La passeggiata in paradiso - Profezie On Line

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Santi e Beati > San G. Bosco > I sogni spirituali

QUINTO SOGNO
UNA BELLA PASSEGGIATA IN PARADISO


Cari giovani, leggete attentamente questo sogno. Vi troverete questi insegnamenti per il bene dell'anima vostra:

1) IL PARADISO è una montagna altissima, difficile quindi a raggiungersi. Ma consolatevi: c'è chi discende dal monte in aiuto di chi si sforza di salire. Sono la Madonna e i Santi che vi aiutano in proporzione delle vostre invocazioni. Chiedete e vi sarà dato. Chiedete spesso il Paradiso per averlo.

2) Ai piedi del monte vi sono QUATTRO LAGHI:

a) LAGO DI SANGUE: questo sangue è quello dei martiri, è il Sangue di Gesù Cristo.

Tutti devono passare per questo sangue. La vita è un martirio per tutti, anche per i, giusti.

Il sangue è una difesa della Chiesa Cattolica. Chi tenta di assalirla, vi affoga, e viene fatto a pezzi. La storia dei martiri è ancora in corso di svolgimento: c'è un lago vuoto accanto a quello di sangue: cinque volte più grande, che attende il sangue dei martiri dei tempi futuri.

b) LAGO DI ACQUA: questa è l'acqua uscita dal costato di Cristo.

E qui vi è pure l'acqua del santo Battesimo. Non si sale in Paradiso se non si è bagnati da quest'acqua. O l'Innocenza o la Penitenza: altrimenti non si va in Paradiso.
Molta gente, anche alcuni dei giovani di Don Bosco camminavano sopra le acque, ma Don Bosco non vi volle camminare sopra e sconsigliò pure i suoi giovani. è una presunzione credersi giusti. Dobbiamo sempre temere di noi: è un timore salutare!
Anche in questo lago vi sono membra sparse alla deriva, di quelli che ai nostri giorni assalirono la Chiesa.

c) LAGO DI FUOCO: son queste le fiamme dell'amor di Dio e dei Santi.

Qui c'è il fuoco che tormentò i martiri.
Anche questo lago è cosparso di membra di morti. Qui vi son pure le fiamme che bruciarono i nemici del Signore morti in combattimento contro la Chiesa.

d) LAGO PIENO DI BESTIE FEROCI: molti giovani vi camminano sopra passando di testa in testa, impunemente.

Sono gli innocenti. Ma Don Bosco si rifiutava di farne la prova. E' da presuntuosi ritenersi talmente innocenti da camminare incolumi attraverso i pericoli.


3) Vi è poi il MONDO PERVERSO e maligno, che è, tutto un cantiere di afacendati a lavorare per la propria perdizione.

Don Bosco vi descrive i modi con cui molti vanno alla perdizione, spensieratamente, nell'allegria.
Molti giovani sono aggiogati con varie specie di animali:
i pigri con buoi,
i testardi con asini,
quelli che non pensano alle cose dell'anima loro sono aggiogati con muli e cavalli. Disgraziati senza cervello!
Quelli che vivono nelle brutte passioni, lontani dal Padre celeste, sono aggiogati con porci,
i ladri coi gatti,
gli scandalosi con i cani,
i millantatori con i galli,
i timidi con i conigli.
Vi sono bellissime rose purpuree e violette freschissime, ma sono guaste e puzzolenti,
i frutti sono ributtanti: tutto apparenza, tutto insipido!
C'erano giovani di bell'aspetto, ben vestiti e di vianiere graziose, ma nascondevano sotto il cappello le corna del diavolo. Sono quelli che vanno all'inferno senza accorgersene, facendo i bellimbusti.
Non c'è altro che da fuggire lontano da un simile mondo perverso e da simile gente incamminata verso la perdizione.


4) LA VIA CHE CONDUCE AL PARADISO è un ponte strettissimo e senza ringhiera. Difficile a passarsi, perchè c'è sempre il pericolo di cadere nell'abisso sottostante.

Perciò per camininare sicuri bisogna farsi piccoli, togliersi di dosso ogni fardello ingombrante e restringere bene e panni e membra con la mortificazione.


5) Don Bosco arriva ALLA VETTA DEL PARADISO SOLO CON QUATTRO dei suoi. Egli altri che avevano iniziato con liti la difficile e faticosa salita? Si erano staccati. Stavano seduti, all'ombra, sull'erba del prato o andavano alla ricerca di lumache e di grilli o di fori senza odore.
Queste sono immagini che ci ricordano i peccati veniali di svogliatezza nelle cose di Dio, le virtù apparenti, le bitorte azioni fatte per motivi vani, i capricci di chi vuol fare di sua testa, non niorifcando i sensi.
Don Bosco torna. indietro. Grida forte. Chiama i suoi giovani, per nome uno per uno. Avvisa. Sgrida. Dà pugni, dà spintoni.
Don Bosco vi esorta a staccarvi del tutto dalle cose del mondo.
Ci attende il plauso dei Sanati che ci porgono la mano, perchè siamo spediti nel salire il molate Santo dell'.Amicizia pii fetta, con Dio.
Vi è necessità delle Indulgenza per volare direttamente in Paradiso.

