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Santi e Beati > San G. Bosco > I sogni missionari

PRIMO SOGNO MISSIONARIO
IL SOGNO CHE GLI SQUARCIO' DEL FUTURO IL VELAME: IN PATAGONIA


Don Bosco da giovane voleva farsi francescano per essere missionario. L'aspirazione non potè essere realizzata. Ma l'idea rimase sempre viva in lui. «Da mihi animas ». Vuole che utti gli uomini siano salvi. L'aspirazione di Gesù è la sua.

Ed ecco che Dio manifesta in sogno a don Bosco i suoi segreti disegni: è il sogno che del futur gli squarciò il velame.

Nell'introduzione vi dicevo che i sogni di Don Bosco non sono frutto di una fantasia esaltata. Sono realtà futura, si, ma sono realtà concreta. Qui ne avete un esempio. Vedete sotto i vostri occhi una pianura sconfinata. Vedete torme di selvaggi ben delineati nell'aspetto fisico, nei costumi; li vedete alla caccia e alla guerra con armi in pugno, come poi li trovò realmente don Cagliero.

Vedete la loro storia passata quando i selvaggi ferocemente ammazzavano i missionari di vari Ordini. Vedete la storia presente dei selvaggi perseguitati dai civili. E vedete la storia futura dei Missionari Salesiani. Proprio dei nostri, precisa don Bosco, dei quali alcuni li riconosce, ma i più sono quelli dei secoli venturi.

Come ottengono la conversione dei selvaggi? Il segreto sta in queste tre cose:

Si avvicinano a loro con volto sereno ed ilare.

Si fan precedere dai giovinetti. La gioventù nelle mani dei Salesiani è un'arma potente contro Satana, se usata bene. «Lasciate che i piccoli vengano a me, perchè di essi è il Regno dei Cieli». I giovani sono strumento di salvezza per i loro genitori.

Avanzano recitando il S. Rosario. Maria SS. quando entra in un'anima scioglie il ghiaccio della barbarie e del peccato.

Nel 1871 o 1872 un celebre sogno sollevò a Don Bosco un lembo del velo, che gli nascondeva l'avvenire missionario dei Salesiani. Quel sogno gli fece tale impressione, che finì con giudicarlo un avviso del Cielo; è necessario conoscerlo così come ce lo tramandarono per iscritto coloro che nel 1876 ne udirono dalle sue labbra il racconto.

Mi parve di trovarmi in una regione selvaggia ed affatto sconosciuta. Era un'immensa pianura, tutta incolta, nella quale non scorgevansi nè colline nè monti. Nelle estremità lontanissime però, tutta la profilavano scabrose montagne. Vidi in essa turbe di uomini che la percorrevano. Erano quasi nudi, di un'altezza e statura straordinaria, di un aspetto feroce, coi capelli ispidi e lunghi, di colore abbronzato e nerognolo, e solo vestiti di larghi mantelli di pelli di animali, che loro scendevano dalle spalle. Avevano per armi una specie di lunga lancia e la fionda (il lazzo).

Queste turbe di uomini, sparse qua e là, offrivano allo spettatore scene diverse: questi correvano dando la caccia alle fiere; quelli andavano, portando conficcati sulle punte delle lance pezzi di carne sanguinolenta. Da una parte gli uni si combattevano fra di loro; altri venivano alle mani con soldati vestiti all'europea, ed il terreno era sparso di cadaveri. Io fremeva a quello spettacolo; ed ecco spuntare all'estremità della pianura molti personaggi, i quali, dal vestito e dal modo di agire, conobbi Missionari di vari Ordini. Costoro si avvicinavano per predicare a quei barbari la religione di Gesù Cristo. Io li fissai ben bene, ma non ne conobbi alcuno. Andarono in mezzo a quei selvaggi: ma i barbari, appena li vedevano, con un furore diabolico, con una gioia infernale, loro erano sopra e tutti li uccidevano, con feroce strazio li squartavano, li tagliavano a pezzi, e ficcavano i brani di quelle carni sulla punta delle loro lunghe picche. Quindi si rinnovavano di tanto in tanto le scene delle precedenti scaramucce fra di loro e con i popoli vicini.

Dopo d'essere stato ad osservare quelli orribili macelli, dissi tra me: Come fare a convertire questa gente così brutale? Intanto vedo in lontananza un drappello di altri missionari che si avvicinavano ai selvaggi con volto ilare, preceduti da una schiera di giovinetti.

Io tremava pensando: Vengono a farsi uccidere. E mi avvicinai a loro: erano chierici e preti. Li fissai con attenzione e li riconobbi per nostri Salesiani.

1 primi mi erano noti e sebbene non abbia potuto conoscere personalmente molti altri che seguivano i primi, mi accorsi essere anch'essi Missionari Salesiani, proprio dei nostri.

Come mai va questo? esclamava. Non avrei voluto lasciarli andare avanti ed era li per fermarli. Mi aspettava da un momento all'altro che incorressero la stessa sorte degli antichi Missionari. Voleva farli tornare indietro, quando vidi che il loro comparire mise in allegrezza tutte quelle turbe di barbari le quali abbassarono le armi, deposero la loro ferocia ed accolsero i nostri Missionari con ogni segno di cortesia. Meravigliato di ciò diceva fra me: Vediamo un po' come ciò andrà a finire! E vidi che i nostri Missionari si avanzavano verso quelle orde di selvaggi: li istruivano ed essi ascoltavano volentieri la loro voce; insegnavano ed essi imparavano con premura; ammonivano, ed essi accettavano e mettevano in pratica le loro ammonizioni.

Stetti ad osservare, e mi accorsi che i Missionari recitavano il santo Rosario, mentre i selvaggi, correndo da tutte le parti, facevano ala al loro passaggio e di buon accordo rispondevano a quella preghiera.

Dopo un poco i Salesiani andarono a porsi nel centro di quella folla che li circondò, e s'inginocchiarono. I selvaggi, deposte le armi per terra ai piedi dei Missionari, piegarono essi pure le ginocchia. Ed ecco uno dei Salesiani intonare: «Lodate Maria, o lingue fedeli», e quelle turbe, tutte ad una voce, continuare il canto di detta lode, così all'unisono e con tanta forza di voce, che io, quasi spaventato, mi svegliai.

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