, perché sono alla fine.
[2] Io risorgerò di nuovo in mezzo a voi, come un capo in mezzo ai suoi figli; gioirò in mezzo alla mia tribù, a quanti avranno osservato la Legge del Signore e i comandamenti di Zabuloné loro padre.
[3] Contro gli empi il Signore scaglierà il fuoco eterno e li distruggerà per sempre.
[4] Io ora mi affretto verso il mio riposo, come i miei padri.
[5] Voi temete il Signore, Dio nostro, con tutta la vostra forza, per tutti i giorni della vostra vita".
[6] Detto ciò, si addormentò di un sonno bello. I suoi figli lo posero in un sarcofago. Poi lo portarono a Hebroné dove lo seppellirono insieme coi suoi padri.

Testamento di Dané, settimo figlio di Giacobbe e di Balla


I.


[1] Copia delle parole di Dané che disse ai suoi figli all'estremo dei suoi giorni, all'età di centoventicinque anni.
[2] Chiamò la sua famiglia intorno a sé e disse: "Ascoltate, figli di Dané le mie parole, fate attenzione alle parole di vostro padre.
[3] Io ho provato nel mio cuore e in tutta la mia vita che la verità accompagnata da giustizia di opere é cosa bella e cara a Dio e che la menzogna e l'ira sono cose cattive, perché insegnano all'uomo ogni malvagità.
[4] Oggi vi confesso, figlioli miei, che nel mio cuore io decisi la morte di Giuseppe, uomo buono e veritiero.
[5] Gioii della sua vendita, perché il padre lo amava più di noi.
[6] Infatti lo spirito dell'invidia e della vanagloria mi diceva: Anche tu sei suo figlio.
[7] E uno degli spiriti di Beliar mi aiutava dicendo:  Prendi la spada e con questa uccidi Giuseppe; così, una volta morto, il padre amerà te.
[8] Quello che mi persuadeva così era lo spirito dell'ira. Come un leopardo succhia un capretto, così (l'ira) mi aveva messo dentro di succhiare Giuseppe.
[9] Ma il Dio dei miei padri non permise che cadesse nelle mie mani, perché lo trovassi solo e lo uccidessi, facendo così scomparire il secondo scettro di Israele.

II.


[1] E ora, figlioli miei, ecco io sto morendo e in verità vi dico che, se non vi guarderete dallo spirito della menzogna e dell'ira, e non amerete la verità e la longanimità, perirete.
[2] L'ira infatti é un accecamento e non lascia guardare il volto di nessuno secondo verità.
[3] Che si tratti del padre o della madre, essa si rivolge loro come a nemici; se é un fratello, non lo riconosce; se é un profeta del Signore, non presta ascolto; se é un giusto, non ci bada; se é un amico, non lo riconosce.
[4] Perché lo spirito dell'ira getta intorno a lui la rete dell'inganno, accieca i suoi occhi, attraverso la menzogna ottenebra la sua mente e gli dà il suo modo di vedere le cose.
[5] Con che cosa irretisce i suoi occhi? Con l'odio del cuore contro i suoi fratelli accompagnato dall'invidia.

III.


[1] L'ira infatti é cattiva, figlioli miei, così da diventare anima per l'anima.
[2] Essa fa suo il corpo dell'irato, ne signoreggia l'anima e dà al corpo forza per commettere ogni trasgressione.
[3] E quando il corpo ha fatto tutto ciò, anche la sua anima giustifica ciò che ha commesso, perché non vede rettamente.
[4] Per questo l'irato, se ha la capacità, ha nell'animo una forza triplice: una gli viene dall'aiuto dei suoi sottoposti, una seconda dalla ricchezza, (con la quale) convince e si impone ingiustamente [su di lui], in terzo luogo, ha la forza naturale, con la quale perpetra il male.
[5] Se poi colui che é adirato é debole, ha una forza doppia accanto a quella naturale; l'ira gli viene in aiuto in ogni occasione con la trasgressione.
[6] Questo spirito insieme con la menzogna procede sempre dalla destra di Satana, cosicché le sue azioni sono nella crudeltà e nella menzogna.

IV.


[1] Riconoscete, dunque, la potenza dell'ira, che é vana.
[2] Prima eccita attraverso la parola; poi rende forte l'adirato attraverso le opere, turba la sua volontà con l'amarezza di ciò che perde, e così tiene desta la sua anima con grande ira.
[3] Quando uno parla contro di voi, voi non lasciatevi muovere all'ira e se uno vi loda dicendo che siete santi, non vi inorgoglite. Non lasciatevi trasportare né alla gioia né all'amarezza.
[4] Per prima cosa infatti (l'ira) accarezza l'udito e così spinge la mente a pensare a qualcosa di irritante; poi, quando uno é adirato, pensa che sia giusto adirarsi.
[5] Se vi capita qualche danno o perdita, figlioli, non agitatevi, perché é proprio questo spirito che fa sì che desideriate ciò che avete perso, affinché attraverso il desiderio cadiate nell'ira.
[6] E se qualcuno, volontariamente o involontariamente, vi provoca un danno, non vi addolorate; é dal dolore infatti che nasce l'ira insieme con la menzogna.
[7] L'ira insieme con la menzogna é un male dalla doppia faccia, e si uniscono insieme per turbare il cuore. Quando poi un'anima é turbata in continuazione, il Signore si allontana da lei e la signoreggia Beliar.

V.


[1] Osservate, dunque, figlioli miei, il comandamento del signore. Osservate la Sua legge. State lontani dall'ira, odiate la menzogna affinché il Signore abiti in voi e fugga da voi Beliar.
[2] Parlate la verità ciascuno col suo prossimo, e non cadrete nell'ira e nei turbamenti, ma starete in pace e avrete il Dio della pace, né alcuna guerra vi vincerà.
[3] Amate il Signore in tutta la vostra vita e fra di voi con cuore sincero.
[4] Io so che negli ultimi giorni abbandonerete il Signore, vi adirerete contro Levi, vi schiererete contro Giuda, ma non li potrete sopraffare, perché un angelo del Signore li guida entrambi, ché é su di essi che poggerà Israele.
[5] Quando vi allontanerete dal Signore, procedendo in ogni malvagità, commetterete le abominazioni delle genti, fornicando con donne di "senza legge". In ogni azione malvagia agiranno in voi gli spiriti dell'errore.
[6] Lessi infatti nel libro di Enoc il Giusto che il vostro principe é Satana e che gli spiriti della malvagità e della superbia saranno a disposizione dei figli di Levi, per farli peccare davanti al Signore.
[7] I miei figli si avvicineranno a Levi e peccheranno insieme a loro in tutto, mentre i figli di Giuda, pieni di avidità, rapiranno i beni altrui come leoni.
[8] Per questo sarete condotti [con loro] in prigionia e lì riceverete tutti i colpi dell'Egitto, sarete oggetto di tutta la malvagità delle genti.
[9] Così, ritornati al Signore, troverete misericordia; vi condurrà al Suo santuario e vi darà la pace.
[10] Sorgerà per voi dalla tribù [di Giuda e] di Levi la salvezza del Signore. Sarà lui stesso infatti che farà guerra a Beliar, farà vendetta eterna dei vostri nemici.
[11] Libererà i prigionieri dalle mani di Beliar, [cioé le anime dei santi,] rivolgerà i cuori infedeli verso il Signore; darà a coloro che lo invocano la pace eterna.
[12] Riposeranno nell'Eden i santi e della nuova Gerusalemme gioiranno i giusti, [questa é la gloria eterna di Dio].
[13] Mai più Gerusalemme subirà devastazione, né Israele sarà condotto in schiavitù, perché il Signore starà in mezzo di essa [vivendo con gli uomini]. Il Santo in Israele regnerà su di essa [in umiltà e in povertà e chi crede in lui regnerà in verità nei cieli].

VI.


[1] E ora temete il Signore, figlioli miei, e guardatevi da Satana e dai suoi spiriti.
[2] Avvicinatevi a Dio e all'angelo che intercede per voi, perché é mediatore fra Dio e gli uomini e per la pace di Israele si ergerà di fronte al regno del nemico.
[3] Per questo il nemico cerca di far inciampare tutti coloro che invocano il Signore.
[4] Egli sa infatti che il giorno in cui Israele si convertirà, il regno del nemico sarà annientato.
[5] E' infatti lo stesso angelo della pace che dà forza a Israele, perché non precipiti nell'ultimo dei mali.
[6] Durante il tempo in cui Israele trasgredirà la Legge, il Signore <non> si allontanerà da loro e li tramuterà in un popolo che cerca la sua volontà, cosicché nessun angelo sarà pari ad esso.
[7] Il suo nome sarà Israele dappertutto, [anche tra i pagani].
[8] Guardatevi, dunque, figlioli miei, da ogni opera malvagia rigettate da voi l'ira e la menzogna, amate la verità e la longanimità.
[9] Tutto ciò che avete ascoltato da vostro padre, trasmettetelo anche ai vostri figli, [affinché vi accolga il Salvatore delle genti: egli infatti é veritiero e longanime, mite ed umile e insegna con le opere la Legge del Signore].
[10] State, dunque, lontani da tutta l'ingiustizia e aderite alla giustizia di Dio; così la nostra stirpe sarà salva per sempre.
[11] Seppellitemi vicino ai miei padri".

VII.


[1] Detto questo, li baciò e si addormentò di un bel sonno.
[2] I suoi figli lo seppellirono e dopo riportarono in patria le sue ossa <e le deposero> dove erano Abramo, Isacco e Giacobbe.
[3] [Ma Dan aveva profetizzato loro che si sarebbero dimenticati del loro Dio e che sarebbero stati privati della terra della loro eredità, della stirpe d'Israele e della famiglia del loro seme].

Testamento di Neftali, ottavo figlio di Giacobbe e di Balla


I.


[1] Copia del testamento di Neftali, che fece al momento della sua morte, all'età di centotrenta anni.
[2] I suoi figli si radunarono il primo giorno del settimo mese ed egli preparò loro un pranzo.
[3] All'alba, quando si svegliò, disse loro: "Sto per morire"; ma loro non ci credevano.
[4] Ed egli, dando gloria al Signore, confermò che sarebbe morto dopo il pranzo + del giorno prima +.
[5] Cominciò a dire: "Ascoltate, figlioli miei, figli di Neftali, ascoltate le parole di vostro padre.
[6] Io nacqui da Balla; Rachele aveva agito con inganno: dette a Giacobbe Balla invece di sé stessa. E lei mi concepì e mi partorì sulle ginocchia di Rachele. Per questo mi chiamò Neftali.
[7] Rachele mi amò, perché fui partorito sulle sue ginocchia. E quando ero ancora tenero, mi baciava dicendo: Possa vedere un fratello tuo simile a te, ma dal mio seno.
[8] Per questo, secondo le preghiere di Rachele, Giuseppe fu in tutto simile a me.
[9] Mia madre Balla era figlia di Ruthaio, fratello di Debora, la nutrice di Rebecca: nacque lo stesso giorno di Rachele.
[10] Ruthaio era della stirpe di Abramo, caldeo, timorato di Dio, uomo libero e nobile.
[11] Fatto prigioniero, fu comprato da Labano, che gli dette in moglie la sua serva Euna, la quale partorì una figlia, alla quale (egli) pose nome Zelfa, dal nome della città, nella quale era stato fatto prigioniero.
[12] Dopo partorì Balla, dicendo: Mia figlia fa qualcosa di nuovo, perché, appena nata, toccava la mammella e cercava di poppare.

II.


[1] I miei piedi erano leggeri come quelli di un cervo, e mio padre Giacobbe mi incaricò di portare tutti i messaggi: e come cervo mi benedisse.
[2] Infatti, come il vasaio conosce la capacità del vaso e usa la creta che ci vuole, così il Signore crea il corpo a somiglianza dello spirito e mette lo spirito a seconda della potenza del corpo.
[3] Non resta fuori un terzo di capello: secondo peso, misura e regola tutta la creazione é stata fatta.
[4] E come il vasaio conosce l'uso di ciascun oggetto, a cosa sia adatto, così anche il Signore conosce il corpo, fino a che punto sia adatto nel bene e dove vada nel male.
[5] Ché non c'é immagine o idea che il Signore non conosca, perché ha creato ogni uomo a Sua immagine.
[6] Come é la forza di ciascuno, così é anche la sua opera; come il suo occhio, così il suo sonno; come la sua anima, così la sua parola, o nella Legge del Signore o in quella di Beliar.
[7] E come c'é una distinzione tra la luce e la tenebra, e tra la vista e l'udito, così c'é distinzione fra uomo e uomo e fra donna e donna; e non é possibile dire che cosa all'apparenza possa essere inferiore in qualcuno.
[8] Dio ha fatto bello tutto secondo ordine: i cinque sensi (ha posto) nel capo; al capo ha adattato il collo e gli ha aggiunto i capelli per bellezza e decoro; poi il cuore per pensare, il ventre per evacuare, lo stomaco per..., l'esofago per la salute, il fegato per l'ira, la bile per l'amarezza, la milza per il riso, i reni per l'astuzia, i lombi per la potenza, i fianchi per dormire, i lombi per la forza e così via.
[9] Così, dunque, siano, figlioli miei, tutte le vostre opere ordinate per il bene, nel timore di Dio; non fate nulla di disordinato, con disprezzo, nulla fuori del suo tempo. [10] Che se dici all'occhio di ascoltare, non lo può: allo stesso modo nemmeno potete fare le opere della luce, stando nelle tenebre.