D. Bosco nella sera del 7 aprile, dopo le orazioni, salì in cattedra per indirizzare qualche buona parola ai suoi giovanetti e cominciò così: Ho qualche cosa a dirvi molto curiosa. Vi voglio raccontare un sogno. Egli è un sogno e perciò non è una realtà.

Di ciò vi avviso acciocchè non gli diate maggior valore di quello che si merita. Prima di narrarvelo devo premettere qualche osservazione. Io a voi dico tutto, come desidero che voi diciate tutto a me. Per voi non ho segreti; ma quello che si dice qui non sia propagato di fuori; sia detto e rimanga solo fra noi. Non che sia reo di peccato chi lo raccontasse a persone estranee, ma è meglio che non varchi le soglie di questa casa. Parlatene pure fra di voi, ridete, scherzate su ciò che sono per dirvi, finchè vi pare e vi piace; ed anche ma solo con quelle poche persone, le quali potrete capire che della vostra confidenza saranno per ricavarne alcun bene; e alle quali crederete sia conveniente farla. Il sogno è diviso in tre parti: fu fatto in tre notti consecutive e perciò stasera ve ne conterò una parte e le altre due parti nelle sere seguenti. Ciò che mi produsse molta meraviglia si è che io ripresi il sogno, nella seconda e nella terza notte, da quel punto stesso nel quale lo avevo interrotto la notte antecedente nel risvegliarmi.

I PARTE
I quattro laghi

I sogni si fanno dormendo e perciò io dormiva. Alcuni giorni prima mi ero recato fuori di Torino, passando vicino alle colline di Moncalieri. La vista di queste colline già alquanto verdeggianti, mi rimase impressa; e quindi può darsi che nelle notti seguenti dormendo, l'idea di quello spettacolo delizioso venisse di bel uovo ad affacciarsi alla mia mente, e, lavorando la fantasia nascesse vaghezza di fare una passeggiata. Fatto sta che io sognando, divisai di fare una passeggiata. Parevami di essere in mezzo ai miei giovani in una pianura; innanzi ai miei occhi si levava un alto e vasto colle. Eravamo tutti fermi, quando ad un tratto feci ai giovani la proposta: Andiamo a fare una bella passeggiata?

Andiamo! Ma dove?

Ci siamo guardati in faccia, abbiamo pensato, e poi per non so quale stranezza alcuno incominciò a dire: Andiamo in Paradiso?

Sì, sìl Andiamo in Paradiso: gridarono gli uni.

Sì, sì! Andiamo a fare una bella passeggiata in Paradiso! replicarono gli altri.

Bene, benissimo! Andiamo; gridarono tutti d'accordo.

Eravamo in una pianura e messici in via, dopo qualche tratto di cammino, ecco che ci trovammo ai piedi della collina. Abbiamo incominciato ad andare su per i sentieri di questa. Ma quale spettacolo veramente ammirabile! Quanto il nostro sguardo poteva stendersi, il pendio di quella lunga collina era tutto coperto di piante di ogni specie, tenere e basse, robuste e alte, queste però non più grosse di un braccio. Vi erano piante di pere, di mele, di ciliege, di susine, di vite ecc. ecc. Ma quello che è singolare, sopra una medesima pianta si vedevano fiori che incominciavano a sbocciare, e fiori pienamente formati con vari colori: frutti piccoli e verdeggianti e frutti grossi e maturi di modo che sopra ciascuna di quelle piante vi era quanto di bello ha la primavera, l'estate, l'autunno. Le frutta erano in tanta quantità, che pareva le piante non potessero sostenerle.

I giovani venivano a me e mi domandavano curiosamente spiegazione di questo, perchè non sapevano rendersi ragione di simile miracolo. Io mi ricordo che, per appagarli in qualche modo, dava loro cotesta risposta: Ecco! Il paradiso non è come la nostra terra, dove si cangiano le temperature e le stagioni. Qui non vi sono cangiamenti; la temperatura è sempre uguale, mitissima, adatta per la vegetazione di ogui pianta. Quindi raccoglie in se stesso e nel medesimo tempo, tutto il bello e tutto il buono delle varie stagioni dell'anno.

