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QUARTO SOGNO
MISSIONARIO ASIA AFRICA AUSTRALIA


1) Il quarto è il sogno del favoloso e mistico Oriente. Attraverso la visione di Don Bosco si affacciano a noi le centinaia e centinaia di milioni di quegli abitanti dell'Asia che saranno l'avvenire della Chiesa e del mondo, un giorno che siano tutti redenti alla civiltà nel nome di Cristo. La spada splendente di fiamma vivissima, che l'Angelo di Arfaxad tiene protesa in alto sui popoli, sarà luce nel mondo. La salvezza vien dall'Asia.

I figli di Don Bosco sono chiamati non con comando, ma solo a modo di proposta, a cooperare. E chi è che non si senta in cuore il santo desiderio d'accogliere tale proposta? Grande è l'avvenire che in tempi futuri sarà destinato ai Salesiani in Oriente, ma ci vuole impegno, sforzo, coraggio intrepido: fede e carità. Mettiamoci con spirito apostolico sulla via segnata dal Papa Paolo VI con il suo viaggio in India nel Dicembre del `64.

2) E' pure il sogno dell'Africa misteriosa e verde. Qui ci appare un'Africa non più selvosa, ma disboscata.

E' l'Africa redenta, libera, indipendente civilmente e spiritualmente. Il Sangue Redentore di Gesù laverà l'onta di vergogna dei figli di Cam. Anche i negri dell'Africa sono membra viventi del Corpo Mistico di Cristo. L'Africa chiama i figli di Don Bosco, perché anche per Essa cesserà la maledizione.

3) Ed ecco l'Australia dispersa nell'azzurro delle acque e lontanissima. Ci fa giungere l'eco accorata di una moltitudine di fanciulli: venite in nostro aiuto!

Il cuore non resiste. Le loro voci, le loro mani, protese verso don Bosco, in realtà sono rivolte ai giovani di cuore ardente e generoso affinché accolgano l'invito del Signore. Quante anime di bambini selvaggi ancora non ci sono nel mondo che attendono chi si interessi di loro! E devi pensare che se tu accogli l'invito molti di quei fanciulli li potrai salvare, solo tu li potrai salvare, che se l'invito non lo accoglierai non ci sarà nessun altro che ti potrà sostituire. La tua risposta sarà un angolo in più costruito nel regno di Dio. Il tuo rifiuto sarà l'abbandono alla mala sorte chissà per quanti di questi fanciulli che gridano: venite in nostro aiuto.

Sii generoso! E' benedetto colui che accoglie l'invito di Dio. E quelle anime salvate saranuo la tua corona di gloria per tutta l'eternità. Don Bosco ti invita ad arruolarti sotto la sua bandiera. Non temere! Come vedrai da questo e anche dagli altri sogni missionari, la mano del Signore è con i figli di don Bosco.

La Divina Provvidenza riserva loro stupendi destini. Don Bosco stesso dice una parola che è uno sprone, una certezza, una realtà mirabile: in 200 anni i Salesiani saranno padroni del mondo.

Orgoglio questo? No! E' promessa che si fonda nell'aver visto chiaramente, con occhio illuminato da luce superna e profetica, quale sarà l'avvenire della Società Salesiana, voluta da Dìo stesso, e seguita con cuore materno da Maria SS., nostro aiuto e conforto.

Gesù ti chiama a militare con don Bosco, perchè il suo Sangue non sia stato versato invano per i miliardi di esseri umani. che ancora attendono la Redenzione.

Il quarto sogno è del 1885. Don Bosco lo raccontò e commentò ai Superiori del Capitolo la sera del 2 luglìo. Il segretario don Lemoyne ne prese appunti, che subito dopo stese in iscritto. Ogni volta che scriveva tali narrazioni, era solito darne lettura a don Bosco, facendo tesoro delle sue osservazioni.

«Mi parve di essere innanzi ad una montagna elevatissima, sulla cui vetta stava un Angelo splendidissimo per luce, sicchè illuminava le contrade più remote. Intorno al monte vi era un vasto regno di genti sconosciute.

L'Angelo con la destra teneva sollevata: in alto una spada che splendeva come fiamma vivissima e con la sinistra mi indicava le regioni all'intorno. Mi diceva: «Angelus Arfaxad vocat vos ad proelianda bella Domini et ad congregandos populos in horrea Domini». (L'Angelo di Arfaxad vi chiama a combattere le battaglie del Signore ed a radunare i popoli nei granai del Signore). La sua parola però non era come le altre volte in forma di comando, ma a modo di proposta.