III.


[1] Non vi date, dunque, da fare per distruggere le vostre opere con l'avidità, né per ingannare le vostre anime con parole vuote, perché é nel silenzio e nella purezza di cuore che voi siete in grado di afferrare la volontà di Dio e di rigettare quella di Beliar.
[2] Il sole, la luna e le stelle non cambiano il proprio ordine; allo stesso modo neanche voi dovete cambiare la Legge di Dio col disordine delle vostre azioni.
[3] Popoli ingannati e che hanno abbandonato il Signore, hanno cambiato il proprio ordine: hanno ubbidito a legni e a pietre, agli spiriti dell'inganno.
[4] Ma voi non (fate) così, perché conoscete, nel fondamento (del cielo), nella terra e nel mare, e in tutte le opere della creazione, il Signore, che ha creato tutte le cose. (Non fate così), per non diventare come Sodoma, che cambiò l'ordine della sua natura.
[5] Ugualmente anche i Vigilanti cambiarono l'ordine della loro natura, e il Signore li maledisse al tempo del diluvio. Così a causa loro fece la terra vuota di abitanti e di frutti.

IV.


[1] Vi dico queste cose, figlioli miei, perché ho letto nello scritto di Enoc che anche voi vi allontanerete dal Signore, procedendo in ogni trasgressione delle genti, e commetterete ogni malvagità di Sodoma.
[2] Il Signore vi porterà la prigionia e sarete schiavi, là, dei vostri nemici; vivrete in ogni dolore e tribolazione, finché il Signore non vi distruggerà tutti.
[3] Ridotti a un piccolo numero, vi pentirete e riconoscerete il Signore, vostro Dio, il quale vi ricondurrà nella vostra terra secondo la Sua grande misericordia.
[4] Ma avverrà che quando saranno tornati nella terra dei loro padri, si dimenticheranno di nuovo del Signore e commetteranno empietà.
[5] E il Signore li disperderà sulla faccia di tutta la terra, finché non venga la misericordia del Signore quando l'uomo praticherà la giustizia e la misericordia verso tutti, sia lontani sia vicini.

V.


[1] Nel quarantesimo anno della mia vita ebbi una visione sul Monte dell'Ulivo, a oriente di Gerusalemme: (vidi) che il sole e la luna si erano fermati.
[2] Ed ecco Isacco, il padre di mio padre, ci diceva:Correte e agguantate, ciascuno secondo la sua capacità: il sole e la luna saranno di chi li afferra.
[3] Noi corremmo tutti insieme e Levi agguantò il sole, mentre Giuda, precedendo gli altri, afferrò la luna. E furono innalzati con i due astri.
[4] Mentre Levi era come il sole, ecco un giovane che gli dà in aggiunta dodici foglie di palma. Giuda diventò splendente come la luna e sotto i loro piedi c'erano dodici raggi.
[5] Levi e Giuda si corsero tutt'e due incontro e si tennero saldi.
[6] Ed ecco (apparve) un toro sopra la terra, con due grandi corna ed ali d'aquila sul suo dorso. Noi volevamo afferrarlo, ma non ci riuscimmo.
[7] Ma venne Giuseppe, che lo pigliò e salì con lui in alto.
[8] Poiché ero là, vidi, ed ecco che ci apparve un'iscrizione santa che diceva: assiri, medi, persiani, caldei, siriani prenderanno possesso delle dodici tribù di Israele, come loro prigioniere.

VI.


[1] E di nuovo, dopo sette giorni, vidi mio padre Giacobbe che stava in piedi nel mare di Yamnia e noi eravamo con lui.
[2] Ed ecco arrivò una nave a vela senza marinai e senza nocchiero. Sulla nave stava scritto "nave di Giacobbe".
[3] Allora nostro padre ci dice:Via, saliamo sulla nostra nave.
[4] Ma appena ci fummo entrati, avvenne una terribile tempesta e un grande uragano di vento; nostro padre, che teneva il timone, si allontanò da noi.
[5] Noi eravamo portati sul mare in mezzo alla tempesta. La nave, colpita da onde altissime, si riempì d'acqua, così da sfasciarsi.
[6] Giuseppe si salvò su una scialuppa e noi ci separammo su dieci zattere, ché Levi e Giuda erano su una stessa.
[7] E noi fummo dispersi fino ai confini della terra.
[8] Levi, vestito di sacco, pregava il Signore.
[9] Quando poi cessò la tempesta, la nave arrivò a riva come in bonaccia. [10] Ed ecco arrivò nostro padre e tutti insieme ci rallegrammo.

VII.


[1] Questi due sogni raccontai a mio padre, che mi disse: Bisogna che queste cose si adempiano al loro tempo, quando Israele avrà sofferto molto.
[2] Allora mio padre mi disse:Ho fiducia in Dio che Giuseppe sia vivo: vedo infatti in tutte le occasioni che Dio lo numera insieme con noi.
[3] E piangendo continuava: Ahimé! figlio mio Giuseppe, tu vivi e io non ti vedo, e nemmeno tu vedi Giacobbe, che ti ha generato.
[4] Con queste parole fece piangere anche me. Io ardevo nelle mie viscere (dal desiderio) di svelargli che Giuseppe, era stato venduto. Ma avevo paura dei miei fratelli.

VIII.


[1] Ed ecco, figlioli miei, io vi ho mostrato gli ultimi tempi, come tutto ciò avverrà in Israele.
[2] Anche voi, dunque, ordinate ai vostri figli di stare uniti a Levi e a Giuda. Ché attraverso loro sorgerà la salvezza per Israele e attraverso loro sarà benedetto Giacobbe.
[3] Attraverso le loro tribù Dio apparirà sulla terra per salvare la stirpe di Israele, [[abitando fra gli uomini], e per raccogliere i giusti di fra le genti.
[4] Se farete il bene, vi benediranno gli uomini e gli angeli, Dio sarà glorificato fra le genti per mezzo vostro, il diavolo fuggirà da voi, le bestie selvagge vi temeranno, il Signore vi amerà e gli angeli vi staranno vicini.
[5] [Come chi alleva bene un figlio crea un bel ricordo (di sé), così anche per la buona azione c'é un buon ricordo presso Dio].
[6] Ma chi non fa il bene, lui malediranno gli angeli e gli uomini, Dio sarà disprezzato fra le genti per causa sua, il diavolo abiterà in lui come in casa propria, tutte le bestie selvagge lo domineranno, il Signore lo odierà, <e gli angeli lo trascureranno>.
[7] Infatti i comandamenti della Legge sono doppi e devono essere adempiuti con arte.
[8] Perché c'é il momento dell'unione con la donna, e c'é il momento della continenza, perché egli possa pregare.
[9] Tutt'e due sono comandamenti di Dio e se non fossero messi in pratica secondo il loro ordine, un grandissimo peccato farebbero commettere agli uomini. E questo vale anche per tutti gli altri comandamenti.
[10] Siate, dunque, saggi in Dio, figlioli miei, e intelligenti, comprendendo l'ordine dei suoi comandamenti e le regole di ogni azione, perché il Signore vi ami".

IX.


[1] Dopo aver fatto loro molte altre raccomandazioni simili a queste, li invitò a portare le sue ossa a Hebroné e a seppellirlo insieme coi suoi padri.
[2] Mangiato e bevuto in allegrezza di spirito, si coprì il volto e morì.
[3] I suoi figli fecero tutto come aveva ordinato loro Neftali, loro padre.


Testamento di Gad, nono figlio di Giacobbe e di Zelfa


I.


[1] Copia del testamento di Gad, le cose che disse ai suoi figli all'età di centoventicinque anni. Egli disse loro:
[2] "Ascoltate, figlioli miei: nacqui come nono figlio a Giacobbe; ero coraggioso alla guardia dei greggi.
[3] Di notte guardavo il gregge e quando veniva il leone, il lupo, il leopardo, l'orso o un'altra fiera ad assalire il gregge, la inseguivo e la raggiungevo; la prendevo con la mano per un piede, la scagliavo quanto si può scagliare un sasso e l'ammazzavo.
[4] Una volta, mio fratello Giuseppe pascolava il gregge insieme con noi per trenta giorni e, essendo giovanetto, si ammalò per il gran caldo.
[5] Ritornò a Hebron da nostro padre, che lo mise a letto vicino a sé, perché lo amava.
[6] Giuseppe disse a nostro padre che i figli di Zelfa e di Balla uccidevano le bestie più belle e le mangiavano contrariamente alla volontà di Ruben e di Giuda.
[7] Infatti mi aveva visto levare un agnello dalla bocca di un orso, che ammazzai; ma uccisi anche l'agnello. Mi dispiacque per l'agnello, perché non poteva vivere: lo mangiammo.
[8] Per questo vissi adirato contro Giuseppe fino al giorno in cui fu venduto.
[9] Lo spirito dell'odio era dentro di me e non avrei voluto né sentirlo né vederlo, perché ci aveva biasimato in faccia dicendo che mangiavamo le bestie del gregge senza Giuda. Qualunque cosa, infatti, dicesse al padre, gli credeva.

II.


[1] Io riconosco ora il mio peccato, figlioli, che moltissime volte avrei voluto ammazzarlo, perché l'odiavo con l'anima.
[2] Anche per i sogni accrebbi l'odio contro di lui e avrei voluto cancellarlo dalla terra dei viventi, allo stesso modo che il vitello strappa l'erba del prato.
[3] Giuda lo vendette di nascosto agli Ismaeliti.
[5] Così il Dio dei nostri padri lo protesse dalle nostre mani, perché non commettessimo in Israele un peccato grande.

III.


[1] Ora ascoltate la parola della verità, per praticare la giustizia e osservare tutta la Legge dell'Altissimo; non vi lasciate ingannare dallo spirito dell'odio, perché é cattivo in tutte le azioni degli uomini.
[2] Qualunque cosa uno faccia, colui che odia lo aborre; se c'é uno che osserva la Legge del Signore, non lo loda; se c'é uno che teme il Signore e vuole ciò che é giusto, non lo ama.
[3] Disprezza la verità, invidia colui cui le cose vanno bene, ha cara la maldicenza, ama la superbia, perché l'odio accieca la sua anima, come anch'io allora guardavo Giuseppe (da cieco).

IV.


[1] Guardatevi, dunque, figlioli miei, dall'odio, perché pecca direttamente contro il Signore.
[2] Non vuole infatti ascoltare le parole dei Suoi comandamenti riguardo all'amore per il prossimo; così pecca contro Dio.
[3] Se infatti cade un fratello, subito cerca di farlo sapere a tutti e si dà da fare perché, giudicato e punito, possa morire.
[4] Se ha a che fare con uno schiavo, lo mette contro il suo padrone e lo assale con ogni tribolazione, per vedere se può ucciderlo.
[5] L'odio fa causa comune con l'invidia anche contro coloro che hanno fortuna: quando sente dire e vede che le cose vanno bene, sempre si ammala.
[6] Come l'amore vorrebbe far vivere perfino i morti e vorrebbe richiamare indietro coloro che sono stati condannati a morte, così l'odio vorrebbe ammazzare chi é vivo e non vorrebbe che vivessero coloro che hanno commesso un piccolo peccato.
[7] Infatti lo spirito dell'odio, attraverso la piccolezza di spirito, agisce insieme con Satana, in tutte le occasioni, per la morte degli uomini. Invece lo spirito dell'amore, attraverso la grandezza d'animo, agisce insieme con la Legge di Dio per la salvezza degli uomini.

V.