Noi restavamo estatici osservando quell'incantevole giardino. Spirava un'aria dolce dolce; nell'atmosfera regnava una calma, un tepore, una soavità di profumi, che ci penetrava tutti e ci persuadeva d'essere desso confacente ad ogni sorta di frutta. I giovani qua prendevano un pomo, là un pero, ora una ciliegia, ora un grappolo d'uva: e così tutti insieme salimmo lentamente quella collina. Quando giungemmo alla sommità ci credevamo di essere in Paradiso; ma invece ne eravamo ben lungi. Da quella vetta, al di là di una grande spianata, in mezzo ad un grande altipiano, si vedeva un'altissima montagna che toccava le nubi. Su per questa saliva arrampicandosi con stento, ma con grande alacrità, molta gente e sulla cima vi era CHI invitava quei che salivano e faceva loro coraggio. Vedevamo eziandio altri che discendevano dalla sommità fino al basso e venivano ad aiutare coloro, che erano troppo affaticati nel progredire fra quelle rapide balze. Quelli che finalmente giungevano alla méta erano ricevuti con gran festa e giubilo. Tutti noi ci siamo accorti che là stava il Paradiso e scendendo verso l'altipiano movemmo alla volta di quella montagna per vedere e salire anche noi. Già avevamo percorso buon tratto di via: molti giovani correndo, per giungere più presto, precedevano di lungo tratto la moltitudine dei compagni.


Lago di sangue

Ma che? Prima di arrivare alle falde della montagna, vi era in quell'altipiano un gran lago pieno di sangue e di una estensione come dall'Oratorio a piazza Castello. Intorno alle rive di questo giacevano tronconi di mani, di piedi, di braccia, di gambe, Granii spaccati, corpi squartati ed altre membra lacerate. Miserando spettacolo d'orrore! Sembrava che in questi luoghi fosse stata combattuta una sanguinosissima battaglia! Quei giovani, che correndo arrivarono i primi si arrestarono inorriditi. Io che mi trovavo ancor lontano e di nulla mi ero accorto, osservando i loro gesti di stupore e come più non camminassero e fossero profondamente melanconici, gridai: Che cosa vuol dire questa tristezza? Che cosa c'è? Andate avanti!

Sì? Andare avanti? Venga, venga a vedere, mi rispondevano essi. Affrettai i passi e vidi!! Tutti gli altri giovani sopraggiunti, che pochi istanti prima erano così allegri, diventarono tutti silenziosi e melanconici. Io ritto sulle spiagge del lago misterioso osservava: ma non si poteva passar oltre. In faccia, sulle rive opposte, leggevasi scritto a grandi caratteri: «PER SANGUINEM » (« Attraverso il sangue »).

I giovani si domandarono a vicenda: Che cosa è? che cosa vuol dire questo spettacolo? Allora ho interrogato UNO, che ora non mi ricordo più chi fosse, il quale ci disse: Ecco qui vi è il sangue versato da coloro, e sono tanti e tanti, che già toccarono la sommità del monte e andarono in Paradiso. Questo sangue è quello dei Martiri! Qui vi è il sangue di Gesù Cristo dal quale furono bagnati i corpi di coloro che furono uccisi in testimonio della Fede. Nessuno può andare in Paradiso senza passare per questo sangue e senza esserne asperso.

Questo sangue è quello che difende la S. Montagna, figura della Chiesa Cattolica. Chiunque tenterà di assalirla, rimarrà affogato. E appunto tutte queste mani e piedi troncati, quei teschi sfracellati, quelle membra a pezzi, e di cui vedete seminate queste rive, sono avanzi miserabili di tutti i nemici, che vollero combattere la Chiesa. Tutti furono fati a pezzi! Tutti perirono in questo lago!

Quel giovane misterioso che nel corso del suo parlare aveva nominati molti martiri, fra i quali enumerò pure i soldati del Papa, caduti sul campo di battaglia per la difesa del dominio temporale.

Ciò detto additandoci alla nostra destra, verso oriente, in fondo, un immenso vallone molto più grande, un quattro o cinque volte almeno del lago di sangue, suggiunse: Vedete là quel vallone? Sappiate che laggiù si metterà il sangue di coloro, che per questa via avranno da salire su questo monte, il sangue dei giusti, di quei che morranno per la Fede nei tempi futuri.

Io faceva coraggio ai giovani esterefatti per ciò che vedevano e ciò che loro veniva annunziato, dicendo che se dovessimo morir martiri il nostro sangue sarebbe messo in quel vallone: ma le nostre membra non sarebbero mai state gettate con quelle che là si trovavano.


Lago d'acqua

Intanto ci affrettammo a metterci in marcia e costeggiando quelle sponde, avevamo a sinistra la sommità della collina, per la quale eravamo venuti e alla destra il lago e la montagna. A un certo punto ove terminava il lago di sangue vi era un terreno sparso di querce, allori, palme e di altre piante. Noi ci mettemmo in questo per vedere se ci fosse possibile avvicinarci alla montagna. Ma ecco presentarcisi un altro spettacolo. Un secondo grande lago pieno d'acqua, con entrovi altre membra tronche e squartate. Sulla sponda stava scritto a caratteri cubitali: a PER AQUAM » («Attraverso l'acqua»).

