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Papa Pio IX

Il 7 luglio 1847 il vescovo di Grenoble chiese ai canonici Pierre-Joseph Rousselot e André Berthier (ora servo di Dio), entrambi professori al seminario maggiore di Grenoble, di condurre un'indagine dettagliata sull'apparizione, e redigere una relazione completa. Questa relazione fu conclusa il 15 ottobre 1847.

Nel novembre del 1847 il vescovo sottopose la relazione ad una commissione di investigazione di sedici esperti, sotto la guida del vescovo diocesano. I membri della commissione erano tutti sacerdoti diocesani. Essi erano i vicari generali canonici Clair-Melchior Périer e André Berthier, i canonici Pierre Joseph Rousselot, Jacques Bouvier, J.-F. Desmoulins, J. Henry, J.-C. Michon, P. Petit, J. Revol e Pierre Chambon, i parroci Jean-Baptiste Gerin, arciprete della cattedrale di Grenoble, Jean-Pierre Cartellier, arciprete di san Giuseppe, H. Genevey, arciprete di san Luigi, J.-H. de Lemps, parroco di sant'Andrea e Jean-Jules Keisser, parroco di san Lorenzo e il rettore del seminario maggiore Jacques-Philippe Orcel.

Si tennero otto sessioni in totale, tutte fra novembre e dicembre del 1847. In due di queste furono presenti Mélanie e Maximin, che furono lungamente interrogati.

Nella votazione finale dodici dei sedici membri sostenevano l'autenticità dell'apparizione. Tre di questi dodici, André Berthier, H. Genevey e J.-H. de Lemps avevano dubbi sulla verità di alcuni elementi dell'apparizione. Un membro, Jean-Pierre Cartellier, espresse la certezza che l'apparizione fosse un falso.

Quando la commissione ebbe terminato i propri lavori, approvò la relazione. Il vescovo attese a dare l'approvazione ufficiale, perché il cardinale Bonald, arcivescovo di Lione di cui la diocesi di Grenoble era suffraganea, sosteneva Cartellier.

La relazione fu pubblicata da Pierre Joseph Rousselot il 26 giugno 1848 e inviata a papa Pio IX nell'agosto del 1848. Le risultanze della relazione furono approvate dalla Santa Sede.

Un incontro fra Maximin Giraud e Giovanni Maria Vianney, il santo curato d'Ars, ebbe luogo il 19 settembre 1850. Dopo un periodo di dubbiosità dovuto ad un piccolo incidente avvenuto durante l'incontro, anche il santo divenne un tenace difensore dell'apparizione fino alla fine della sua vita.

Curato d'Ars

Comunque, la resistenza all'interno della gerarchia della Chiesa cattolica francese, che cercava un accordo con le autorità, non scomparve completamente. Il cardinale Bonald non credeva che l'apparizione fosse autentica e sospettava un inganno. Il Cardinale richiese ai bambini di rivelargli i segreti, millantando di avere un mandato speciale dal Papa. I bambini acconsentirono alla sua richiesta. Il 2 e il 6 luglio 1851 entrambi scrissero un resoconto dell'apparizione e i segreti che la Vergine Maria aveva loro comunicati. Mélanie, che scrisse il suo testo al convento delle sorelle della Provvidenza di Corenc, scrisse solo una versione abbreviata del segreto e insistette perché entrambi i testi fossero inviati direttamente al Papa. Con questo incarico due rappresentanti, i canonici Pierre Joseph Roussilot e Jean-Baptiste Gérin, furono inviati a Roma. Il testo di questi due segreti furono consegnati a papa Pio IX il 18 luglio 1851.

Il Segretario di Stato, cardinal Lambruschini confermò ufficialmente la comunicazione dei documenti il giorno seguente. Il suo assistente mons. Frattini fece lo stesso. Questi documenti sono stati pubblicati solo molto recentemente, scoperti nell'Archivio Segreto Vaticano da Michel Corteville, M.S. Lo stesso giorno 19 luglio 1851, il quinto anniversario dell'apparizione, l'apparizione fu ufficialmente approvata in un lettera pastorale dal vescovo diocesano con il titolo di "Nostra Signora della Salette" (Notre Dame de la Salette). Così scrisse il vescovo:
[L'apparizione] ha in sé tutte le caratteristiche della verità e [...] i fedeli sono giustificati a credere al di là di ogni dubbio e con certezza. ... (art. 1) ... Quindi, al fine di tributare la nostra più sentita gratitudine a Dio e alla gloriosa Vergine Maria, autorizziamo la devozione a Nostra Signora della Salette. Consentiamo che il clero predichi questo grande evento e che ne tragga conseguenze pratiche e morali. ... (art. 3) ... Proibiamo espressamente ai fedeli e al clero della nostra diocesi di parlare o scrivere contro quello che proclamiamo oggi e che quindi merita il rispetto di tutti. ... (art. 5)

Questa lettera fu successivamente pubblicata, in traduzione, dall'Osservatore Romano il 4 giugno 1852.

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