[1] Cattivo, dunque, é l'odio, perché sta continuamente attaccato alla menzogna, parlando contro la verità: fa grandi le cose piccole, presenta la luce come tenebra, il dolce dice che é amaro; insegna calunnia, ira, guerra, prepotenza e ogni avidità; riempie il cuore di mali e di veleno diabolico.
[2] Questo per esperienza vi dico, figlioli miei, perché cacciate da voi l'odio che é diabolico e aderiate all'amore di Dio.
[3] La giustizia caccia l'odio, l'umiltà uccide l'invidia: il giusto e umile si vergogna di commettere ciò che é ingiusto, pur non essendo condannato da altri, ma solo dal suo cuore, perché il Signore sorveglia la sua anima.
[4] Non sparla dell'uomo pio, perché il timore di Dio abita in lui.
[5] Temendo di offendere il Signore, non vuole in alcun modo commettere ingiustizia contro nessuno, nemmeno col pensiero.
[6] Questo capii da ultimo, dopo che mi fui pentito riguardo a Giuseppe.
[7] Il vero pentimento, quello secondo Dio, distrugge l'ignoranza, fa fuggire la tenebra, illumina gli occhi, procura all'anima la conoscenza e guida la volontà verso la salvezza.
[8] Ciò che non ha imparato dagli uomini, lo apprende dal pentimento.
[9] Il Signore mi mandò una malattia di fegato e, se le preghiere di mio padre non mi avessero aiutato, poco mancò che morissi.
[10] L'uomo é punito con la sua stessa trasgressione.
[11] Poiché il mio fegato fu spietato contro Giuseppe, soffrendo di fegato fui condannato senza pietà a dieci volte il tempo che ce l'ebbi con Giuseppe.

VI.


[1] E ora, figlioli miei, questa é la mia esortazione: amate ciascuno il suo prossimo e cacciate l'odio dai vostri cuori. Amatevi gli uni gli altri con i fatti, con le parole e con l'atteggiamento dello spirito.
[2] Io, in faccia a mio padre, parlavo con Giuseppe pacificamente, ma una volta uscito dalla sua presenza, lo spirito dell'odio mi ottenebrava la mente e sconvolgeva la mia ragione fino al punto che l'avrei ucciso.
[3] Amatevi gli uni gli altri di cuore; e se uno pecca contro di te, parlagli in pace, senza nascondere inganno dentro di te; se poi si pente e confessa, perdonagli.
[4] Ma se nega, non bisticciare con lui, ché, se giurasse, tu faresti due peccati.
[5] [Che nessun estraneo ascolti il vostro segreto durante l'alterco, affinché non ti odi, divenga tuo nemico e commetta (così) un grande peccato a causa tua, perché parlerà spesso di te con menzogne e si affaccenderà intorno a te nel male, avendo ricevuto il veleno da te].
[6] Ma se negherà, perché si vergogna di essere convinto, lascialo in pace senza convincerlo; ché colui che nega (in queste condizioni di spirito), si é pentito di averti fatto del male: avrà timore e starà in pace (con te).
[7] Se poi é spudorato e insiste nel male, anche in questo caso perdonagli di cuore e lascia la vendetta a Dio.

VII.


[1] E se a uno le cose vanno meglio che a voi, non ve ne addolorate, ma pregate per lui, perché gli vadano perfettamente. Ché questo é vantaggioso per voi.
[2] E se uno si innalza ancora di più, non invidiatelo, ricordando che ogni essere vivente deve morire. Piuttosto, offrite inni al Signore, che é quello che dà i beni e ciò che é utile a tutti gli uomini.
[3] Cerca la volontà di Dio: Egli ti illuminerà e darà pace alla tua volontà.
[4] Se poi uno arricchisce col male, come Esaù, il fratello di mio padre, non invidiatelo. Aspettate il tempo del Signore:
[5] Egli può togliere questi beni con sventure, o lasciarli, se il possessore si é pentito, o ancora, se non si pente, può lasciarglieli per una punizione eterna.
[6] Chi é povero e senza invidie e in tutto rende grazie al Signore, questi é il più ricco di tutti, perché non ha la fatica cattiva degli uomini.
[7] Cacciate, dunque, l'odio dalle anime vostre e amatevi tra di voi con rettitudine di cuore.

VIII.


[1] Dite queste cose anche voi ai vostri figli, perché onorino Levi e Giuda, in quanto é da essi che il Signore, per voi, farà sorgere la salvezza per Israele.
[2] Io ho saputo che i vostri figli si staccheranno da loro alla fine dei tempi e staranno lontani dal Signore con ogni malvagità, cattiveria e corruzione".
[3] Dopo essersi riposato un po' riprese: "Figlioli miei, obbedite a vostro padre e seppellitemi vicino ai miei padri".
[4] Stesi i suoi piedi, si addormentò in pace.
[5] Cinque anni dopo lo trasportarono a Hebron e lo seppellirono coi suoi padri.

Testamento di Aser*, decimo figlio di Giacobbe e di Zelfa


I.


[1] Copia del testamento di Aser, che cosa disse ai suoi figli all'età di centoventicinque anni.
[2] Era sano quando disse loro: "Ascoltate, figlioli di Aser, vostro padre e vi mostrerò ciò che é retto davanti a Dio.
[3] Dio ha dato ai figli degli uomini due vie, due volontà, due azioni, due modi di comportarsi e due fini.
[4] Per questo tutte le cose sono due a due, l'una di fronte all'altra.
[5] Ci sono infatti due vie, quella del bene e quella del male. Su queste si fondano le due volontà che stanno nel nostro petto e che servono a distinguerle.
[6] Se, dunque, l'anima vuole procedere bene, compie tutte le sue azioni nella giustizia, e anche se pecca, subito si pente,
[7] perché, pensando ciò che é giusto e respingendo la malvagità, rovescia subito a terra il male e sradica il peccato.
[8] Ma se la volontà piega verso il male, ogni sua azione é nel male, in quanto respinge il bene, aderisce al male e dominata da Beliar. Anche se fa il bene, lo cambia in male.
[9] Quando comincia a fare il bene, conduce nel male la fine dell'azione, ché lo scrigno della volontà é pieno di spirito cattivo.

II.


[1] C'é (per esempio) l'anima che a parole mette il bene al di sopra del male, ma conduce nel male la fine dell'azione.
[2] C'é l'uomo che non ha misericordia di chi lo aiuta col male: anche questo é un caso di doppia faccia, ma l'insieme é cattivo.
[3] C'é l'uomo che ama chi fa il male [come nel male é lui], così da scegliere di morire nel male per amore suo: anche riguardo a questo caso, é evidente che si tratta di doppia faccia, ma l'insieme é un'azione cattiva.
[4] Anche se c'é amore é nel male; l'amore nasconde il male, perché di nome (in questo caso) é come bene. Ma la conclusione dell'azione si risolve nel male.
[5] C'é chi ruba, commette ingiustizia, rapina, fa prepotenze, ma tuttavia ha misericordia dei poveri: anche questo é un caso di doppia faccia, ma l'insieme é cattivo.
[6] C'é chi é prepotente col prossimo, suscita l'ira di Dio, trasgredisce il giuramento fatto in nome dell'Altissimo, tuttavia ha misericordia del povero; disprezza e provoca a sdegno il Signore che ha dato la Legge, tuttavia dà ristoro al povero.
[7] Macchia l'anima e fa splendente il corpo, uccide molti e ha pietà di pochi. Anche questo é un caso di doppia faccia, ma l'insieme é cattivo.
[8] C'é chi commette adulterio e fornicazione, ma tuttavia si astiene dai cibi: anche digiunando, fa il male; con la potenza e con la ricchezza travolge molti e, se osserva dei comandamenti, lo fa per eccesso di malvagità: anche questo é un caso di doppia faccia, ma l'insieme é cattivo.
[9] Questa gente é (come) le lepri, che per metà sono pure, ma in realtà sono impure.
[10] Così ha detto Dio nelle tavole delle Leggi.

III.


[1] Ma voi, figlioli miei, non siate uomini dalla doppia faccia, quella del bene e quella del male, ma aderite piuttosto al bene solo, perché il Signore Iddio si riposa in esso e gli uomini lo bramano.
[2] Fuggite la malvagità, distruggendo la volontà per mezzo delle vostre opere buone, perché coloro che hanno il doppio volto non sono di Dio, ma servono i loro desideri, per piacere a Beliar e agli uomini simili a loro.

IV.


[1] Gli uomini buoni hanno anche una sola faccia, anche se coloro che ce l'hanno doppia ritengono che pecchino, sono giusti di fronte a Dio.
[2] Molti che uccidono i malvagi fanno due opere, una buona e una cattiva, ma l'insieme é buono, perché (chi fa così) sradica il male e lo fa perire.
[3] C'é chi odia il misericordioso, che tuttavia é ingiusto, e l'adultero che tuttavia digiuna: anche questo é un caso di doppia faccia, ma l'insieme é un'opera buona, perché imita il Signore, in quanto non accetta ciò che appare buono insieme con ciò che é buono davvero.
[4] Un altro non vuol vedere giorni buoni insieme con gente dissoluta, per non macchiare né il corpo né l'anima: anche questo é un caso di doppia faccia, ma l'insieme é buono.
[5] Ché gente come questa é simile a caprioli e a cervi, i quali secondo il genere degli animali selvatici sembrano essere impuri, ma nell'insieme sono puri, perché (questa gente) procede nello zelo del Signore, tenendosi lontana da ciò che anche Dio proibisce attraverso i comandamenti, perché lo odia, e separa il male dal bene.

V.


[1] Vedete, figlioli, come in tutte le cose ci siano due (facce), una di fronte all'altra e l'una é nascosta dall'altra: nel possesso, l'ingordigia; nella gioia, l'ebbrezza; nel riso, il dolore, nel matrimonio, la dissolutezza.
[2] Alla vita segue la morte, alla gloria il disonore, al giorno la notte, alla luce la tenebra; ma le cose nella loro globalità stanno sotto il giorno, sotto la vita le cose giuste, sotto la morte quelle ingiuste. Per questo alla morte segue la vita eterna.
[3] E non é possibile dire menzogna la verità, né ingiusto ciò che é giusto, perché tutta la verità sta sotto la luce, come tutte le cose sotto Dio.
[4] Tutte queste cose io ho provato nella mia vita e non sono andato errando lontano dalla verità del Signore: ho cercato i comandamenti dell'Altissimo e (in essi) ho proceduto con tutta la mia forza.

VI.


[1] Osservate, dunque, anche voi, figlioli miei, i comandamenti del Signore, seguendo la verità con una faccia sola.
[2] Coloro infatti che hanno la doppia faccia sono puniti per due motivi, e perché fanno il male e perché approvano chi lo fa, imitando gli spiriti dell'inganno e assieme a loro combattendo contro gli uomini.
[3] Voi, dunque, figlioli miei, osservate la Legge del Signore; non considerate il male come se fosse bene, ma mirate a ciò che é bene davvero e osservatelo in tutti i comandamenti del Signore, ad esso volgendovi e in esso trovando la pace.
[4] Le fini degli uomini mostrano la loro giustizia; esse sono riconosciute attraverso gli angeli del Signore e quelli di Beliar.
[5] Quando infatti l'anima procede inquieta, é tormentata dallo spirito cattivo, al quale ha servito nelle passioni e nelle opere malvagie.
[6] Ma se é tranquilla, essa riconosce attraverso la gioia l'angelo della pace, che la introduce nella vita eterna.

VII.


[1] Non siate come Sodoma, che non riconobbe gli angeli del Signore e perì per sempre.
[2] Io so che peccherete e sarete consegnati nelle mani dei vostri nemici; la vostra terra sarà devastata, i vostri santuari distrutti, voi dispersi ai quattro angoli della terra; e sarete nella diaspora disprezzati come acqua inutile,
[3] finché l'Altissimo visiterà la terra, venendo egli stesso, come uomo fra gli uomini, mangiando e bevendo]; spezzando tranquillamente il capo del dragone sull'acqua; egli salverà Israele e tutti i popoli, [Dio in forma di uomo].
[4] Dite, dunque, figlioli miei, anche voi queste cose ai vostri figli: che non Gli disubbidiscano.
[5] Ma io ho saputo che voi disubbidirete certamente, che certamente commetterete empietà, non osservando la Legge di Dio, ma i comandamenti degli uomini, (così) perendo per la vostra malvagità.
[6] Per questo sarete dispersi come i miei fratelli, Gad e Dané i quali non conosceranno più né la loro terra, né la loro tribù, né la loro lingua.
[7] Ma il Signore vi riunirà per la Sua fedeltà che é fondata sulla Sua misericordia, e inoltre per amore di Abramo, di Isacco e di Giacobbe".

VIII.


[1] Finito che ebbe di dire queste cose, ordinò loro di seppellirlo a Hebron. Poi morì addormentandosi di un bel sonno.
[2] I suoi figli fecero quanto aveva loro ordinato: lo portarono a Hebron e lo seppellirono coi suoi padri.

Testamento di Giuseppe, undicesimo figlio di Giacobbe e di Rachele


I.