Di bel nuovo domandavamo: Che è? che non è? chi ci darà la spiegazione di quest'altro mistero?

In questo lago, UNO ci disse, c'è l'acqua uscita dal costato di Gesù Cristo, la quale benchè in piccola quantità, pure si è così aumentata, aumenta continuamente, ed aumenterà in futuro. Questa è l'acqua del santo Battesimo nella quale furono lavati e purificati quelli che già salirono su questo monte, e dalla quale dovranno essere battezzati e purificati quelli, che ancora dovranno ascendere in avvenire. Da questa debbono essere bagnati tutti quelli che vogliono andare in Paradiso. Vi si sale o per mezzo dell'Innocenza o per mezzo della Penitenza. Nessuno può salvarsi senza essere bagnato in quest'acqua.

Quindi accennando a quella strage proseguì: Quelle membra di morti son di coloro che nel tempo presente assalirono la Chiesa.

Intanto noi vedevamo molta gente, e anche alcuni dei nostri giovani, che camminava sopra l'acqua con celerità straordinaria e con una leggerezza tale, che appena toccava l'acqua colla punta dei piedi senza bagnarsi, e si portava all'altra sponda.

Noi eravamo attoniti per questo portento, ma ci fu detto: Costoro sono i giusti, poichè l'anima dei Santi, allorchè è sciolta dalla prigione del corpo e anche il corpo quando è glorificato, non solo cammina leggermente e velocemente sopra l'acqua, ma vola sull'aria stessa. Tutti i giovani allora desiderarono di correre sulle acque di quel lago, come avevano fatto coloro che avevano visti. Quindi si volgevano a me quasi interrogandomi collo sguardo. Ma nessuno osava ed io diceva ad essi: Per parte mia non oso; è una temerità supporci così giusti, da poter passare su queste acque senza cadervi dentro. Allora tutti esclamarono: Se non osa lei tanto meno noi!


Lago di fuoco

Continuammo ad andare ancora più avanti sempre girando attorno alla montagna, ed eccoci ad un terzo lago, vasto come il primo, pien di fuoco, con entrovi altre membra umane spezzate e tagliate. Si leggeva scritto sulla sponda opposta in un cartello: «PER IGNEM » («Attraverso il fuoco»).

Mentre noi stavamo osservando quella pianura di fiamme: Qui, ci disse quel tale, c'è il fuoco della carità di Dio e dei Santi: le fiamme dell'amore, del desiderio per cui devono passare quelli che non sono passati per il sangue e per l'acqua. Questo è eziandio il fuoco con cui furono dai tiranni tormentati e consumati i corpi di tanti Martiri. Molti sono quelli ché dovettero passare per questa via per salire alla volta di quella montagna. Queste fiamme serviranno per abbruciare i loro nemici.

Per la terza volta noi vedevamo stritolati i nemici del Signore sul campo delle loro sconfitte!


Lago di bestie feroci

Ci affrettanuno ad andare più avanti ed al di là di questo lago, ve ne era un altro a guisa di grandissimo anfiteatro che presentava una vista ancor più terribile. Era pieno di bestie feroci, lupi, orsi, tigri, leoni, pantere, serpenti, cani, gatti e di tanti altri mostri che stavano con le fauci spalancate per divorar chiunque si avvicinasse. Vedevamo gente camminare sulle loro teste. Alcuni giovani si misero a correre e passegiavano anch'essi senza paura sulla testa spaventosa di quelle bestie, senza essere menomamente lesi. lo voleva richiamarli e gridava a tutta forza: No! Per carità! Arrestatevi! Non andate avanti! Non vedete che esse stanno là, aspettando per sbranarvi e divorarvi? Ma la mia voce non era udita e continuavano a camminare sui denti e sulle teste di quelli animali, come sopra il luogo più sicuro. Il solito interprete allora mi.disse: «Queste bestie sono i demoni, i pericoli e le trame del mondo; costoro che passano sopra di esse impunemente sono le anime giuste, sono gli innocenti». E non sai che sta scritto: «Cammineranno sul capo della vipera e del serpente e premeranno il tallone sul capo del leone e del drago»? Di tali anime parlava Davide. E nel Vangelo si legge: «Ecco lo vi ho dato potere di camminare sul capo dei serpenti e degli scorpioni, e di reprimere tutte le forze del nemico che non vi farà alcun male».

Ci domandavamo: Come dobbiamo fare per passare di là? Dovremo camminare anche noi su queste orribili teste?

Sì, sì! venga, andiamo! mi disse qualcuno.

Oh! io non me ne sento il coraggio, risposi: è da presuntuoso supporci giusti da poter passare illesi sulle teste di questi mostri feroci. Andate voialtri se volete; io non ci vado.