Una turba meravigliosa di Angeli, di cui non ho saputo o potuto ritenere il nome, lo circondava. Fra questi vi era Luigi Colle al quale faceva corona una moltitudine di giovanetti, a cui egli insegnava a cantare lodi a Dio, cantando lui stesso. Intorno alla montagna, ai piedi di essa, e sopra i suoi dossi abitava molta gente. Tutti parlavano fra di loro, ma era un linguaggio sconosciuto ed io non intendeva. Solo capiva ciò che diceva l'Angelo. Non posso descrivere quello che ho visto. Sono cose che si vedono, s'intendono, ma non si possono spiegare. Contemporaneamente vedea oggetti separati, simultanei, i quali trasfiguravano lo spettacolo che mi stava dinnanzi. Quindi ora mi pareva la pianura della Mesopotamia, ora un altissimo monte; e quella stessa montagna su cui era l'Angelo di Arfaxad ad ogni istante prendeva mille aspetti, fino a sembrare ombre vagolanti quelle genti che l'abitavano.

Innanzi a questo monte e in tutto questo viaggio mi sembrava di essere sollevato ad una altezza sterminata, come sopra le nuvole, circondato da uno spazio immenso. Chi può esprimere a parole quell'altezza, quella larghezza, quella luce, quel chiarore, quello spettacolo? Si può godere, ma non si può descrivere.

In questa e nelle altre vedute vi erano molti che mi accompagnavano e mi incoraggiavano, e facevano animo anche ai Salesiani perchè non si fermassero nella loro strada. Fra costoro che calorosamente mi tiravano, a così dire, per mano affinchè andassi avanti, vi era il caro Luigi Colle e schiere di Angeli, i quali facevano eco ai cantici di quei giovanetti che stavano a lui d'intorno.

Quindi mi parve di essere al centro dell'Africa in un vastissimo deserto ed era scritto in terra a grossi caratteri trasparenti: Negri. Nel mezzo vi era l'Angelo di Cam, il quale diceva: «Cesserà la maledizione» e la benedizione del Creatore discenderà sopra i riprovati suoi figli e il miele e il balsamo guariranno i morsi fatti dai serpenti; dopo saranno coperte le turpitudini dei figlioli di Cam.

Quei popoli erano tutti nudi.

Finalmente mi parve di essere in Australia.

Qui pure vi era un Angelo, ma non aveva nessun nome. Egli guidava e camminava e faceva camminare la gente verso il mezzodì. L'Australia non era un continente, ma un aggregato di tante isole i cui abitanti erano di carattere e di figura diversa. Una moltitudine di fanciulli che colà abitavano, tentavano di venire verso di noi, ma erano impediti dalla distanza e dalle acque che li separavano. Tendevano però le mani stese verso don Bosco e i Salesiani, dicendo:

Venite in nostro aiuto! Perchè non compite l'opera che i vostri padri hanno cominciata? Molti si fermarono: altri con mille sforzi passarono in mezzo agli animali feroci e vennero a mischiarsi coi Salesiani, i quali io non conosceva, e si misero a cantare: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». A qualche distanza si vedevano aggregati di isole innumerevoli, ma io non ne potei discernere le particolarità. Mi pare che tutto questo insieme indicasse che la divina Provvidenza offriva una porzione del campo evangelico ai Salesiani, ma in tempo futuro. Le loro fatiche otterranno frutto, perchè la mano del Signore sarà, costantemente con loro, se non demeriteranno dei suoi favori.

Se potessi imbalsamare e conservare vivi un cinquanta Salesiani di quelli che ora sono fra di noi, di qui a cinquecento anni vedrebbero quali stupendi destini ci riserva la Provvidenza, se saremo fedeli.

Di qui a centocinquanta o duecento anni i Salesiani sarebbero padroni di tutto il mondo.

Noi saremo ben visti anche dai cattivi, perchè il nostro campo speciale è di tal fatta da tirare le simpatie di tutti, buoni ed empi. Potrà essere qualche testa matta che ci voglia distrutti, ma saranno progetti isolati e senza appoggio degli altri.

Tutto sta che i Salesiani non si lascino prendere dall'amore della comodità e quindi rifuggano dal lavoro. Mantenendo anche solo le nostre opere già esistenti, e non dandosi al vizio della gola, avranno caparra di lunga durata.

La Società Salesiana prospererà materialmente, se procureremo di sostenere e di estendere il Bollettino, l'opera dei figli di Maria Ausiliatrice, e l'estenderemo.

Sono così buoni tanti di questi figlioli! La loro istituzione è quella che ci darà valenti confratelli risoluti nella loro vocazione. (M. B. XVII, 643)
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