[1] Copia del testamento di Giuseppe. Quando fu per morire, chiamò i suoi figli e i suoi fratelli e disse loro:
[2] "Fratelli miei e figlioli miei, ascoltate Giuseppe, l'amato d'Israele, ascoltate vostro padre.
[3] Io ho visto nella mia vita l'invidia e la morte; ma non mi smarrii per la fedeltà del Signore.
[4] Questi miei fratelli mi odiarono, ma il Signore mi amò; essi volevano uccidermi, ma il Dio dei miei padri mi custodì; mi calarono in una fossa, e l'Altissimo me ne tirò su.
[5] Fui venduto come schiavo, e il padrone di tutte le cose mi liberò; fui preso come prigioniero, e la Sua mano forte venne in mio soccorso; fui tribolato dalla fame, e il Signore stesso mi nutrì.
[6] Ero solo, e Dio mi consolò; ero nella malattia, e il Signore mi visitò; ero in prigione, e il salvatore mi graziò; [in carcere, e mi liberò;]
[7] nelle calunnie, e mi difese; nelle parole amare degli egiziani, e mi protesse; schiavo, e mi innalzò.

II.


[1] [Questo] il capocuoco del faraone mi aveva affidata la sua casa.
[2] E io mi trovai a lottare contro una donna spudorata, che cercava di indurmi a trasgredire la Legge insiemecon Lei, ma il Dio di mio padre mi protesse dalla fiamma ardente.
[3] Fui imprigionato, percosso, deriso, ma il Signore mi fece trovare compassione davanti al carceriere.
[4] Infatti il Signore non abbandona coloro che lo temono né nella tenebra, né nella prigionia, né nelle tribolazioni, né nelle avversità.
[5] Ché Dio non si vergogna come un uomo, né é vile come un figlio di uomo, né é debole o si lascia intimorire come un nato dalla terra.
[6] E' presente in tutte le sventure, consola in maniere diverse. Per breve tempo si allontana, per mettere alla prova la volontà dell'anima.
[7] Mi provò con dieci prove e in tutte io fui paziente, perché la pazienza é una grande medicina e la costanza dà (agli uomini) molti benefici.

III.


[1] Quante volte l'egiziana mi minacciò di morte! Quante volte, dopo avermi dato ai castighi, mi richiamava [e mi minacciava]! E poiché non volevo unirmi a lei, mi diceva:
[2]Se ti concedi a me, dominerai su di me e su tutte le cose che sono nella mia casa. Sarai come il nostro padrone.
[3] Ma io ripensavo alle parole di mio padre e, entrato in camera mia, pregavo il Signore.
[4] Durante quei sette anni digiunai, eppure apparivo all'egiziano come se vivessi nel lusso; ché coloro che digiunano per amore di Dio, ricevono la bellezza del volto.
[5] Quando il mio padrone era lontano da casa, non bevevo vino, né per tre giorni prendevo il mio vitto, ma lo davo ai poveri e ai malati.
[6] Mi alzavo presto per il Signore e piangevo per Menfia, l'egiziana, perché mi tormentava ininterrottamente. Entrava nella mia stanza anche di notte, con la scusa di farmi visita,
[7] e, poiché non aveva figli maschi, fingeva di considerarmi come un figlio.
[8] Per un po' mi abbracciava come un figlio e io non capivo; ma alla fine essa mi spinse verso l'impudicizia.
[9] Capii e mi addolorai fino alla morte. Quando se ne fu andata, ritornai in me stesso e soffrii per lei per molti giorni, perché riconobbi la sua astuzia e il suo inganno.
[10] Le dicevo parole dell'Altissimo, per vedere se si liberasse dal suo desiderio cattivo.

IV.


[1] Spesse volte, dunque, mi adulava con le sue parole, dicendo che ero un uomo santo e con le sue parole lodava astutamente la mia castità di fronte a suo marito, volendo farmi inciampare quando fossi restato solo.
[2] Pubblicamente mi lodava dicendo che ero casto, ma di nascosto mi diceva: Non temere mio marito: ché é sicuro anche lui della tua castità, cosicché anche se uno gli dicesse di noi, non ci crederebbe.
[3] In tutto questo tempo io dormivo per terra e pregavo Dio, che mi proteggesse dalla sua astuzia.
[4] Ma quando si accorse che non ci riusciva, di nuovo veniva da me, con la scusa della catechesi, per apprendere la parola di Dio.
[5] E mi diceva:Se vuoi che lasci gli idoli, unisciti a me e io convinco anche mio marito ad abbandonare gli idoli e procederemo nella legge del tuo Signore.
[6] E io le dicevo che il Signore non vuole che coloro che lo onorano stiano nell'impurità, né si compiace degli adulteri.
[7] Ma quella insisteva volendo soddisfare la sua passione.
[8] E io digiunavo e pregavo di più, perché il Signore mi proteggesse da lei.

V.


[1] E ancora, un'altra volta, mi dice: Se non vuoi commettere l'adulterio, io ammazzerò mio marito con un veleno e ti sposerò.
[2] Quando sentii questo, mi stracciai le vesti e le dissi:Donna, vergognati davanti a Dio, e non commettere questa azione malvagia, per non essere annientata. E sappi che io la dirò a tutti questa tua intenzione.
[3] Spaventata, mi chiese di non svelarla.
[4] E se ne andò, molcendomi con doni e con ogni genere di cose dilettose.

VI.


[1] Dopo di ciò mi manda un cibo mescolato con un incantesimo.
[2] Quando arrivò l'eunuco che lo portava, alzai gli occhi e vidi un uomo terribile, che mi porgeva insieme con il piatto una spada: io capii che si trattava di un inganno per farmi smarrire.
[3] Quando fu uscito, piansi senza gustare né quello né nessun altro dei suoi cibi.
[4] Passato un giorno, venne a trovarmi e, riconosciuto il cibo, mi dice:Che é che non hai mangiato di (questo) cibo?.
[5] Le risposi: Perché tu l'hai riempito di un incantesimo mortale. E com'é che hai detto che non ti saresti più avvicinata agli idoli, ma solo al Signore?
[6] Ora sappi che il Dio di mio padre mi ha svelato attraverso un angelo la tua malvagità; per questo ho serbato la tua vivanda per confonderti, nella speranza che, vista la cosa, tu ti penta.
[7] Perché poi tu sappia che la malvagità degli empi non ha potere su coloro che onorano Dio con castità, ecco io ne prendo e ne mangio davanti a te. Detto questo, pregai così:Il Dio dei miei padri e l'angelo di Abramo mi proteggeranno, e mangiai.
[8] Vedendo ciò, essa cadde in ginocchio ai miei piedi, piangendo. La rialzai e la rimproverai.
[9] Ed essa mi promise che non avrebbe mai più commesso quest'empietà.

VII.


[1] Ma il suo cuore era ancora immerso nella dissolutezza: una volta, lamentandosi, si lasciò cadere a terra.
[2] Suo marito la scorse e le disse:Perché sei così triste?Gli rispose:  Io soffro per un affanno del cuore e i lamenti del mio spirito mi tormentano. La curò con parole.
[3] Allora piombò nella mia stanza, quando ancora una volta suo marito era fuori, e mi disse:Io mi impicco o mi butto in un precipizio, se non ti unisci con me.
[4] Io capii che era lo spirito di Beliar che la sconvolgeva; pregato Dio, così le risposi:
[5]Perché ti turbi e ti agiti come cieca in mezzo ai peccati? Ricordati che se ti ucciderai, Astethò, la concubina di tuo marito e tua rivale, picchierà i tuoi figli e farai scomparire dalla terra il ricordo di te
[6] Mi rispose: Ecco ora tu mi ami. Mi basta questo, solo che tu ti preoccupi della vita mia e di quella dei miei figli. Ora spero anche di poter soddisfare il mio desiderio.
[7] Essa non aveva capito che io avevo parlato così per amore di Dio e non per amore suo.
[8] Se infatti uno cade nella passione del desiderio, e ne resta schiavo come lei, anche se ascolta qualche parola buona contro la sua passione, la prende in funzione del desiderio cattivo.

VIII.


[1] Dico, dunque, figlioli miei, che era circa l'ora sesta, quando essa sortì dalla mia stanza. Mi inginocchiai davanti al Signore per tutto (quel) giorno e tutta la notte (seguente). Mi rialzai all'alba piangendo e invocando la liberazione da quella donna.
[2] Alla fine, essa mi afferrò per il vestito, cercando di trascinarmi con la forza al coito.
[3] Quando mi accorsi che teneva la mia veste come impazzita, corsi via nudo.
[4] Mi calunniò; e suo marito, quando giunse, mi buttò in prigione in casa sua. Il giorno dopo mi frustò e mi fece trasferire nella prigione del faraone.
[5] Mentre ero in prigione, l'egiziana era tormentata dal dolore. Veniva (alla prigione) e sentiva come rendevo grazie al Signore, cantavo inni nella casa della tenebra e, dando gloria al mio Dio con voce gioiosa, stavo contento, perché ero stato liberato dall'egiziana + a motivo +.

IX.


[1] Spesse volte mandò a dirmi:Abbi la compiacenza di soddisfare il mio desiderio, e io ti libererò dalla prigione e ti farò uscire dalla tenebra.
[2] Ma io non mi piegai verso di lei nemmeno col pensiero, ché Dio ama di più chi digiuna castamente in una fossa tenebrosa, che chi gozzoviglia con dissolutezza in stanze regali.
[3] Se poi chi vive in castità desidera anche la gloria, e l'Altissimo sa che gli é utile, gli dà anche tutto questo, come a me.
[4] Quante volte, per quanto malata, essa scese da me nelle ore più impossibili e mi ascoltò pregare, e io, quando mi accorgevo dei suoi lamenti, tacevo!
[5] [Quando io ero in casa sua] si scopriva braccia, seni e gambe, perché cadessi nelle sue braccia: era bellissima e si truccava moltissimo per ingannarmi. Ma il Signore mi salvò dalle sue insidie.

X.


[1] Vedete, dunque, figlioli miei, che efficacia ha la sopportazione e la preghiera accompagnata dal digiuno.
[2] Così anche voi, se perseguirete con costanza e con umiltà di cuore la castità e la purezza, il Signore abiterà in Voi, perché ama la castità.
[3] Là dove abita l'Altissimo, anche se gli capitano invidie, di diventare schiavo o di essere calunniato, il Signore, abitando in lui, non soltanto lo protegge dai mali per amore della sua castità, ma anche lo innalza e gli dà gloria, come fece con me.
[4] Egli si accompagna a tutti gli uomini o nell'azione, o nella parola o nel pensiero.
[5] I miei fratelli sanno quanto mi amò mio padre, ma non mi inorgoglii nel pensiero, per quanto fossi un ragazzo. Avevo nel mio cuore il timore del Signore e sapevo che tutte le cose passano.
[6] Misuravo me stesso ed onoravo i miei fratelli ed é per la reverenza che portavo loro che, quando fui venduto, tacqui agli ismaeliti di esser figlio di Giacobbe, uomo grande e potente.

XI.


[1] Anche voi, dunque, figlioli miei, abbiate in ogni vostra azione il timore di Dio davanti ai vostri occhi: onorate i vostri fratelli. Perché chiunque osserva la Legge del Signore, sarà amato da Lui.
[2] Arrivai insieme con gli ismaeliti nel territorio degli indocolpiti. Mi domandarono se ero schiavo. E io risposi che ero nato schiavo, per non coprire di vergogna i miei fratelli.
[3] Mi dice il più importante di loro: Tu non sei schiavo, perché lo dimostra anche il tuo aspetto. Ma io confermo che ero loro schiavo.
[4] Quando arrivammo in Egitto, ci fu una gara intorno a me, per vedere chi sarebbe riuscito a prendermi pagando di più.
[5] Perciò decisero all'unanimità che restassi in Egitto presso il loro agente, finché non fossero tornati con altra merce.
[6] Ma il Signore mi concesse grazia agli occhi del commerciante, il quale mi affidò la sua casa.
[7] E Dio lo benedì per mezzo mio e lo riempì di oro e di argento.
[8] Io restai presso di lui tre mesi e cinque giorni.

XII.


[1] In quel tempo venne Menfi, la moglie di Pentefri, in carrozza e con gran pompa, perché aveva sentito parlare di me dai suoi eunuchi.
[2] Dice a suo marito riguardo al commerciante:Si é arricchito per opera di un giovane ebreo e si dice inoltre con certezza che (quest'ebreo) sia stato rapito dalla terra di Canaan.
[3] Ora dunque, intentagli un processo e porta(gli) via il ragazzo per la nostra casa; il Dio degli ebrei può benedirti, perché in quel ragazzo c'é della grazia celeste.

XIII.