E i giovani ripeterono: Oh! se non si sente ella tanto coraggio, tanto meno ci sentiamo noi! Allontanatici dal lago delle bestie, abbiamo veduto un vasto terreno tutto gremito di gente. Ma di questi chi era o aveva apparenza di essere, senza naso, chi senza orecchie, chi aveva la testa tagliata: quale mancava di braccia, quale di gambe: questi era senza mani, quegli senza piedi. Agli uni mancava la lingua, agli altri erano stati svelti gli occhi. I giovani erano meravigliati nel vedere tutta questa gente così malconcia, quando UNO ci disse: Sono gli amici di Dio: sono coloro che per salvarsi si mortificarono nei sensi, nelle orecchie, negli occhi, nella lingua e quindi hanno fatte molte opere buone. Molti hanno perdute quelle parti del corpo di cui sono privi, per le grandi opere di penitenza, o lavorando per amore di Dio e del prossimo. Quelli della testa tagliata sono coloro che in modo particolare si consacrano al Signore.

Mentre stavamo considerando queste cose, vedevamo molta gente, parte della quale aveva attraversato i laghi, salire la montagna e ci furono additati altri sulla cima che davano la mano e facevano coraggio a chi saliva; e poi battevano le mani e dicevano: Bravi! bene! Al rumore di questi applausi e di queste grida mi svegliai e mi accorsi che ero nel mio letto.

Questa è la prima parte del sogno, cioè la prima notte.

La sera dell'8 aprile D. Bosco si presentò ai giovani bramosi di ascoltare la continuazione del sogno. Sulle prime rinnovò la proibizione di mettersi le mani addosso e vietò loro eziandio di muoversi dal posto nella sala di studio e di girare qua e là da una tavola all'altra. Aggiunse ancora: «Chi deve uscire dallo studio per qualsivoglia motivo domandi licenza al capo della tavola». I giovani erano impazienti e D. Bosco sorridendo, dato uno sguardo attorno, dopo una breve pausa, prosegui:

II PARTE
Il mondo perverso e maligno Modi con cui si va all'inferno

Tenete bene a mente che vi era un gran lago da riempire ancora di sangue, in fondo ad un vallone vicino al primo lago. Adunque dopo aver visti tutti i varii spettacoli già descritti e terminato il giro di quel vasto altipiano, trovammo che eravi un posto libero per poter passare oltre e ci avanzammo, io e tutti i miei giovani per una valle, che alla sua estremità metteva in una gran piazza. Ci inoltrammo. La piazza era larga e spaziosa nel suo entrare, ma andava restringendosi a poco a poco, in modo che in fondo, vicino alla montagna, terminava in un sentiero fra due rupi, per cui appena poteva passare un uomo solo. Quella piazza era piena di gente contenta e felice che si divertiva; ma tutta tendeva a quello strettissimo passaggio che metteva al monte. Noi ci domandammo l'un l'altro: Che sia questa la via del Paradiso? Intanto coloro che erano assembrati in quel luogo, uno per volta andavano a passare per quel sentiero e per inoltrarsi dovevano restringere bene e panni e membra, farsi piccoli e deporre, se l'avevano, il fagotto o qualsivoglia altra cosa. Ciò bastò per assicurarmi quella essere la via del Paradiso e mi venne in mente che per andare in Cielo bisogna non solo spogliarsi del peccato, ma lasciare indietro ogni pensiero, ogni affetto terreno, secondo quello che dice l'Apostolo: «Niente d'inquinato entrerà in essa ». Noi per breve ora stavamo là a guardare. Ma quanto io fui stolto! Invece di tentare quel passaggio, abbiamo voluto tornare indietro per vedere che cosa ci fosse alle spalle di quella piazza. Avevamo vista molta altra gente in distanza ed eravamo spinti da viva curiosità di vedere che cosa facesse. Quindi ci mettemmo per una campagna amplissima il cui estremo confine non poteva essere raggiunto da occhio umano. Là ci siamo trovati in mezzo ad uno strano spettacolo. Vedemmo uomini ed eziandio molti dei nostri giovani aggiogati con varie specie d'animali. Vi erano dei giovani aggiogati con buoi. Pensava: Che cosa vuol dir ciò? Allora mi venne in testa che il bue è il simbolo della pigrizia e pensai quelli essere i giovani pigri. Li conosceva, li vedeva proprio, certi tali che erano inerti, lenti nell'adempimento dei loro doveri e diceva fra me stesso: Sì! sta lì! Ben ti sta. Non vuoi far mai niente ed ora sta pur lì con quell'animale.

