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Il cristiano sa, o dovrebbe sapere, che esistono infallibili criteri oggettivi di interpretazione, avendo a che fare con leggi di vita immutabile. Anche il non credente, se vuole, può giungere alla conoscenza della verità, purché non si chiudano gli occhi "per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi" ed essere risanati da Gesù (Mt.13,15).

II Signore é disposto a farsi trovare da coloro che lo cercano: "...quelli che mi cercano mi troveranno" (Pr.8,17); "Cercate il Signore, mentre si fa trovare..."(Is.55,6).

La ricerca e lo studio storico - dottrinale delle rivelazioni divine é indispensabile. Gesù, dopo la sua risurrezione, si fa riconoscere come Messia, dai due discepoli di Emmaus, richiamando alla loro memoria tutte le profezie contenute nella Sacra Scrittura che lo riguardavano: "Ed egli disse loro: "Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?" E cominciando da Mosé e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui" (Lc.24,25-27).
Prima della sua ascensione al cielo, Gesù invia gli Apostoli; "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo" (Mt.28,19-20).

Per arrivare alla conoscenza della VERITA', intesa come fusione di vita con Dio-Amore, sperimentandone la sua fedeltà, Gesù ci insegna che esiste UN SOLO CRITERIO: mettere in pratica i comandamenti divini, che sono leggi di vita e di libertà.
"Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv.8,31- 32).

Al contrario, come insegna San Giovanni Evangelista, "chi dice: "Lo conosco (Dio)" e non osserva i suoi comandamenti, é bugiardo e la verità non è in lui, ma chi osserva la sua parola, in lui l 'amore di Dio é veramente perfetto" (1Gv.2,4-5).
Tutto 1'insegnamento, e il sacrificio cruento di Gesù, é finalizzato alla salvezza dell'uomo: "..Sono venuto perché abbiano la vita e l 'abbiano in abbondanza" (Gv. 10,10)
Gesù, dichiarandosi della stessa natura de11'eterno Padre, ribadisce 1'evidente immutabilità divina e delle Sacre Scritture, che sono la manifestazione della sua volontà (Cfr.Gv.10,35-36), e la conseguente eternità delle sue parole: "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" (Mt.24,35), con la promessa della vita eterna, per chi le accoglie mettendole in pratica: "Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte " (Gv.8,51).

Gesù, prima della sua morte, promise lo Spirito Santo che avrebbe guidato la Chiesa alla conoscenza della verità tutta intera: "Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future" (Gv.16,13).
Per volere divino, inoltre, Pietro e i suoi successori hanno il carisma di confermare nella fede il gregge di Cristo: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa" (Mt.16,18); Dopo la sua risurrezione, Gesù conferma Pietro nella sua vocazione di pastore universale della Chiesa: "...Gesù disse a Simon Pietro: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?...Pasci i miei agnelli...Pasci le mie pecorelle..." (Cfr. Gv.21,15-17).
Il cristiano, nello studio della Sacra Scrittura e nella attuazione del Vangelo, costantemente si attiene al magistero del Sommo Pontefice, anche nelle sue manifestazioni ordinarie; é celebre 1'affermazione di San Giovanni Bosco: "Io in fatto di religione me ne sto col papa".

San Pietro mette in guardia i cristiani dal pericolo dell'individualismo religioso: "Sappiate anzi tutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio" (2Pt 1,20-21).
In riferimento agli scritti di San Paolo, così si esprime il primo Sommo Pontefice: "...In esse (lettere) ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina " (2Pt. 3,16).
San Paolo evidenzia la varietà dei carismi che Dio distribuisce per l'utilità di tutti: "Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo é lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo é il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo é Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno é data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro, invece, per mezzo dello stesso Spirito, il 1inguaggio della scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose é l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole" (1Cor. 12,4-11).
San Paolo ha ribadito 1'affermazione di San Pietro: "...nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione..." (Cfr.2Pt. 1,20-21); é nella Chiesa, alla quale sono consegnate le profezie, che sono lette ed interpretate con la luce dello Spirito Santo presente ed operante in essa.
È logica1'esortazione dell'Apostolo di Tarso a: "...non spegnere lo Spirito, non disprezzare le profezie...esaminare ogni cosa e ritenere ciò che e buono" (Cfr. 1Tess. 5,19-20).
Date queste premesse si comprende bene che il criterio da seguire, anche per la lettura dei messaggi definiti "carismatici", è la lettura "NELLA CHIESA", maestra di verità, che ci offre la chiave di interpretazione.