[1] Pentefri si lasciò convincere dalle sue parole e ordinò al commerciante di presentarsi; gli dice:Che é quello che sento dire di te? che rapisci uomini dalla terra di Canaan e li vendi come schiavi?  
[2] Il commerciante cadde ai suoi piedi e lo scongiurò, dicendo:Ti scongiuro, signore! non so che cosa dici.
[3] Pentefri gli domandò:Da dove viene lo schiavo ebreo?. Rispose:Gli ismaeliti lo hanno lasciato presso di me fino a che non torneranno.
[4] Ma (Pentefri) non gli credette e ordinò che fosse spogliato e battuto. Ma poiché quello insisteva nelle stesse parole, Pentefri ordinò che fosse portato lì il giovane.
[5] Introdotto alla presenza di Pentefri, mi prostrai davanti a lui, perché era terzo in autorità tra i magistrati del faraone.
[6] Separatomi da quell'altro, mi domanda:Sei schiavo o libero?. E io gli risposi:Schiavo.
[7] Mi domanda: Di chi?. E gli dico: Degli ismaeliti.
[8] Mi domandò: Come sei diventato loro schiavo?. Risposi: Mi hanno comprato nella terra di Canaan.
[9] Mi disse: E' certo che tu menti. E subito ordinò che fossi spogliato e battuto.

XIV.


[1] Attraverso la porta Menfi mi guardava battere. Mandò a dire a suo marito:Il tuo giudizio é ingiusto, perché tu castighi il libero che é stato rapito, come se avesse fatto del male.
[2] E poiché io, per quanto battuto, non cambiavo il mio discorso, ordinò che fossi messo in prigione, finché non fossero venuti, dice, i padroni dello schiavo.
[3] La donna disse a suo marito:Perché tieni in carcere il prigioniero, schiavo, ma nato nobile? Sarebbe meglio che fosse liberato e al tuo servizio .
[4] Desiderava infatti vedermi per la passione peccaminosa. Ma io non ne sapevo nulla.
[5] Le rispose:  Presso gli egiziani non é lecito prendere le cose degli altri prima di una sentenza,
[6] aveva detto questo nei riguardi del commerciantee lo schiavo deve restare in prigione.

XV.


[1] Ventiquattro giorni dopo arrivarono gli ismaeliti. Avevano sentito dire che Giacobbe soffriva per me e, arrivati, mi dissero:
[2]Perché hai detto di essere schiavo? Ecco che noi sappiamo che sei figlio di un uomo importante nella terra di Canaan. Tuo padre fa ancora cordoglio per te, coperto di sacco.
[3] Volevo piangere, ma mi dominai, per non coprire di vergogna i miei fratelli. Dissi loro:  Non so. Sono uno schiavo.
[4] Allora decisero di vendermi, perché non fossi trovato nelle loro mani.
[5] Temevano infatti mio padre, perché non si vendicasse terribilmente di loro. Avevano sentito dire che era grande presso Dio e presso gli uomini.
[6] Allora dice loro il commerciante:Liberatemi dal processo di Pentefri.
[7] E loro vennero da me a chiedermi di dire che ero stato comprato da loro con danaro, cosicché quello potesse lasciarli andare.

XVI.


[1] Menfi disse a suo marito che aveva intenzione di comprarmi: Perché diceva sento dire che lo vendono.  
[2a] Allora essa mandò dagli ismaeliti un eunuco a chiedermi in vendita.
[2b] Subito il capocuoco convocò gli ismaeliti e mi chiese in vendita,
[3a] ma non volendo comprarmi, si ritirò dall'affare.  
[3b] L'eunuco, fatti dei sondaggi, spiegò alla padrona che per lo schiavo chiedevano un prezzo troppo alto.
[4] Ma essa mandò un secondo eunuco, dicendo:Anche se vogliono due mine, dategliele. Non badate al denaro. Solo, comprami quello schiavo e portamelo.
[5] Andò, dunque, l'eunuco, dette loro ottanta pezzi d'oro e mi prese; all'egiziana poi disse che ne aveva pagati cento.
[6] Ma io, pur sapendo la cosa, tacqui, perché l'eunuco non fosse punito.

XVII.


[1] Vedete, dunque, figlioli miei, quanto ho dovuto pazientare, per non infamare i miei fratelli.
[2] Anche voi, dunque, amatevi tra di voi e nascondete con longanimità le vostre mancanze reciproche.
[3] Ché Dio si rallegra della concordia tra fratelli e della decisione di un cuore buono che si compiace dell'amore.
[4] Quando i miei fratelli arrivarono in Egitto, seppero che ero stato io a sottrarre loro il denaro, che non li avevo rimproverati e che li avevo confortati.
[5] Dopo la morte di Giacobbe, li amai ancora di più e facevo per loro abbondantemente tutto ciò che desideravano.
[6] Non permettevo che fossero molestati nemmeno nelle più piccole cose: anzi, detti loro quanto era in mia mano.
[7] I loro figli erano come miei figli e i miei figli come loro servi; la loro anima la mia anima; ogni loro dolore mio dolore; ogni loro infermità mia malattia; la loro volontà mia volontà.
[8] Non mi innalzai con superbia al di sopra di loro per la mia posizione splendida, ma ero in mezzo a loro come uno dei più piccoli.

XVIII.


[1] Se, dunque, procederete anche voi nei comandamenti del Signore, Dio vi innalzerà e vi benedirà con dei beni in ogni tempo.
[2] E se qualcuno vi vuol far del male, voi pregate per lui facendogli del bene e così sarete liberati dal Signore da ogni male.
[3] Ecco, vedete come io attraverso la mia umiltà e la mia pazienza abbia potuto avere in moglie la figlia del sacerdote di Eliopoli e assieme a lei mi furono dati cento talenti d'oro. Inoltre il Signore fece sì che (la gente di Eliopoli) mi fosse sottoposta.
[4] E ancora: il Signore mi concesse la bellezza al di sopra di tutti i belli di Israele e mi ha conservato fino alla vecchiaia nella forza e nella bellezza. Ero in tutto simile a Giacobbe.

XIX *.


[1] Ascoltate, figlioli miei, i sogni che vidi.
[2] Dodici cervi pascolavano e nove furono dispersi su tutta la terra; accadde lo stesso agli altri tre.
[3] Vidi che tre cervi erano diventati tre agnelli. Gridarono al Signore e il Signore li condusse in un posto ricco di vegetazione e di acqua: li aveva portati dalla tenebra alla luce.
[4] E qui gridarono al Signore finché non si riunirono a loro i nove cervi e tutti diventarono come dodici pecore. In breve tempo si moltiplicarono e divennero grossi greggi.
[5] Dopo guardai (ancora): ed ecco dodici tori che succhiavano il latte a una sola vacca; la quale col suo latte faceva un mare. Da esso bevevano i dodici greggi ed altri greggi numerosissimi.
[6] Al terzo toro le corna crebbero fino al cielo, e divennero come una muraglia per i greggi. In mezzo alle due corna ne era spuntato un terzo.
[7] Vidi un vitello che dodici volte fece il loro giro e fu di salvezza a tutti quanti i tori.
[8] E vidi che [da Giuda nacque una vergine vestita di bisso, e da essa] nacque un agnello [senza macchia] e alla sua sinistra stava [come] un leone. Tutte le bestie lo assalivano, ma l'agnello le vinse e le distrusse calpestandole.
[9] Di lui si rallegravano gli angeli, gli uomini e tutta la terra.
[10] Queste cose avverranno al loro tempo, negli ultimi giorni.
[11] Voi, dunque, figlioli miei, osservate i comandamenti del Signore: onorate Levi e Giuda, perché da loro sorgerà la salvezza d'Israele.
[12] Il mio regno in mezzo a voi finirà, come la capanna che il contadino si fa nei campi al tempo del raccolto e che dopo il raccolto é distrutta.

XX.


[1] So che dopo la mia morte gli egiziani vi angarieranno, ma Dio vi vendicherà e vi condurrà alle promesse dei vostri padri.
[2] Voi porterete con voi le mie ossa, perché se le mie ossa saranno riportate là, il Signore sarà con voi nella luce e Beliar starà con gli egiziani nella tenebra.
[3] Quanto ad Aseneth, vostra madre, portate (anche lei) e seppellitela vicino a mia madre Rachele [presso l'ippodromo]".
[4] Dette queste parole e stese le gambe, si addormentò di un bel sonno.
[5] Tutto Israele e tutto l'Egitto fecero per lui un grande cordoglio.
[6] Quando i figli di Israele uscirono dall'Egitto, raccolsero le ossa di Giuseppe e le portarono con sé. Lo seppellirono a Hebron insieme con i suoi padri. Gli anni della sua vita furono centodieci.

Testamento di Beniamino, dodicesimo figlio di Giacobbe e di Rachele


I.


[1] Copia delle parole di Beniamino, che lasciò in testamento ai suoi figli, dopo aver vissuto centoventicinque anni.
[2] Baciatili, disse: "Come Isacco fu generato ad Abramo nella sua vecchiezza, così anch'io a Giacobbe.
[3] Poiché mia madre Rachele morì dandomi alla luce, non ebbi latte, ma poppai da Balla, la sua schiava.
[4] Rachele, dopo aver partorito Giuseppe, non ebbe figli per dodici anni. Pregò il Signore e digiunò; concepì e partorì me.
[5] Mio padre amava molto Rachele e pregava di poter vedere due figli nati da lei.
[6] Per questo sono stato chiamato Beniamino, cioé figlio dei giorni.

II.


[1] Quando arrivai in Egitto, Giuseppe, mio fratello mi riconobbe e disse:Che cosa dissero a mio padre, quando mi vendettero?.
[2] Dissi:Sporcarono la tua veste di sangue e gliela mandarono, dicendo:Riconosci se é questa la veste di tuo figlio.
[3] E mi dice:Sì, fratello. Quando mi spogliarono della veste, mi consegnarono agli ismaeliti, che mi dettero un perizoma e mi frustarono, dicendomi di correre.
[4] Anzi, uno di loro mi colpì con un bastone, ma incontrò un leone che lo uccise;
[5] così i suoi compagni, impauriti, mi tennero con sé, ma mi lasciarono in pace.

III *.


[1] E ora, figlioli miei, amate anche voi il Signore, Dio del cielo e della terra, e osservate i Suoi comandamenti, imitando Giuseppe, che fu uomo buono e pio.
[2] La vostra mente sia rivolta al bene, come sapete che feci io. Ché colui che ha mente retta, tutto vede rettamente.
[3] Temete il Signore e amate il prossimo. E se anche gli spiriti di Beliar vi perseguitassero con ogni mala afflizione, non potranno aver dominio su di voi, come non l'hanno avuto su Giuseppe, mio fratello.
[4] Quanti uomini avrebbero voluto ucciderlo e Dio lo protesse! Colui infatti che teme Dio e ama il prossimo, non può essere colpito dallo spirito di Beliar, perché é difeso dal timor di Dio.
[5] Non può essere vinto né dall'insidia degli uomini, né da quella delle bestie (selvagge), aiutato dall'amore del Signore, che egli rivolge al prossimo.
[6] Infatti Giuseppe pregò nostro padre, perché pregasse a favore dei suoi fratelli, perché il Signore non imputasse a loro come peccato, quel che gli avevano fatto di male.
[7] E così Giacobbe gridò:Figlio buono, tu hai vinto le viscere di Giacobbe, tuo padre. Lo abbracciò e lo baciò per due ore, dicendo:
[8]  Con te si realizzerà la profezia celeste che dice: colui che é senza macchia si contaminerà per i trasgressori della Legge e colui che é senza peccato morirà per gli empi.

IV.


[1] Vedete, dunque, figlioli miei, qual é stata la fine di un uomo buono: imitate la sua compassione con animo buono, perché possiate ottenere anche voi corone di gloria.
[2] L'uomo buono non ha l'occhio offuscato, perché ha misericordia di tutti, anche se sono peccatori.
[3] Anche se tramano il male contro di lui, vince il male, facendo il bene, protetto da Dio. Egli ama i giusti come la sua anima.
[4] Se uno riceve onori, non lo invidia; se uno arricchisce, non ne é invidioso; se uno é coraggioso, lo loda; esalta il saggio, ha misericordia del povero. Soffre con chi é malato, teme Dio.
[5] Difende colui che ha il timore del Signore; a chi ama Dio corre in aiuto; rimproverando chi nega l'Altissimo, lo converte; ama con tutto sé stesso chi ha la grazia di uno spirito buono.

V.


[1] Se, dunque, avrete anche voi un animo buono, anche gli uomini malvagi staranno in pace con voi; i dissoluti, vergognandosi davanti a voi, torneranno al bene; gli avidi non soltanto si allontaneranno dalla loro passione, ma anche daranno a chi soffre il frutto della loro avidità.
[2] Se siete disposti a fare il bene, gli spiriti impuri fuggiranno da voi e le bestie (selvagge) vi temeranno.
[3] In chiunque ci sia, nella mente, la luce delle opere buone, la tenebra fuggirà da lui.
[4] Se (uno) fa del male a un uomo pio, si pente, perché l'uomo pio ha compassione di chi gli fa del male e tace.
[5] Se poi uno tradisce un uomo giusto, il giusto prega (per lui); e anche se per un po' (il giusto) é umiliato, dopo non molto brilla (di nuovo) più splendente (di prima), come é stato Giuseppe, mio fratello.