Vidi poi altri aggiogati con asini. Quelli erano i testardi e così accopiati portavano pesi o pascolavano con gli asini. Erano coloro che non volevano arrendersi nè ai consigli, nè ai comandi dei Superiori. Ne vidi altri aggiogati coi muli e coi cavalli e mi venne in mente quello che dice il Signore: «Si è fatto simile al cavallo e al mulo che non hanno intelletto». Erano coloro che non vogliono mai pensare alle cose dell'anima: disgraziati senza cervello!

Vidi altri i quali pascolavano insieme coi porci: grufolavano nell'immondezza e nella terra come quegli animali schifosi. e come essi si avvoltolavano nel fango. Erano coloro che si pascolano solo di cose terrene, che vivono nelle brutte passioni, che stanno lontani dal Padre Celeste. Oh triste spettacolo! Allora mi venne pure in pensiero quello che dice il Vangelo del figliol prodigo, che fu ridotto a questo stato «vivendo nella lussuria».

Vidi poi infine moltissima gente e giovani con gatti, cani, galli, conigli, ecc. ossia i ladri, gli scandalosi, i millantatori, i timidi per rispetto umano e via discorrendo. Da tutta questa varietà di scene ci siamo accorti che quella gran valle era il mondo. Osservai bene tutti quei giovani ad uno ad uno! Da quel posto ci siamo avanzati ancora un poco in un'altra parte eziandio spaziosissima di quell'immensa pianura. Il terreno andava in declivio ma insensibilmente, cosicchè discendevamo senza accorgersene. Vedevamo ad una certa distanza che il terreno sembrava prendesse l'aspetto di un giardino e dicemmo: Andiamo a vedere quello che c'è colà?

Andiamo!

E incominciammo a trovare delle bellissime rose purpuree. Oh le belle rose! oh le belle rose! gridavano i giovani, e corsero a coglierle. Ma che? Appena le ebbero in mano sentivano che mandavano cattivo odore. Quelle rose tanto vaghe e rosseggianti fuori, dentro poi erano infracidite. I giovani rimasero mortificati. Vedemmo eziandio delle violette freschissime in apparenza, che ci sembrava spandessero buon odore. Ma accostatici a prenderne alcune per farne qualche mazzolino, ci accorgemmo che sotto erano esse pure tutte guaste e puzzolenti.

Andavamo sempre avanti ed ecco ci siam trovati in mezzo ad incatevoli selvette di alberi, così carichi di frutti che era un piacere il vederli. Specialmente le pere, oh, qual dilettevole apparenza avevano! Un giovane corse tosto e staccò dai rami una grossa pera che non poteva essere più bella e più matura, ma appena ci ebbe piantati dentro i denti, gettolla sdegnato lungi da sè. Era piena di terra e di sabbia con un gusto elle muoveva il vomito.

Ma che cosa è mai questo? domandammo.

Uno dei nostri giovani, e del quale so il nome, ci disse: Questo è tutto il bello e il buono che. presenta il mondo? Tutto è apparenza, tutto è insipido!

Mentre pensavamo dove ci conducesse il nostro sentiero ci accorgemmo finalmente che discendeva, benchè appena fosse sensibile quel declivio. Un giovanetto allora osservò: Qui si discende; si va in gin; non andiamo bene!

Eh! andiamo a vedere risposi io.

Intanto compariva una moltitudine sterminata, che correva per quella strada sulla quale eravamo noi. Erano chi in vettura, chi a cavallo, e chi a piedi. Saltavano, scorazzavano, cantando, danzando colla, musica e molti camminavano al suono dei tamburi. Facevasi una festa ed un tripudio indicibile. Fermiamoci un poco, abbiamo detto: stiamo un poco ad osservare, prima di avviarci con questa gente.

In quel mentre qualche giovane notò in mezzo a quella folla alcuni, che accompagnavano e sembravano dirigere le singole brigate. Essi erano di bell'aspetto e ben vestiti e di maniere graziose, ma si vedeva che sotto il cappello avevano le corna. Quella gran pianura era dunque il mondo perverso e maligno. «C'é una strada che all'uomo può sembrare giusta:, ma poi, in realtà, alla fine conduce alla morte». Ad un tratto UNO ci disse: Ecco come gli uomini vanno all'inferno, quasi senza accorgersene.

Ciò udito e visto, subito chiamai quei giovani che mi precedevano, i quali si misero a correre verso di me gridando: Noi non vogliamo andare per colà giù. e continuando tutti sempre correndo a ricalcare la via già fatta, mi lasciarono solo.

Sì, avete ragione, io dissi quando li ebbi raggiunti; fuggiamo, e presto di qui, ritorniamo indietro, altrimenti senza che ce ne avvediamo discenderemo noi pure nell'inferno.