Il magistero del Sommo Pontefice é il "CRITERIO CERTO", dal momento che a Pietro e ai suoi successori é stato conferito il carisma del discernimento e il potere di "legare e di sciogliere": "A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli" (Cfr. Mt.16,18-19); "In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato" (Gv.13,20); " Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato" (Lc. 10,16).
Il cristiano, inoltre, é tenuto ad accogliere con umile atteggiamento di fede anche il magistero ordinario dei Sommi Pontefici; non ci si deve limitare ad aderire soltanto alle definizioni solenni del magistero petrino; questo per le ragioni di fede fondate sulla parola di Gesù Dio, 1'unico vero Maestro.
Per quello che riguarda la profezia di eventi futuri, nei messaggi definiti "carismatici", 1'unico CRITERIO da tenere per verificarne 1'autenticità, é attendere che si verifichi ciò che é stato predetto: "Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l' ha detta il Signore; l' ha detta il profeta per presunzione: di lui non devi aver paura " (Dt.18,22).
Per quello che riguarda promesse personali, come divini benefici alle singole persone, a determinate condizioni, il CRITERIO da tenere, in ogni circostanza, é sempre 1'insegnamento dei Sommi Pontefici.
Per quello che riguarda le rivelazioni private, il sommo Pontefice URBANO VIII° dichiara: "Nei casi riguardanti rivelazioni private È MEGLIO CREDERE che non credere. Infatti: SE TU CREDI, ed é proprio vero, sarai felice di avere creduto, poiché la nostra santa madre lo ha chiesto; se, al contrario, AVRAI CREDUTO E SARA' PROVATO FALSO, RICEVERAI TUTTE LE GRAZIE, COME SE, FOSSE STATO VERO, perché hai creduto essere vero".

È evidente il fondamento biblico - evangelico: Gesù richiede sempre una fede personale nella bontà di Dio: "Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me" (Gv.14,1); Gesù disse loro: "Credete voi che io possa fare questo?"; "...sia fatto a voi secondo la vostra fede" (Cfr. Mt.9,28-30).
"In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: levati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato" (Mc. 11,23-24).
Uscire, perciò, dai criteri di fede, fondati sulla Sacra Scrittura e confermati dal magistero dei Sommi Pontefici, significa, inevitabilmente, esporsi a interpretazioni devianti da11a verità, alimentare curiosità insaziabili con il rischio di creare una visione fatalistica della vita.

RICORDA

"Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti" (Mt. 19,17).

"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso...Fa questo e vivrai" (Lc.10,27-28).
Io sono il Signore Dio Tuo (= Amore Infinito, Eterno e Onnipotente):
1) Non avrai altro Dio fuori di me.
2) Non nominare il nome di Dio invano.
3) Ricordati di santificare le feste.
4) Onora il padre e la madre.
5) Non uccidere.
6) Non commettere atti impuri.
7) Non rubare.
8) Non dire falsa testimonianza.
9) Non desiderare la donna d'altri.
10) Non desiderare la roba d'altri (Cfr. Dt.5,1-22).

Nostro Signore Gesù Cristo ha detto: "In verità vi dico: ogni volta che avete fatto (o non avete fatto) queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto (o non 1'avete fatto) a me" (Cfr. Mt.25,31-46). "
"Chi crede nel Figlio (= Gesù Dio; mettendo in pratica le sue parole) ha la vita eterna; chi non obbedisce al figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui" (Gv.3,36).

"La concupiscenza concepisce e genera il peccato (trasgressione della Legge di vita di Dio, grave offesa u Dio e all'umanità), e il peccato, quand'é consumato, produce la morte" (Gc.1,15).

IL VALORE DELLA SANTA MESSA

"Sarebbe più facile che la terra si reggesse senza sole anziché senza la messa" (San Pio da Pietralcina)
Diceva S. Girolamo: "Il Signore ci accorda tutto quello che nella Messa gli chiediamo, se veramente utile, e ci dona anche quello che neppure pensiamo di domandargli e che pure é necessario".

Diceva il grande missionario S. Leonardo da Porto Maurizio: "Oh, se capissimo quale tesoro é la Santa Messa! Le chiese sarebbero sempre zeppe. Benedetto chi ascolta la Santa Messa ogni giorno!".

La S. Messa é la rinnovazione del sacrificio della croce: trattiene la giustizia divina, regge la Chiesa, salva il mondo.

Nella S. Messa, Gesù Cristo, uomo-Dio, é nostro intercessore, nostro sacerdote e nostra vittima. Essendo Dio e uomo insieme, le sue preghiere, i suoi meriti, le sue offerte sono di un valore infinito.

"Con l'orazione domandiamo a Dio le grazie, nella S. Messa lo costringiamo a darcele" (San Filippo Neri).

La S. Messa devotamente partecipata perora il perdono dei tuoi peccati; diminuisce il purgatorio; procura alle anime purganti il maggior suffragio, fa discendere su di te e sui tuoi cari le divine benedizioni. Con la S. Messa viene diminuita in te la tendenza al male; ricevi luce per migliorare, forza per amare di più il prossimo e per riuscire a perdonare.

Una Messa partecipata devotamente in vita sarà più salutare di tante Messe fatte celebrare per te dopo la morte.

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