VI.


[1] Lo spirito di Beliar non ha il potere di ingannare la volontà dell'uomo buono, perché l'angelo della pace guida la sua anima.
[2] Egli guarda senza passione le cose che passano e non ammassa la ricchezza per il piacere.
[3] Non si rallegra del piacere, [non causa dolore al prossimo,] non si sazia di leccornie, non si lascia ingannare dagli sguardi. Infatti la sua parte é il Signore.
[4] La volontà buona non bada né alla gloria né al disonore degli uomini; non conosce né alcun inganno, né menzogna, né contesa, né danneggiamento. Infatti il Signore abita in lui e illumina la sua anima; egli gioisce per tutti in ogni momento.
[5] La mente buona non ha due lingue, una per la benedizione e una per la maledizione, una per l'oltraggio e una per rendere onore, una per la tristezza e una per la gioia, una per la pace e una per la ribellione, una per la finzione e una per la verità, una per la povertà e una per la ricchezza, ma ha un solo atteggiamento verso tutti, semplice e puro.
[6] Non ha duplice né la vista né l'udito. Tutto ciò che fa, dice o vede, sa che il Signore osserva l'anima sua.
[7] Purifica la sua mente, per non essere condannato da Dio e dagli uomini. Allo stesso modo, di Beliar ogni opera é duplice: non conosce semplicità.

VII


[1] Per questo, figlioli miei, vi dico: fuggite la malvagità di Beliar, perché egli dà una spada a coloro che gli ubbidiscono
[2] e la spada é madre di sette mali. [In primo luogo la mente concepisce per opera di Beliar.] Il primo (male) é l'uccisione, il secondo la distruzione, il terzo l'oppressione, il quarto la prigionia, il quinto la miseria, il sesto la ribellione, il settimo la devastazione.
[3] Per questo Caino ricevette da Dio sette punizioni: infatti ogni cento anni il Signore gli inferì un colpo.
[4] A duecento anni cominciò a soffrire e a novecento fu annientato. A motivo di suo fratello, Abele, fu punito con tutti i mali, ma Lamech con settanta volte sette.
[5] Così, per sempre, coloro che sono simili a Caino per l'invidia e per l'odio contro i fratelli saranno puniti in questo stesso modo.

VIII.


[1] Quanto a voi, figlioli miei, fuggite la malvagità, l'invidia e l'odio contro i fratelli; aderite piuttosto alla bontà e all'amore.
[2] Chi ha una mente pura nell'amore, non guarda donna per l'impudicizia, perché non ha macchia nel cuore; ché lo spirito di Dio si riposa in lui.
[3] Come il sole non si contamina pur guardando lo sterco e il sudiciume, ma anzi li essicca entrambi e caccia il puzzo, allo stesso modo la mente pura, per quanto a contatto con le contaminazioni della terra, edifica senza restare contaminata.

IX.


[1] Interpretando i discorsi di Enoc il giusto, dico che fra voi vi saranno anche azioni non belle. Ché commetterete l'impudicizia di Sodoma fino a essere ridotti in pochissimi; ma poi rivolgerete di nuovo la vostra passione alle donne.
[Il regno del Signore non rimarrà fra voi, perché egli stesso ve lo porterà via subito.
[2] Ma] il tempio di Dio sarà vostra porzione [e l'ultimo sarà più glorioso del primo]: qui si raduneranno le dodici tribù e tutti i popoli, al tempo in cui l'Altissimo manderà la sua salvezza per mezzo del[la visita del] profeta [unigenito.
[3] Egli entrerà nel primo tempio, dove il Signore subirà violenza e sarà innalzato sul legno.
[4] Si scinderà il velo del tempio e lo spirito del Signore passerà ai pagani, come fuoco dilagante.
[5] Risalito dall'Ade, passerà dalla terra al cielo. Ho conosciuto come sarà umile sulla terra e come sarà glorioso in cielo.]

X.


[1] Quando Giuseppe era in Egitto, desideravo di vedere la sua immagine e la forma del suo volto. Per le preghiere di mio padre Giacobbe, lo vidi, da sveglio, di giornoil suo aspetto proprio com'era".
[2] Detto questo, dice loro: "Sappiate, dunque, figlioli miei, che muoio.
[3] Praticate, dunque, la lealtà ciascuno verso il suo prossimo; osservate la Legge del Signore e i Suoi comandamenti.
[4] Queste cose vi lascio per tutta eredità; e voi datele ai vostri figli in possedimento perpetuo; ché così fecero Abramo, Isacco e Giacobbe.
[5] Tutte queste cose ci hanno dato in eredità, dicendo:Osservate i comandamenti di Dio, finché il Signore non rivelerà la Sua salvezza su tutta la terra.
[6] Allora vedrete Enoc, Noé, Sem, Abramo, Isacco e Giacobbe risorti nella gioia alla sua destra.
[7] Allora risorgeremo anche noi, ciascuno alla sua tribù e adoreremo il re dei cieli, [quello apparso sulla terra con umiltà in forma di uomo e quanti crederanno in lui sulla terra, si rallegreranno con lui].
[8] Allora tutti risorgeranno, gli uni per la gloria, gli altri per il disonore, e il Signore giudicherà per primo Israele per la sua ingiustizia, [perché, per quanto Dio si sia fatto carne, non ha creduto in Lui].
[9] Allora giudicherà tutti i popoli [quanti non hanno creduto in Lui apparso sulla terra].
[10] Convincerà di colpa Israele per mezzo degli eletti fra i pagani, come convinse Esaù per mezzo dei madianiti che avevano amato i loro fratelli [che era avvenuto a causa dell'impudicizia e dell'idolatria e si erano allontanati da Dio]. Essi erano diventati, dunque, figli con la parte di coloro che temono il Signore.
[11] Dunque, figlioli miei, se procederete santamente davanti al Signore, di nuovo abiterete (in patria) per la speranza riposta in me; e tutto Israele si radunerà presso il Signore.

XII *.


[1] Quando ebbe finito queste parole, disse: "Vi ordino, figlioli miei, di portare via dall'Egitto le mie ossa e di seppellirmi in Hebron vicino ai miei padri".
[2] Beniamino morì all'età di centoventicinque anni, in bella vecchiezza. Lo misero in un sarcofago.
[3] Nell'anno novantunesimo dall'arrivo dei figli di Israele in Egitto, essi e i loro fratelli riportarono di nascosto (in patria) le ossa dei loro padri, durante la guerra cananaica. Li seppellirono a Hebron ai piedi dei loro padri.
[4] Essi poi tornarono indietro dalla terra di Canaan ed abitarono in Egitto fino al giorno del loro esodo dalla terra d'Egitto.

Testamento ebraico di Neftali


I *.


[1] Neftali era figlio di Giacobbe: lotte di Dio. Dopo che Neftali era diventato vecchio, era pervenuto a bella vecchiezza, era giunto sano nell'età avanzatissima e aveva passato il tempo in cui si procede curvi, cominciò a dare ai figli questi ordini. Disse loro: "Figli miei, venite, avvicinatevi e accogliete i comandamenti di vostro padre".
[2] Gli risposero: "Eccoci qua ad ascoltare per eseguire tutto quello che ci ordini".
[3] Disse loro: "Non vi do ordini né riguardo al mio argento, né riguardo al mio oro, né riguardo a tutta la ricchezza che vi lascio sotto il sole. Non vi do nessun ordine pesante che voi non possiate mettere in pratica, ma vi dico una cosa facile, che voi potete mettere in pratica".
[4] Di nuovo risposero i figli: "Parla, padre, ché ti ascoltiamo".
[5] Disse loro: "Io non vi do ordini se non intorno al timore del Signore. Lui dovete servire e a Lui stare attaccati".
[6] Gli domandarono: "Perché Egli ha bisogno del nostro servizio?". Rispose loro: "Egli non ha bisogno di nessuna creatura, ma piuttosto tutte le creature del Suo mondo hanno bisogno di Lui. Tuttavia Egli non ha creato il Suo mondo senza uno scopo, ma affinché (le creature) Lo temano e nessuno faccia al suo prossimo ciò che non vuole che gli sia fatto".
[7] Gli dissero: "Padre, hai visto in qualche modo che noi ci siamo staccati a destra o a sinistra dalle tue vie o da quelle dei nostri padri?".
[8] Disse loro: "Il Signore é testimone (a me) e io tra voi che la cosa sta come avete detto: ma io ho paura per il futuro, che vi smarriate dietro agli idoli degli stranieri, che vi comporterete secondo i comandamenti dei pagani e che vi unirete ai figli di Giuseppe, invece che ai figli di Levi e a quelli di Giuda".
[9] Gli domandarono: "E che cosa hai visto per darci questi ordini?".
[10] Disse loro: "Perché so che i figli di Giuseppe si staccheranno dal Signore, Dio dei loro padri, faranno peccare i figli d'Israele e li faranno andare in esilio da questa terra buona verso una terra che non ci appartiene, come fu per causa sua che andammo in esilio schiavi degli egiziani.

II.


[1] Voglio poi raccontarvi anche la visione che ebbi una volta, mentre pascolavo il gregge.
[2] Vidi i miei dodici fratelli che pascolavano il gregge insieme con me nella campagna. Arrivò nostro padre e ci disse:Figlioli miei, correte e afferrate ciascuno, davanti a me, quello che gli viene come sua parte.
[3] Gli rispondiamo:E che prendiamo, se non vediamo nulla tranne il sole, la luna e le stelle?.
Disse loro:(Scegliete) tra quelli.
[4] Quando Levi sentì questo discorso, afferrato con la mano un bastone, balzò sul sole, ci si sedette e lo cavalcò.
[5] Giuda, quando vide ciò, fece anche lui così: afferrato un bastone, balzò sulla luna e la cavalcò.
[6] Lo stesso fecero tutte le tribù. Ognuno di loro si mise a cavallo della sua stella o del suo pianeta nel cielo.Soltanto Giuseppe restò solo sulla terra.
[7] Gli disse nostro padre Giacobbe:Figlio mio, perché tu non hai fatto come i tuoi fratelli?. Gli rispose:Padre, che hanno a che fare i nati di donna col cielo? Alla fine staranno sempre sulla terra.

III.


[1] Quando Giuseppe ebbe parlato così, apparve un toro magnifico che gli stava accanto. Aveva ali grandi simili ad ali di cicogna e corna magnifiche come corna di un cervo.
[2] Gli disse Giacobbe:Muoviti, Giuseppe, figlio mio, e montagli a cavallo.
[3] Giuseppe si mosse e montò a cavallo del toro. (Allora) Giacobbe, nostro padre, si allontanò da noi.
[4] Per quattro ore Giuseppe si pavoneggiò sul toro: un po' camminava e correva, un po' volava su di lui qua e là, finché non si fermò accanto a Giuda. Giuseppe stese il vessillo che aveva in mano e cominciò a percuotere suo fratello Giuda.
[5] Gli disse Giuda:Fratello mio, perché mi colpisci?.
[6] Gli rispose:Perché tu hai in mano dodici bastoni e io ne ho solo uno. Dammeli e ci sarà pace.
[7] Giuda si rifiutò di darglieli. (Allora) Giuseppe lo colpì finché non gliene ebbe portati via dieci contro la sua volontà. In mano a Giuda non ne restarono che due.
[8] Disse Giuseppe a loro, ai suoi dieci fratelli:Che ci guadagnate a correre dietro a Giuda e a Levi? Staccatevi da loro e venite dietro a me.
[9] Quando i suoi fratelli ebbero sentito tutto ciò dalla bocca di Giuseppe, si staccarono da Levi e da Giuda tutti concordi, per andare dietro a Giuseppe: insieme con Giuda non restarono che Beniamino e Levi.
[10] Quando Levi vide ciò, scese addolorato dal sole.
[11] Disse Giuseppe a suo fratello Beniamino:Beniamino, fratello mio, non sei mio fratello? Vieni anche tu con me. Ma Beniamino si rifiutò di andare con suo fratello Giuseppe.
[12] Al calar della sera venne un vento forte, che separò Giuseppe dai suoi fratelli. Non ne restarono due insieme.
[13] Quando ebbi questa visione, la raccontai a mio padre Giacobbe, che mi disse:Figlio mio, questo sogno non fa né salire né scendere, perché non é un secondo sogno.

IV.