E volevamo tornare a quella piazza dalla quale eravamo partiti e metterci finalmente anche noi per quel sentiero che conduceva alla montagna del Paradiso. Ma qual fu la nostra sorpresa quando dopo lungo cammino, non vedemmo più la valle, per la quale si andava al Paradiso, ma sibbene un prato e nient'altro. Ci volgevamo da una parte, ci volgevamo dall'altra, ma non riuscivamo ad orizzontarci.

Chi diceva: Abbiamo sbagliato la strada! Chi gridava: No, non abbiamo sbagliato; la strada è questa. Mentre i vari giovani altercavano e ciascuno voleva sostenere la propria opinione, io mi svegliai. Questa è la seconda parte del sogno fatto nella seconda notte. Ma prima di ritirarvi, udite ancora questo. Io non voglio che diate peso al mio sogno, ma ricordatevi che i piaceri, i quali menano alla perdizione non sono che apparenti, non hanno che la superficie del bello. Ricordatevi anche di prendervi guardia da quei vizi, che ci rendono così simili alle bestie, da farci meritevoli di essere aggiogati con esse; e specialmente da certi peccati, che ci rendono simili agli immondi animali. Oh quanto è disdicevole per una creatura ragionevole essere messo a paro coi buoi o cogli asini! Quanto più è disdicevole a chi fu creato ad immagine e somiglianza di Dio, e fatto erede del Paradiso, l'avvoltolarsi nel fango come porci con quei peccati che la S. Scrittura chiama: «Vivendo nella lussuria».

Io non vi accennai che le circostanze principali del mio sogno e questo in breve, perchè, a dirlo come fu, sarebbe cosa troppa lunga. Anzi, anche ieri sera non feci che un piccolo cenno di quanto ho veduto. Domani a sera vi racconterò la terza parte.


III PARTE Faticosa ascesa al monte santo di Dio Quasi tutti i giovani dispersi dietro alle loro bazzeccole.

Contemplate dunque, passando, tutte quelle scene già dette, dopo aver visti i diversi luoghi, ed i modi con cui si va all'inferno, noi volevamo ad ogni costo andare in Paradiso: ma gira di qua, gira di là ci disviammo sempre a vedere altre cose nuove. Finalmente, indovinata la via, giungemmo su quella piazza dove era radunata tanta gente che contendevasi di arrivare alla montagna; su quella piazza che pareva così grande, ma terminava in un sentiero piccolo piccolo tra le due alte rupi. Chi si metteva per questo, uscito appena dalla parte opposta, doveva passare un ponte alquanto lungo, strettissimo e senza ringhiera, sotto il quale si inabissava uno spaventoso precipizio. Oh! Ecco là il luogo che mena al Paradiso, abbiamo detto; eccolo là; andiamoci! E ci siamo incamminati alla volta di quello. Alcuni giovani si misero subito a correre lasciandosi indietro i compagni. lo voleva che mi aspettassero, ma essi eransi incapricciati di giungere prima di noi. Giunti però al varco, si fermarono spaventati e non osavano inoltrarsi. lo faceva loro coraggio, perchè passassero: Avanti, avanti! Che cosa fate

Eh sì, mi rispondevano; venga lei a fare la prova! Fa caldo dover passare per un posto tanto stretto, ed attraverso quel ponte; se sbagliamo un passo, cadiamo in quell'acqua profonda incassata in questo abisso; e nessun più ci vede.

Ma finalmente qualcuno si avanzò per primo, un secondo gli tenne dietro e così tutti, uno dopo l'altro, siamo passati al di là e ci trovammo ai piedi della montagna. Ci provammo a salire ma non riuscivamo a trovare alcun sentiero. Andavamo attorno alle falde osservando, ma ci si opponevano mille difficoltà ed impedimenti. In un luogo vi erano sparsi macigni accatastati disordinatamente, in un altro una rupe da sormontare : qui un precipizio, un cespuglio spinoso ci impediva il passo. Ripida dappertutto la salita. Scabrosa adunque era la fatica alla quale andavamo incontro. Tuttavia non ci sgomentammo ed incominciammo ad arrampicarci con ardore. Dopo breve ora di faticosa ascesa, aiutandoci di mani e piedi, e a vicenda talvolta soccorrendoci, gli ostacoli incominciarono a sparire e ad un certo punto trovammo un sentiero praticabile e potemmo salire più comodamente.

Quand'ecco arrivammo ad un luogo ove in una parte di quel monte vedemmo molta gente, la quale pativa ma in un modo così orribile, così strano, che tutti restammo compresi di orrore e di compassione. Io non posso dirvi quello che vidi perchè vi farei troppa pena e non potreste resistere alla mia descrizione. Nulla dunque vi dirò e andrò avanti.