[1] Non passò molto tempo, che ebbi un'altra visione:
[2] eravamo tutti assieme a nostro padre, Giacobbe, sulla spiaggia del mare Grande. Ed ecco una nave che avanzava in mezzo al mare senza marinai e senza nessuno (altro).
[3] Ci disse nostro padre:Vedete anche voi quello che vedo io?. Gli rispondemmo:Lo vediamo.
[4] Ci disse:Guardate me e fate uguale. Poi nostro padre Giacobbe si levò le vesti e si gettò nel mare: lo seguimmo tutti.
[5] Davanti a lui era Levi e Giuda era primo; ci balzarono dentro e Giacobbe con loro.
[6] Dentro la nave c'erano tutti i beni del mondo.
[7] Disse loro nostro padre Giacobbe:Guardate l'albero, che cosa c'é scritto, ché non c'é nave che non rechi scritto sull'albero il nome del suo proprietario.
[8] Levi e Giuda fecero attenzione e videro scritto questo sull'albero della nave: " Appartiene al figlio di Beracuele con ogni bene che c'é dentro".
[9] Quando nostro padre Giacobbe sentì ciò, si rallegrò, si prostrò, alzò un inno di grazie al Signore, che sia benedetto. Disse:Non é bastato che mi benedicesse sulla terra, ma mi ha benedetto anche sul mare.
[10] Subito dopo ci disse:Figli miei, ora siate valorosi, e tutto quello che uno afferra, quello é sua parte.
[11] Subito Levi balzò sull'albero maestro e vi si sedette.
[12] Dopo di lui saltò anche Giuda sul secondo albero, il più vicino all'albero di Levi, e anche lui vi si sedette.
[13] Il resto dei miei fratelli afferrò ciascuno un remo; nostro padre Giacobbe afferrò i due remi timonieri, per governare con essi la nave.
[14] Giuseppe restò in disparte. Gli disse nostro padre: Giuseppe, figlio mio, afferra anche tu il tuo remo. Ma Giuseppe si rifiutò.
[15] Quando mio padre vide che Giuseppe si rifiutava di afferrare il suo remo, gli disse:Figlio mio, avvicinati qua e afferra uno dei remi timonieri che tengo io e così piloterai la nave; i tuoi fratelli remeranno con i loro remi finché non sarete arrivati a riva.
[16] Egli ammaestrava ciascuno di noi e ci diceva:Se guidate la nave così, non dovete aver paura né di nessuna onda del mare, né del vento della tempesta, se sorgesse contro di voi.

V.


[1] Quando Giacobbe ebbe finito di darci questi ordini, scomparve da noi.
[2] Allora Giuseppe afferrò entrambi i remi timonieri, uno con la destra e uno con la sinistra: gli altri miei fratelli vogavano e la nave stava a galla e scorreva sopra la superficie dell'acqua.
[3] Levi e Giuda stavano seduti sui due alberi, a guardare per quale via potesse andare la nave.
[4] Per tutto il tempo che l'opinione di Giuseppe e di Giuda fu la stessa, in quanto Giuda insegnava a Giuseppe quale fosse la via giusta e Giuseppe vi guidava la nave, la nave procedeva sicura, senza ostacoli.
[5] Ma a un certo momento scoppiò una lite tra Giuseppe e Giuda, e Giuseppe smise di pilotare la nave secondo i princìpi di suo padre e le istruzioni di Giuda. La nave andò per una rotta incerta, e le onde del mare la spinsero contro uno scoglio, cosicché si fracassò.

VI.


[1] Allora Levi e Giuda scesero dagli alberi per mettersi in salvo. E anche tutti gli altri fratelli, me compreso, ci mettemmo in salvo sulla terra ferma.
[2] Ed ecco arrivò nostro padre Giacobbe e ci trovò dispersi uno di qua e uno di là.
[3] Ci disse:Che v'é successo, figlioli miei? Forse non avete guidato la nave come si doveva (e) come io avevo ordinato?.
[4] Gli dicemmo:Viva la vita dei tuoi servi; noi non ci siamo allontanati da tutto ciò che ci avevi ordinato. Ma Giuseppe ha trasgredito la (tua) parola, in quanto non ha guidato diritto la nave secondo i tuoi ordini e come gli indicavano Levi e Giuda, perché li invidiava.
[5] Ci disse:Mostratemi dov'é (la nave). Egli guardò; ed ecco le cime degli alberi erano visibili ed ecco (la nave) galleggiò sopra la superficie dell'acqua.
[6] Mio padre fece un fischio e noi ci radunammo tutti presso di lui.
[7] Si buttò in mare come la prima volta e raccomodò la nave.
[8] Rimproverò Giuseppe e gli disse:Non seguitare, figlio mio, a prenderti giuoco e ad essere geloso dei tuoi fratelli: c'é mancato poco che per causa tua tutti i tuoi fratelli perissero.

VII.


[1] Quando raccontai questa visione a mio padre, batté‚ le mani e sospirò; i suoi occhi versarono lacrime.
[2] Io mi sentivo disperato ed egli non mi disse nulla.
[3] Afferrai la mano di mio padre, stringendola e baciandola e gli dissi:  Ahimé, servo di Yahweh, perché i tuoi occhi hanno pianto?.
[4] Mi disse:Figlio mio, poiché la visione ti si é ripetuta, il mio cuore si é abbattuto e il mio corpo é desolato a causa di mio figlio, Giuseppe, perché io l'ho amato più di tutti voi e voi, per la corruzione di mio figlio Giuseppe, andrete in esilio e sarete dispersi in mezzo alle nazioni.
[5] Infatti la tua prima visione e la seconda sono tutt'e due uguali: sono una visione sola. Per questo figlioli miei, io vi ordino di non unirvi ai figli di Giuseppe, ma a Levi e Giuda.

VIII.


[1] Voglio inoltre farvi sapere che la mia sorte cadrà nella parte migliore del centro del paese. Mangerete leccornie e ve ne sazierete.
[2] Vi ammonisco di non essere recalcitranti nella vostra fortuna, di non ribellarvi e di non trasgredire gli ordini del Signore che vi sazia con le cose buone della Sua terra.
[3] Non vi dimenticate del Signore, Dio vostro e Dio dei vostri padri, Cui il nostro padre Abramo scelse, quando le stirpi umane si separarono al tempo di Faleg.
[4] Allora il Santo discese dal Suo cielo più alto e fece scendere (sulla terra) settanta angeli del servizio con Michele alla loro testa.
[5] Ordinò a ciascuno di loro di insegnare alle settanta famiglie che erano uscite dal fianco di Noé settanta lingue (differenti).
[6] Subito gli angeli scesero (sulla terra) e fecero secondo gli ordini del loro creatore. La lingua sacra, cioè l'ebraico, non restò che nella casa di Sem e di Eber e in quella di Abramo, nostro padre, che era uno dei loro discendenti.

IX.


[1] Quel giorno stesso Michele portò un messaggio da parte del Santo, che sia benedetto, e disse a ciascuna delle settanta nazioni presa separatamente
[2]Voi conoscete la ribellione che é in voi e la congiura che avete fatto contro il Signore del cielo e della terra. Ma ora scegliete, oggi stesso, chi volete servire e chi sarà il vostro mediatore in cielo.
[3] Rispose Nimrod, il malvagio, e disse:Per me, non c'é nessuno più grande di colui che insegni a me e alla mia gente la lingua di Kus nel giro di un'ora.
[4] Risposero (così) anche Put, l'Egitto, Tubal, Yawané Mesek e Tiras, e così via ogni nazione. Ogni nazione scelse il suo angelo, e nessuna di esse si ricordò del nome del Santo, che sia benedetto.
[5] Quando però Michele si rivolse a nostro padre Abrahamo:Abramo, chi scegli e chi vuoi servire?, Abramo rispose:Io scelgo ed eleggo Colui che parlò, e il mondo fu; che mi creò nel ventre di mia madre, corpo dentro un corpo, e che a questo corpo ha aggiunto spirito e anima. Scelgo Lui e a Lui mi unisco io e la mia discendenza per tutti i giorni del mondo.

X.


[1] Allora l'Altissimo separò le nazioni fra di loro e dette a ciascuna la sua parte e la sua dignità.
[2] E da allora tutti i popoli della terra restarono separati dal Santo, ad eccezione della sola casa di Abramo, che restò col suo creatore per servirlo. Dopo di lui, Isacco e Giacobbe.
[3] Perciò, figlioli miei, vi scongiuro di non smarrirvi e di non prestar culto a nessun altro dio se non a quello che hanno scelto i vostri padri.
[4] Tenete ferma la convinzione che come Lui non c'é nessun altro, né come Lui c'é chi possa fare, né le Sue azioni sono paragonabili a quelle degli altri sia in cielo che in terra, né c'é chi sappia compiere meraviglie quali le sue imprese.
[5] Voi potete capire un po' la sua potenza dalla creazione dell'uomo. Quante mai sono le Sue meraviglie!
[6] Creò (l'uomo) dalla testa ai piedi: con gli orecchi ascolta,con gli occhi vede, col cervello comprende, col naso annusa, dalla trachea fa uscire la voce, dall'esofago introduce cibo e bevanda, con la lingua parla, con la bocca insegna, con le mani fa il suo lavoro, col cuore pensa, con la milza ride, col fegato si adira; il suo stomaco digerisce, coi piedi cammina, il polmone é per respirare [col polmone], coi reni si lascia consigliare.
[7] E nessuno dei suoi membri cambia funzione, ma ognuno resta nel suo campo.
[8] Perciò é conveniente per l'uomo riflettere su tutte queste cose, chi sia colui che l'ha creato,chi sia colui che l'ha formato nel seno della donna conuna goccia (di seme) maleodorante; chi sia quello che l'ha fatto uscire alla luce del mondo, chi gli ha dato la vista degli occhi e il passo dei piedi,chi lo mette e lo colloca sulle sue fondamenta e sulla sua base,chi gli ha riservato buone ricompense per la sua conoscenza, chi ha versato su di lui un'anima vivente e uno spirito puro che viene da Lui.
[9] Beato l'uomo che non macchia lo spirito santo di Dio, che (Egli stesso) ha posto e versato in Lui. Beato lui, se lo restituisce puro a chi l'ha creato, come era il giorno in cui gli fu consegnato".
[10] Fin qui le parole di Neftali, figlio di Israele, con le quali egli ammonì i suoi figli: il discorso é stato più dolce del miele. Fine del Testamento di Neftali, figlio di Giacobbe.


Aggiunta del ms. e alla fine del v. II, 3  del Testamento di Levi *


[1] Allora lavai le mie vesti e le purificai in acqua pura.
[2] Tutto mi lavai in acqua viva. Tutte le mie vie resi dritte.
[3] Allora alzai al cielo i miei occhi e il mio volto. Aprii la mia bocca e parlai.
[4] Le dita delle mani e le mani aprii alla verità al cospetto dei santi. Pregai e dissi:
[5]Signore, tu conosci tutti i cuori e tutti i pensieri delle menti. Tu solo sai.
[6] Ora i miei figli sono con me. Concedimi tutte le vie della verità.
[7] Tieni lontano da me, Signore, lo spirito ingiusto, e quello dei pensieri cattivi. Allontana da me l'impudicizia e la prepotenza.
[8] Mi sia mostrato, o Signore, lo spirito santo. Dammi consiglio, saggezza, conoscenza e forza
[9] perché possa fare ciò che ti piace, trovare grazia di fronte a te e lodare le parole che tu mi rivolgi, Signore.
[10] Che nessun satana abbia potere su di me così da farmi deviare dalla tua via.
[11] Abbi pietà di me. Avvicinami a Te, perché possa essere tuo servo e prestarti culto come si conviene.
[12] Che il muro della tua pace mi stia d'intorno. La tua protezione potente mi protegga da tutti i mali.
[13] Concedi e cancella la malvagità di sotto il cielo. Annienta la malvagità dalla faccia della terra.
[14] Purifica il mio cuore, o Signore, da ogni impurità, e io mi innalzerò fino a te.
[15] Non allontanare il tuo volto dal figlio del tuo servo Giacobbe. Tu, Signore, hai benedetto mio padre Abramo e Sara mia madre.
[16] Tu dicesti di voler concedere loro una discendenza giusta benedetta per tutti i secoli.
[17] Ascolta inoltre la voce di Levi, tuo servo, cosicché ti possa stare vicino.
[18] Rendimi partecipe delle tue parole, così da poter emettere un giudizio verace, io e i miei figli per tutte le generazioni future.
[19] Non allontanare il figlio del tuo servo dal tuo volto per tutti i giorni futuri. E mi tacqui dal pregare oltre.