Intanto vedevamo un gran numero di altra gente che saliva essa pure, sparsa su per i fianchi del monte e arrivata alla cima, veniva accolta da quelli che la aspettavano, fra grandi feste e prolungati applausi. Udivamo nello stesso tempo una musica veramente celeste, un canto di voci le più dolci e un intreccio di inni i più soavi. Ciò incoraggiavaci maggiormente a continuare su per quell'erta. Camminando io pensava fra me e diceva ai giovani: Ma noi, che vogliamo andare in Paradiso, siamo già morti? Ho sempre sentito dire e so che bisogna prima passare al giudizio! E noi siamo già stati giudicati

No, mi rispondevano; noi siamo ancora vivi: al giudizio non siamo ancora andati. E ridevamo.

Comunque sia, ripigliai, o vivi o morti andiamo avanti per vedere ciò che stà lassù: poi qualche cosa sarà. Ed accelerammo il passo.

A forza di camminare finalmente giungemmo anche noi quasi alla cima della montagna. Quelli che erano di sopra già stavano pronti a farci delle gran feste ed accoglienze, quando mi volsi indietro per guardare se avessi con me tutti i giovani; ma con vivo dolore mi trovava quasi solo. Di tanti miei piccoli compagni non me ne restava che tre o quattro. E gli altri? domandai fermando il passo e non poco corucciato.

Oh, mi dissero: si sono fermati chi qua chi là; forse verranno.

Io guardai all'ingiù e li vidi sparsi per la montagna che si erano fermati, chi a cercare delle lumache fra i sassi, chi a fare raccolta di alcuni fiori senza odore, chi a prendere frutti selvatici, chi a correre dietro alle farfalle, chi ad inseguire i grilli e chi a riposarsi seduto su qualche gerbido all'ombra di una pianta ecc. ecc. Io mi misi a gridare con quanta voce avea in gola, mi sbracciava a far loro segni, li chiamava per nome ad uno ad uno, che venissero su presto, che non era quello il tempo da fermarci. Qualcheduno venne, dimodochè erano poi circa otto i giovani attorno a me: tutti gli altri non badavano alle mie chiamate, e non pensavano a venire in su, occupati in quelle loro bazzecole. Ma io non voleva assolutamente andare in Paradiso accompagnato da così pochi giovani e perciò determinato di andare io stesso a prendere quei renittenti, dissi a coloro che erano con me: Io ritorno indietro e vado giù a raccoglierli. Voialtri fermatevi qui.

E così feci. Quanti ne incontrava scendendo, tanti ne spingeva in su. A questi dava un avviso, a quello un rimprovero amorevole, ad un terzo una solenne sgridata; ad uno un pugno, ad un altro un urtone: Andate su, per carità mi affannavo a dire non fermatevi per queste cose da nulla.

E così io venendo in giù, li avevo già avvertiti quasi tutti e mi trovavo sulle balze del monte che avevamo salito con tanto stento. Quivi aveva fermati alcuni che stanchi per la fatica del salire e impauriti dell'altezza da raggiungere, ritornavano al basso. Allora mi rivolsi per ripigliare l'ascesa e ritornare ove erano i giovani. Ma che? Inciampai in una pietra e mi svegliai.

Eccovi raccontato il sogno, ma desidero da voi due cose: Vi ripeto che non lo raccontiate fuori di casa a nessuna persona estranea, poichè se qualcuno del mondo sentisse queste cose ne riderebbe. Io ve le narro così per divertirvi: raccontatelo fra di voi finchè volete, ma intendo che non diate loro altro peso fuori di quello che ad un sogno si conviene. E poi un'altra cosa veglio dirvi; che cioè nessuno venga ad interrogarmi, se esso vi era o non vi era, chi vi fosse e chi no, che cosa faceva o che cosa non faceva, se eravate fra i pochi ovvero fra i molti, qual posto avevate ecc. ecc.; perchè sarebbe un rinnovare la musica di quest'inverno. Ciò potrebbe essere per alcuni più svantaggioso che utile ed io non voglio intorbidare le coscienze.

Vi dico solo che se il sogno non fosse stato un sogno, ma una realtà e veramente avessimo dovuto morire allora, fra tanti giovani che siamo qui, se ci incamminassimo verso il Paradiso, pochissimi vi giungerebbero: fra settecento oppure ottocento e più non sarebbero forse che tre o quattro. Ma a momenti: non vi turbate, intendiamoci: vi spiego questa proposizione così azzardata: dico che non sarebbero che tre o quattro coloro, i quali andrebbero di volo al Paradiso, senza passare qualche tempo fra le fiamme del Purgatorio. Qualcuno forse vi resterà un minuto solo, altri forse un giorno, altri forse dei giorni e delle settimane: ma quasi tutti dovrebbero passarvi almeno per un poco. Volete sapere come si fa per evitare il Purgatorio? Procurate di acquistare delle indulgenze quanto più potete. Se voi farete quelle pratiche cui sono annesse, colle dovute disposizioni, se acquisterete una indulgenza plenaria, andrete di volo al Paradiso. (M. B. VI, 864)
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