Frammenti della Geniza e aggiunta del ms. e dopo Test. Levi, XVIII, 2


[11] Ce ne andammo da Betel e abitammo nella Fortezza di Abramo, nostro padre, presso Isacco, nostro padre.
[12] Isacco, nostro padre, ci vide tutti, ci benedì e gioì.
[13] Quando seppe che ero diventato sacerdote del Dio Altissimo, Signore del Cielo, cominciò ad istruirmi insegnandomi le norme del sacerdozio.
Mi disse:
[14] "Levi, guardati da ogni impurità e da ogni peccato. Le tue norme sono maggiori di quelle di chiunque altro.
[15] E ora ti esporrò le norme vere; non ti nasconderò nulla nell'insegnarti le norme del sacerdozio.
[16] Prima di tutto, guardati da ogni dissolutezza e impurità nonché da ogni impudicizia.
[17] Prenditi una moglie della mia stirpe e non profanare il tuo seme con le prostitute. Infatti sei nato da un seme santo e il tuo seme é santo come il santuario. Sarai chiamato sacerdote santo di tutta la discendenza d'Abramo.
[18] Tu sei vicino al Signore e sei vicino a tutti i Suoi santi. Perciò sii puro nel tuo corpo da ogni impurità degli uomini.
[19] Quando ti muovi per andare al tempio, prima di tutto làvati interamente con acqua. Poi indossa l'abito sacerdotale.
[20] Quando ti sei vestito, lava di nuovo le tue mani e i tuoi piedi, prima di offrire una qualunque cosa sull'altare.
[21] E quando offri sull'altare una qualunque cosa che sia adatta al sacrificio, lava di nuovo le tue mani e i tuoi piedi.
[22] Metti sull'altare legna tagliata a pezzi e controlla prima di tutto che sia libera da vermi. Dopo fa' il sacrificio. Ho visto che anche mio padre Abramo ci faceva attenzione.
[23] Di tutti i [dodici] generi di legno, mi disse che erano adatti a bruciare sull'altare quelli, il cui fumo aveva un buon odore.
[24] Questi sono i loro nomi: cedri, allori, mandorli, abeti, pini, frassini, cipressi, fichi, olivi, ginepri, mirti, asfalato.
[25] Questi sono (i legni) che egli mi indicò come adatti a bruciare sotto il sacrificio sopra l'altare.
Quando avrai posto i loro pezzi di legno sopra l'altare e il fuoco comincerà ad appiccarsi loro, allora comincia a spruzzare il sangue sui muri dell'altare.
[26] E di nuovo lava le tue mani e i tuoi piedi dal sangue.
Poi comincerai a offrire i pezzi salati.
[27] Per prima offri la testa e coprila di grasso; non far vedere il sangue del sacrificio del bove.
[28] Dopo (offrirai) il collo e dopo il collo le gambe anteriori, dopo le gambe anteriori il petto con i fianchi e dopo il petto le coscie coi lombi; dopo le coscie, i piedi assieme alle interiora, tutto lavato.
[29] Tutti questi (pezzi) devono essere salati col sale, come si conviene alla loro natura.
[30] Dopo di ciò la farina deve essere impastata con l'olio e infine il vino delle libagioni. Su tutto questo brucia incenso. Tutti i tuoi gesti siano compiuti secondo la norma; tutti i tuoi sacrifici devono essere graditi, profumo gradevole davanti a Dio Altissimo.
[31] Tutto ciò che fai, fallo secondo la norma, secondo misura e peso. Non aggiungere nulla che non sia adatto. Non omettere di tener conto di ciò che é adatto alle legna, che sono adatte a offrire tutto quello che si possa offrire sull'altare.
[32] Per il bue grosso ci vuole un talento di legna, quanto a peso. Se si offre soltanto il grasso, sei mine. Se si tratta dell'offerta di un bue non molto grosso (a questo punto il testo aramaico si interrompe e si può continuare con la traduzione greca) ci vogliono cinquanta mine di legno. Se poi si tratta solo del suo grasso, (bastano) cinque mine.
[33] Per un vitello grosso (ci vogliono) quaranta mine (di legna).
[34] Se é da offrire un montone o un capro, anche per questo (ci vogliono) trenta mine; ma per il grasso, tre.
[35] Se (si tratta) di un agnello o di un capretto, (ci vogliono) venti mine; ma per il grasso due mine.
[36] Se invece (si tratta) di un agnello grosso, di un anno, o di un capretto (delle stesse dimensioni), (ci vogliono) quindici mine; per il grasso una mina e mezzo.
[37] Cospargi di sale il bue grosso, in modo da salare la sua carne e mettilo sull'altare. Per il bue la quantità adatta é un saton. Col sale che avanza, sala la pelle.
[38] Per il bue non molto grosso, (ci vogliono) cinque sesti di saton. Per il vitello, mezzo saton.
[39] Per il montone (ci vuole) mezzo satoné e per il capro la stessa quantità.
[40] Per l'agnello e per il capretto (ci vuole) un terzo di saton.
Questa é (la quantità di) farina che ci vuole per questi (animali).
[41] Per il bove grosso, per quello meno grosso e per il vitello (ci vuole) un saton di farina.
[42] Per il montone e per il capro (ci vogliono) due terzi di saton; per l'agnello e per il capretto, (ci vuole) un terzo di saton. Per ciò che riguarda l'olio:
[43] per il bove (ci vuole) un quarto di saton lavorato con la farina.
[44] Per il montone un sesto di saton e per l'agnello un ottavo di saton [e d'agnello]. In quanto al vino, (ci vuole) nella stessa misura dell'olio, sia per il bove, sia per il montone, sia per il capretto, per versare in libagione.
[45] Quanto all'incenso, (ce ne vogliono) sei sicli per il bove, la metà per il montone e un terzo per il capretto. La farina deve essere sempre impastata con l'olio.
[46] Se offri la carne sola, senza il grasso, su di essa deve essere offerto incenso, per un peso di due sicli. Un terzo di saton é un terzo di efa.
[47] Due terzi di bat...
[48] E ora, figlio mio, ascolta le mie parole e da' retta ai miei comandamenti: non si allontanino queste mie parole dal tuo cuore durante tutti i tuoi giorni, perché sei sacerdote santo del Signore.
[49] Tutti i tuoi discendenti saranno sacerdoti. Da' ordini ai tuoi figli in questo modo, perché si comportino secondo quest'insieme di norme, che ti ho mostrato.
[50] Il padre Abramo, infatti, mi ha ordinato di fare così e di tramandare quest'ordine ai miei figli.
[51] E ora, figlio mio, gioisco che tu sia stato eletto al sacerdozio santo, a offrire sacrifici al Signore Altissimo, come conviene fare secondo questo mandato.
[52] Quando stai per offrire davanti al Signore il sacrificio di un animale qualsiasi, accogli la legna secondo la norma che ti dico. Il sale, la farina, il vino e l'incenso, ricevili dalle loro mani per qualunque animale.
[53] Ogni ora lava mani e piedi, quanto ti incammini verso l'altare, e, quando torni dal santuario, non resti attaccato alle tue vesti nessuna traccia di sangue. Quel giorno non devi più indossare (l'abito macchiato di sangue).
[54] Mani e piedi lava perfettamente da ogni traccia di carne.
[55] Non si veda su di te nessuna traccia di sangue, perché il sangue é anima.
[56] Se tu, in casa, ti prepari un qualunque tipo di carne per mangiare, copri il suo sangue con la terra prima di mangiare di quelle carni. Non mangiare mai del sangue.
[57] Così, infatti, mi ha ordinato mio padre Abramo, perché, riguardo al sangue, trovò scritto così nel libro di Noé.
[58] E ora, figlio amabile, tu sei, come ti dicevo, amato da tuo padre e sacro al Signore Altissimo. Sarai amato più di tutti i tuoi fratelli.
[59] E' attraverso la tua discendenza che sulla terra si sarà benedetti e la tua discendenza sarà registrata per sempre nel libro del ricordo della vita.
[60] Il tuo nome e quello della tua discendenza non sarà mai cancellato per tutti i tempi dei tempi.
[61] E ora, figlio Levi, la tua discendenza sarà benedetta sulla terra per tutte le generazioni future.
[62] Quando negli anni della mia vita furono compiute quattro settimane, a ventotto anni, presi in moglie una donna della stirpe di mio padre Abramo: Melca, figlia di Bathuel, figlio di Laba, fratello di mia madre.
[63] Essa concepì per opera mia e partorì il suo primo figlio, che chiamai Gersom; pensai infatti che la mia discendenza sarebbe stata straniera nella terra in cui ero nato: noi siamo stranieri nella terra...
[64] Riguardo al bambino, vidi nella mia visione, che sarebbe stato cacciato dal sommo sacerdozio, lui e i suoi discendenti [sarebbe stata la sua discendenza].
[65] Avevo trenta anni, quando nacque. Nacque a un tramonto, nel decimo mese.
[66] Essa concepì di nuovo per opera mia e partorì al tempo adatto per le donne. Chiamai il nome del bambino Kahat.
[67] Quando nacque, vidi che tutto il popolo si sarebbe raccolto sotto di lui e avrebbe avuto il sommo sacerdozio di tutto Israele: lui e tutta la sua discendenza avrebbero dominato dei re: sacerdozio d'Israele.
[68] Egli nacque, quando avevo trentaquattro anni, il primo giorno del primo mese, quando sorgeva il sole.
[69] Fui di nuovo con lei ed essa concepì e mi partorì un figlio che chiamai Merari, perché mi ero amareggiato molto per causa sua. Infatti, appena nacque, morì. Io fui molto amareggiato per causa sua, perché moriva. Piansi e pregai per lui; fu una grande amarezza.
[70] Essa partorì, quando avevo quaranta anni, nel terzo mese.
[71] Fui di nuovo con lei ed essa concepì e mi partorì una figlia, cui posi nome Yokebed. Dissi: Poiché essa mi é nata come onore, essa mi é nata come gloria di Israele.
[72] La partorì, quando avevo sessantaquattro anni, il primo giorno del settimo mese, dopo che andammo in Egitto.
[73] Nel sedicesimo anno andammo in Egitto. Ai miei figli furono date in moglie le figlie dei miei fratelli... (Parole tra lacune non colmate).
[74] Il nome dei figli di Gersom era: Libni e Simai. Il nome dei figli di Kahat era: Amram, Ishar, Hebron e Uzziel. Il nome dei figli di Merari: Mahli e Musai.
[75] Amram sposò mia figlia Yokebed, quando io ero ancora vivo e avevo novantaquattro anni.
[76] Chiamai Amram con questo nome, quando nacque, perché quando nacque, dissi:Questi condurrà via dall'Egitto il popolo: per questo fu chiamato il suo nome" Popolo innalzato ".
[77] Lui e mia figlia Yokebed nacquero nello stesso giorno.
[78] Avevo otto anni, quando arrivai nella terra di Canaan e avevo diciotto anni, quando uccisi Sichem e distrussi gli operatori di violenza.
[79] A diciannove anni diventai sacerdote e a ventotto anni mi sposai.
[80] Avevo quarantotto anni, quando andai in Egitto. Ottantanove anni vissi in Egitto.
[81] La durata della mia vita é stata in tutto centotrentasette anni. Prima di morire, ho visto i figli della terza generazione
[82] Quando avevo centodiciotto anni, cioè l'anno, in cui morì Giuseppe mio fratello, chiamai i miei figli e i loro figli e cominciai a raccontare loro tutto ciò che avevo nel cuore.
[83] Presi la parola e dissi ai miei figli: Ascoltate la parola di Levi, vostro padre; fate attenzione ai comandamenti dell'amato di Dio.
[84] Io vi do un comandamento, figli miei, io vi mostro la verità, amati miei.
[85] L'insieme delle vostre opere sia verità e per sempre abiti presso di voi la giustizia.
[86] La verità.....
[87] Chi semina bene, bene raccoglie; e chi semina male, a lui torna il suo seme.
[88] E ora, figli miei, insegnate ai vostri figli il libro dell'insegnamento della Sapienza, e la Sapienza stia presso di voi come onore eterno.
[89] Chi apprende la Sapienza, essa gli é di onore, e chi disprezza la Sapienza, si trova nel disprezzo.
[90] Guardate, figli miei, Giuseppe, mio fratello, che dette l'insegnamento e l'ammaestramento della Sapienza.
[91] Tutti lo onorano per questo, perché vogliono imparare dalla sua Sapienza.
[92] I suoi amici sono numerosi  e coloro che lo salutano sono grandi.
[93] Lo pongono in un posto d'onore, per ascoltare le parole della sua Sapienza.
[94] Un gran tesoro d'onore é la Sapienza, un buon tesoro per tutti quelli che la possiedono.
[95] Se vengono re potenti e un grande esercito, molti nemici, cavalieri e carri con loro, e conquistano... città e territorio, portando via tutto quello che c'é, i tesori della Sapienza, non li possono portar via; non possono scovare i suoi segreti, né..


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